Incidenti sul lavoro, quando le vittime sono le donne

l’Unità – 18 febbraio 2014 – di Giuseppe Caruso

Duemila donne, ogni anno, diventano disabili a causa di incidenti sul lavoro. È questo il dato più scioccante contenuto nel rapporto dell’Anmil (Associazio- ne nazionale mutilati ed invalidi del la- voro) intitolato «La condizione della donna infortunata nella società».

Le donne che subiscono un evento lesivo grave che porta ad un’invalidità compresa tra il 16% e 100%, hanno diritto ad una rendita vitalizia per inabilità permanente. Il settore di attività che produce annualmente il maggior numero di donne disabili è l’agricoltura (15,4%), seguita dalla sanità (12,7%). In quest’ultimo settore le più colpite in assoluto sono le infermiere che operano nel comparto ospedaliero. Al terzo posto di questo sfortunato podio ci sono le donne che lavorano nell’industria manufatturiera (10,8%), a loro volta seguite dalle lavoratrici dell’amministrazione dello Stato (10,4%) e del commercio (10%).
Dall’analisi condotta dall’Amnil risulta che la maggior parte delle donne colpite da disabilità per infortuni sul lavoro ha limitazioni di natura motoria che possono riguardare gli arti inferiori o superiori ovvero la colonna vertebrale. L’altra disabilità più frequente è invece quella di natura psico-sensoriale, costituite prevalentemente da limitazioni nel sentire, nel vedere , nel parlare o da problemi di natura psichica o mentale. Se si analizza la distribuzione per classi di età, si riscontra una fortissima prevalenza di donne disabili anziane: circa 66.000 hanno un età superiore ai 64 anni (68% del totale). Molto numerosa anche la classe di età compresa tra i 50 e i 64 anni che conta circa 21.000 donne disabili (22%).

La stragrande maggioranza delle donne disabili da lavoro è stata vittima di un infortunio, mentre solo una piccola fetta ha contratto una malattia professionale. L’infortunio più frequente che porta alla disabilità è quello «in itinere», vale a dire che si verifica nel percorso casa-lavoro-casa. Per l’Anmil si tratta di un percorso in cui si concentrano tutti gli stress e le molteplici difficoltà di conciliazione lavoro-casa-famiglia della donna lavoratrice, come svegliare i figli, accudirli, portarli a scuola o svolgere altre incombenze prima di correre al lavoro o tornare in fretta a casa. Con inevitabili riflessi negativi sul piano del- la lucidità e quindi della sicurezza.
Il presidente del Senato, Pietro Grasso, intervenuto ieri alla presentazione del rapporto, ha parlato di «dati preoccupanti, che evidenziano come ancora le donne continuino ad avere più pro- blemi rispetto agli uomini sotto diversi profili, tra i quali quello dell’accesso al mercato del lavoro, quello della tutela della salute sui luoghi di lavoro, quello della conciliazione dei tempi di lavoro e di vita familiare».

«Oltre la metà delle donne infortunate» ha continuato Grasso «non è più in grado di svolgere le attività domestiche come prima dell’infortunio, e questo sembra incidere, soprattutto al Sud, sul ruolo familiare e sociale. Un altro fenomeno che ritengo particolarmente preoccupante è rappresentato dalla perdita del lavoro a seguito dell’infortunio: circa un quarto delle donne intervistate, infatti, dichiarano di esser state costrette a licenziarsi».

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