Scontro sulla parità uomo-donna Forza Italia al maschile dice no e nel Pd la tensione torna alta

La Repubblica – 7 marzo 2014 – GOFFREDO DE MARCHIS

Il voto slitta a lunedì. Napolitano: non devo intervenire ora – La legge elettorale

Non si chiude oggi, come aveva auspicato Renzi. Il voto finale sull’Italicum slitta a lunedì, perchè Fratelli d’Italia deve celebrare la sua assemblea nazionale. Ma questo appuntamento di partito consente alle forze che sostengono la legge elettorale di trattare per tre giorni intorno all’ultimo scoglio rimasto, il più delicato: la parità di genere nelle liste bloccate. Per avere una presenza femminile pari (o quasi pari) in Parlamento. Un’asse trasversale delle donne, che parte dalle deputate del Pd e dalla firmataria degli emendamenti Roberta Agostini ma arriva a Mara Carfagna, insiste per questa modifica e si dichiara pronta a una battaglia che non prevede ritirate. Forza Italia conferma il no. Ma c’è il rischio che la situazione diventi esplosiva. Nella seduta notturna, per esempio, Rosy Bindi ha annullato il suo emendamento a favore delle preferenze. Con una postilla: «Visto che non passeranno le preferenze, se non passa la parità di genere non so se voterò a favore dell’Italicum». E un avvertimento: «La battaglia ricomincerà al Senato».
Nelle votazioni di ieri la maggioranza della riforma ha retto ai voti segreti e all’offensiva delle opposizioni. Ha viaggiato sempre sui 60 voti circa di margine, assorbendo le assenze e i franchi tiratori. Il voto contro le preferenze l’ha spuntata con soli 40 voti di scarto. Ha fatto il resto il ritiro in extremis degli emendamenti più spinosi, come quello sulle preferenze appunto. Ma non è solo questione di agguati. Il capogruppo di Scelta civica Andrea Romano ha incontrato il ministro Boschi e ha avuto garanzie che alcuni cambiamenti avverranno durante il passaggio al Senato. Il lettiano Marco Meloni considera la legge «profondamente sbagliata. Non mi assumerei la responsabilità — dice — di votare una legge che rielegge un parlamento di nominati, un nuovo Porcellum». Orientato a non votare il testo anche il presidente della commissione Bilancio Francesco Boccia. Sono prese di posizione che non coinvolgono la pattuglia vicina a Enrico Letta, ma restano spie di un disagio. Anche se la vera partita ormai si gioca sul ruolo delle donne nelle liste bloccate.
Adesso Renzi sa di avere il week end per sminare il campo. Sa che il Partito democratico non può ammainare la bandiera della parità a cuor leggero, come dimostra anche l’appello di 50 senatori e senatrici democratici (e fra qualche giorno la legge passerà a Palazzo Madama). Sa anche che Berlusconi pensa di aver fatto già troppe concessioni. La raccomandazione della presidente della Camera Laura Boldrini è che la legge «rispetti le donne». «Le norme sulla rappresentanza di genere possono entrare nell’Italicum, ma solo se c’è l’accordo di tutte le forze politiche che hanno sottoscritto il patto», avverte il portavoce del Pd Lorenzo Guerini. «Lavoreremo ancora ad alcuni punti della legge elettorale. Confidiamo di arrivare a una conclusione positiva, ma è chiaro che ci dovrà essere il consenso di tutti i partiti, quindi anche di Forza Italia», spiega Guerini. Se questa intesa non dovesse realizzarsi, toccherà al Pd convincere Roberta Agostini a ritirare i suoi emendamenti. Disponibilità che finora è mancata perché nel gruppo democratico è difficile digerire una sconfitta del genere. La parità è scritta nello statuto del Pd Giorgio Napolitano è tornato a parlare dell’Italicum e ha confermato la sua volontà di non interferire. «È fuorviante chiedere al presidente della Repubblica — in nome di presunte incostituzionalità — di pronunciarsi o intervenire sulla materia». Semmai il capo dello Stato «auspica una conclusione positiva con adeguato consenso parlamentare». Dopo, gli uffici del Quirinale esamineranno il testo finale come sempre accade prima della firma definitiva. «Non ho altro ruolo da svolgere che non sia la promulgazione, previo attento esame».

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