Quote azzurre per la democrazia paritaria

blog – La Stampa 11 marzo 2014 – Stefanella Campana

Nessuno si illude che basti una legge per assicurare finalmente la parità tra donne e uomini, ma aver bocciato gli emendamenti affinché la nuova legge elettorale garantisca una effettiva democrazia paritaria è l’ennesima riprova di un ritardo culturale duro a morire nel nostro Paese. Si tirano in ballo il “merito” (peccato che lo si dimentichi per gli uomini), il rifiuto delle “riserve” o “forzature”, dimenticando che si tratta solo di applicare i principi sanciti dalla Costituzione (art. 3 e 51). E’ attraverso alcune leggi importanti che l’Italia è diventato un Paese più civile. Non tutti ricordano che fino al 1967 una donna non poteva entrare in magistratura e fu necessaria una legge; senza il diritto di famiglia del ’75 sarebbe ancora normale la subordinazione della moglie al marito sia nei rapporti personali, patrimoniali e rispetto ai figli; se il delitto d’onore non fosse stato cancellato nell’81 (solo!) avremmo ancora pene attenuate per chi uccideva figlia o moglie in nome dell’onore. Non piace a molti, anche a me, il termine “quote rosa”, ma se proprio vogliamo parlare di quote, dobbiamo chiamare in causa quelle “azzurre”, perché sono quelle che vanno modificate per una democrazia paritaria. Ma evidentemente la paura di vedersi restringere le possibilità di occupare un posto in Parlamento è trasversale a tutti i partiti. Forse con il voto palese, con il mettere la propria faccia, sarebbe stato più difficile bocciare l’alternanza donna-uomo nelle liste elettorali e il 50% di donne capolista, ciò che dovrebbe essere considerato normale visto che il nostro Paese è diviso per metà da donne e uomini e che la “superiorità” goduta da sempre dagli uomini è strettamente legata alla cultura.

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