Ultima chiamata per la parità di genere

La Stampa – 10 marzo 2014 – Francesca Schianchi

In un’Aula di Montecitorio che si prevede in buona parte vestita di bianco, riprenderà stamattina alle undici la discussione sulla legge elettorale. Bianco, perché «è l’unico non colore che li contiene tutti», come spiega la deputata forzista Laura Ravetto che ha proposto alle colleghe (e ai colleghi: si pensava di indossare un indumento rosso, ma avrebbe escluso i maschi) di seguirla: tutte in abiti bianchi a ricordare la battaglia in corso per introdurre nell’Italicum una norma che garantisca la parità di genere. Battaglia che entra nella sua giornata decisiva: entro poche ore si saprà chi ha vinto e chi ha perso, dato che oggi «o al massimo domani mattina», annuncia il premier Renzi, si chiude la partita alla Camera.

E’ finora il punto più problematico della riforma: perché sul riconoscimento di una pari possibilità di essere elette (e non soltanto messe in lista) s’è formato un fronte bipartisan di agguerrite parlamentari che va dalla Prestigiacomo alla Bindi passando per giovani deputate come la Moretti o la Tinagli. Hanno firmato tre emendamenti, per ora accantonati, e un appello pubblico ai leader: ora la parola è a loro. E ieri sera Renzi, ospite a «Che tempo che fa», non ha mancato di rispondere: ricordando che nella sua carriera politica lui la parità di genere l’ha sempre applicata, e il Pd continuerà a farlo, ha ribadito però che «se troviamo una soluzione che va bene a tutti io sono felice», e comunque «non credo che la parità di genere si affermi con un principio legislativo». Il che significa che, come ha sempre detto la ministra delle Riforme Maria Elena Boschi e anche chi nel Pd sta trattando, ossia il portavoce della segreteria Lorenzo Guerini, modifiche si possono fare solo con l’ok degli altri sottoscrittori dell’accordo. Tra loro, nel Nuovo centrodestra si assicura grande disponibilità («siamo molto aperti», garantisce il leader Angelino Alfano, mentre il presidente del partito Renato Schifani ricorda che «non è possibile fare finta di nulla»), ma è Forza Italia che va convinta, perché le resistenze restano forti, e le parole che si leggevano sul Mattinale di ieri, la nota politica redatta dallo staff del gruppo della Camera, erano tutt’altro che possibiliste: «Troppo comodo votare l’Italicum in direzione Pd con 111 voti a favore e poi scarciofarlo (fare come con i carciofi, rimangiarselo foglia dopo foglia)», sta scritto, «ieri il Senato, oggi le quote rosa, domani le preferenze e dopodomani le soglie. Noi non ci stiamo».
uttavia, ieri sera i canali di confronto tra Pd e Fi risultavano sempre aperti, ma ancora nessuna decisione definitiva era presa. «C’è ancora tutta la notte per lavorarci», scherza ma non troppo Ettore Rosato, delegato d’Aula del Pd che sta a sua volta lavorando al tentativo di una mediazione. «Spero che queste ore portino consiglio a chi dovrà decidere come regolarsi», auspica la presidente della Camera, Laura Boldrini. «Giusto che le donne abbiano adeguata rappresentanza», valuta anche il presidente del Senato, Pietro Grasso. Oggi sarà chiaro se la trattativa ha portato qualche cambiamento.

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