Ancora sulla proposta di testo sul sistema elettorale

Pubblichiamo un articolo dell’avv. Roberto Lamacchia, Presidente dei Giuristi Democratici sulla proposta della nuova legge elettorale che affronta anche il punto della democrazia paritaria,  tratto dal suo blog sull’Huffington post  – 4/2/2014

Si accrescono le critiche al progetto di modifica del sistema elettorale proposto da Matteo Renzi ed avallato da Forza Italia e, sia pure con critiche e distinguo, da NCD. Il ricatto che Renzi effettua in maniera assolutamente evidente è che il pacchetto di proposte non è trattabile, pena il crollo dell’intero sistema ed il ritorno alle urne con il sistema proporzionale disegnato dalla Corte Costituzionale, senza premio di maggioranza e con preferenze.

Tutto ciò è inaccettabile e dimostra la supponenza del personaggio che liquida sprezzantemente il documento elaborato da molti giuristi, compreso il sottoscritto, che solleva pesanti critiche alla proposta renziana, passibile di probabile illegittimità costituzionale affermando “Se le vogliono (i firmatari dell’appello n.d.r.) – dice -, inutile fare nuove proposte, basta bocciare quella del Pd a allora il governo cade e si va al voto. E allora vedremo chi vincerà“.

Abbiamo già visto come Renzi abbia cercato di parare alcune critiche sulle liste bloccate, garantendo che il Pd svolgerà le primarie, collegio per collegio, ma è ovvio che si tratta di un impegno che vale solo per il Pd, non sancito in alcun documento ufficiale e non regolamentato per legge. Ma altri punti di incongruità stanno emergendo da un’analisi più attenta della “Proposta di testo base” presentata.

Ad esempio, appare incredibile che, all’interno di una coalizione costituita, ad esempio, da tre forze, rispettivamente del 5%, 4% e 4%, e che, dunque abbia raggiunto la fatidica soglia del 12% prevista per le coalizioni, i seggi vengano assegnati solo alla forza che ha raggiunto il 5%, rendendo, così, ancora una volta diversi tra loro, come peso, i voti espressi da cittadini che hanno votato per la coalizione, ma per un partito e non per l’altro! L’8% dei cittadini avrà, così, un parlamentare che non appartiene al partito da loro votato. E ciò accresce ulteriormente il numero dei voti vanificati, anche se, in questo caso, non del tutto sprecati.

Ma ancora più clamoroso è il caso della coalizione che raggiunga il 12%, ma attraverso i voti di formazioni politiche, nessuna delle quali raggiunga il 4,5%: in questo caso, la coalizione avrebbe diritto all’assegnazione di parlamentari, ma nessuna delle componenti potrebbe goderne, con la conseguenza che il 12% dei voti verrebbero del tutto vanificati.

Anche dopo una più attenta lettura del testo permane poi, a mio giudizio e se ho ben compreso, l’assoluta incertezza sul come verranno assegnati i seggi legati al premio di maggioranza in caso di successo al ballottaggio di una coalizione; infatti, la coalizione ottiene l’attribuzione dei seggi del premio di maggioranza, che è nazionale, ma non si comprende come i seggi vengano ripartiti tra le varie forze componenti la coalizione e tra i vari collegi.

 

 
Altre due considerazioni attengono, invece, alla parità di genere all’interno delle liste: è del tutto evidente che una simile parità non appare possibile quando le liste siano costituite da un numero dispari di candidati (3 o 5) e, dunque, si tratta di una norma di impossibile applicazione e che renderebbe inammissibili tutte le liste con un numero di candidati dispari; speravo di trovare nel Progetto una spiegazione a questa incongruenza, ma non l’ho trovata, magari mi è sfuggita; infine, molte critiche sono venute dalle organizzazioni ed associazioni delle donne, che hanno giustamente affermato come la stravagante alternanza dei candidati, due per genere, non dia alcuna garanzia, posto che ciò che dovrebbe essere imposto è una alternanza nella scelta, nei vari collegi, della testa di lista ed una alternanza tra un uomo ed una donna (invece che due uomini/due donne (o viceversa): ha scritto, sull’argomento, Se Non Ora Quando “Nonostante l’elemento positivo introdotto all’art.1, comma 9, ovvero l’inammissibilità delle liste che violano il principio di pari opportunità, la stravagante alternanza dei generi due a due maschera in realtà un ritorno al passato cancellando di fatto l’ unico elemento capace, come è noto, di garantire una reale rappresentanza.”

Insomma, la situazione è caotica, contraddittoria, inapplicabile per determinate parti, ma soprattutto appare in violazione dei principi elementari in tema di rappresentanza dei cittadini: ciò che si dovrebbe fare, invece, sarebbe partire non da un sistema elettorale che porti vantaggio all’uno o all’altro contendente, ma dal rispetto dei principi di democrazia, di parità del valore di ogni voto, di rappresentanza effettiva, che ci sono prescritti dalla Carta Costituzionale.

Ed invece, si alzano peana di gloria alle modifiche al testo, frutto del nuovo compromesso Renzi-Berlusconi, che hanno ridotto la soglia per le forze all’interno delle coalizioni al 4,5% per ottenere seggi ed hanno innalzato la soglia per avere diritto al premio di maggioranza dal 35% al 37%; si tratta di modifiche scarsamente rilevanti, di nessun peso effettivo sulla dinamica complessiva del sistema elettorale; ci si è ben guardati, invece, dall’abbassare la soglia per il singolo partito non in coalizione e, meno che mai, dall’affrontare la spinosa questione delle preferenze, pur presente nella sentenza della Corte Costituzionale; invece, come ciliegina sulla torta, si è introdotto quella modifica c.d. “salva Lega” che in deroga alle soglie prescritte, consente l’attribuzione di seggi a quelle forze che, pur non avendo raggiunto la soglia a livello nazionale, l’abbiano raggiunta in almeno tre Regioni (saranno, per caso, Lombardia, Veneto e Piemonte?).

Ma la democrazia si salva solo garantendo al cittadino di sapere il nome del vincitore il giorno dopo le elezioni?

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