Libere di scegliere non è solo Libere di abortire

di Emanuela Ghinaglia – snoq Lombardia

Leggo questa storia  http://incrocidegeneri.wordpress.com/2014/01/14/lettera-di-ilaria-libere-di-scegliere-non-equivale-a-libere-di-abortire/

  e mi prende il magone.
Sento ogni giorno storie come questa… Donne che si pongono il problema di avere o non avere figli e ci riflettono in modo molto consapevole. Donne che pensano che l’ostacolo ad avere figli sia nel non avere soldi. Oppure nel lavoro (se ce l’hai o se non ce l’hai). Oppure nell’essere coppie non abbastanza regolari.
Donne che pensano alla maternità quando hanno trentacinque anni, quando forse è troppo tardi. Donne che rassegnate pensano alla fecondazione assistita come ad un rimedio regolare per coppie regolari (con lavoro regolare).
Donne che non trovano strano il fatto di non aver tempo e testa di fare figli prima, perchè nella nostra mente ormai è entrata l’idea che una maternità consapevole non possa essere affrontata prima dei trenta anni.
Ci hanno rubato la giovinezza, fingendo di essere giovani fino a quarant’anni, in attesa di un lavoro vero per quando saremo adulte, fingendo che i figli si possano fare anche dopo. Che ai figli ci pensa la medicina, se saremo brave spose e avremo amori regolari.
Viviamo in una società che non ha posto per i figli: non li pensa, non li mette in conto. Ci consente di essere madri solo se ci mettiamo al servizio della famiglia, dentro le regole e non dentro il desiderio della maternità.
Non è facile coltivare desideri irregolari: il desiderio di essere giovane e di decidere di essere adulta, il desiderio di avere figli senza avere casasoldilavoro, oppure di non averli decidendo da sè, senza lasciare la decisione agli altri.
Viviamo in una società che non ha posto per le donne vere. Ci viene imposto un modello innaturale: le cosce troppo lunghe, le labbra troppo turgide, le tette troppo sode, i figli troppo tardi, e ci viene tolto anche il diritto alle rughe. La battaglia del controllo sociale sulle donne si combatte sul nostro corpo, il nostro dolore è dolore fisico, mentale, morale. Contraddizioni sociali che ci feriscono e lasciano gli uomini confusi e incapaci di inventare con noi desideri che ci portino lontano.
Emanuela Ghinaglia, una che da pochi anni è guarita dalla precarietà del lavoro e resta precaria della vita.

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