Parità di paga: alle donne servono 12 giorni in più

Gender pay gap. Indagine di Red-Sintesi  – Il Sole 24 ore –  3 marzo 2014

Dodici giorni di lavoro in più all’anno per raggiungere la parità in busta paga. È il tempo necessario alle donne per azzerare il gender pay gap, il divario retributivo che le separa dai lavoratori maschi. Una differenza che – in base all’elaborazione realizzata dal centro studi Red-Sintesi per Il Sole 24 Ore – nel 2013 è stata del 15,4%, con uno stipendio mensile netto degli uomini pari a 1.300 euro, duecento in più rispetto al gentil sesso. «Il gap – precisano gli autori della ricerca – si ridimensiona al 3,7% a livello di paga oraria: visto che le donne lavorano in media 36 ore alla settimana rispetto alle 40 degli uomini, per arrivare alla parità dovrebbero lavorare 12 giorni in più». Ma quali sono le ragioni del divario? A livello legislativo la parità retributiva è sancita (stesso salario per lo stesso stipendio) ma si innescano altri meccanismi che penalizzano le lavoratrici. In primis, una sorta di “segregazione” femminile, con le donne concentrate in pochi ambiti, che se da un lato le hanno protette di più perché più impermeabili alla crisi, dall’altro le hanno relegate a retribuzioni più basse. Servizi alle persone, sanità, istruzione: in questi settori trova impiego oltre il 40% delle dipendenti contro l’11,7% degli uomini. Qui le lavoratrici dovrebbero lavorare ben 26 giorni in più per arrivare alla parità e considerando tutto il settore dei servizi, dove si concentra un terzo degli uomini e il 62% delle donne, il dislivello sale ancora: 36 giorni di “fatiche” extra per ripristinare l’equilibrio tra i sessi. Fa eccezione solo l’edilizia dove la sparuta rappresentanza femminile (appena l’1% di tutte le occupate) guadagna più degli uomini, probabilmente perché impiegata in ruoli impiegatizi con paga superiore al semplice manovale.
Più istruite, ma non nei settori che contano: anche le laureate faticano molto per colmare il gap, che a livello di retribuzione oraria è dell’11,3% e si traduce in 39 giorni di lavoro aggiuntivo. E dal confronto tra tipologie di laurea emerge che le più penalizzate sono le graduate in architettura e ingegneria (80 giorni di lavoro extra), che rappresentano appena il 5,9% di tutte le occupate laureate, seguite a ruota dalle donne medico (71 giorni). Mentre il match ha punteggio invertito tra i laureati in materie umanistiche (6 giorni di vantaggio per le donne) e tra quelli di scienze e matematica (19 giorni a favore delle laureate), dove è maggiore la presenza femminile.
Timidi segnali di ripresa, però, ci sarebbero. La Commissione Ue nei giorni scorsi ha evidenziato che a livello di salario lordo il gap dell’Italia è tra i più bassi d’Europa: 7% rispetto a una media del 16%. Una tendenza legata soprattutto al fatto che la crisi si è fatta sentire di più sugli uomini.

Commenti chiusi.