“Un’Europa che sostiene la libertà delle donne” – Stefanella Campana

La Stampa blog – 12 gennaio 2014

Un’Europa che sappia parlarci non solo di finanza e di tagli ma anche di diritti, occupazione, cultura. Un’Europa amica, laica, non lontana dai bisogni di chi la popola, donne e uomini, dove non prevalgano populismi, chiusure, discriminazioni, ma una nuova ventata di rinascita.
Il nuovo anno ci porta le elezioni europee e credo che non dovremmo viverle come un evento lontano, che non ci coinvolge più di tanto. L’Europa fa parte anche della nostra vita. Non è certo esaltante scoprire ad esempio che la “risoluzione Estrela” .è stata bocciata dal Parlamento europeo anche grazie all’estensione di sei parlamentari del PD (tra cui Silvia Costa, Patrizia Toja e Davide Sassoli, ma è stato poi precisato che in realtà la bocciatura è dovuta a un errore di traduzione). Tanta leggerezza per un tema così delicato e importante non ha scusanti. La risoluzione Estrela, dal nome della parlamentare portoghese presentatrice, chiedeva che l’Europa suggerisse agli stati membri di rispettare i diritti riproduttivi delle donne. Come? Facendo nelle scuole educazione sessuale e alla contraccezione, consentendo alle donne libertà di scelta nella maternità che si lega anche al lavoro delle donne, di decidere se abortire senza dover chiedere “permessi”, rimuovendo l’uso abnorme dell’obiezione di coscienza (in Italia l’80% dei medici), agevolando la fecondazione assistita, rimuovendo le discriminazioni. Contro questo attacco all’autodeterminazione si stanno mobilitando molte associazioni italiane, tra cui la maggioranza dei comitati di SenonOraQuando per creare una rete delle donne europee che vigilerà sui lavori del Parlamento italiano ed europeo, per far sentire la propria voce.

Dal Parlamento europeo sono arrivate spesso, attraverso Direttive e progetti, sollecitazioni innovative ai governi nazionali sul piano della parità e delle pari opportunità in tutti i campi. Dall’Europa non si vogliono passi indietro ma spinte propulsive positive, come la condanna dell’Italia che ancora non permette di registrare i figli all’anagrafe col solo cognome della madre quando i genitori lo vogliono. Se ne parla da anni ma ora, grazie alla Corte europea dei diritti, il governo italiano sta correndo ai ripari.

Speriamo in un 2014 positivo per tutte e tutti. A cominciare dalla fine degli stereotipi, delle discriminazioni.

13 gennaio 2014 |

Commenti chiusi.