Parità di Genere alle Elezioni europee l’Ora di imprimere un Cambio di Passo

Corriere della sera 21 marzo 2014 – Maurizio Ferrera

Un secolo e mezzo fa John Stuart Mill, padre nobile del liberalismo, scrisse un libro contro la «servitù» delle donne, soprattutto nella sfera politica: il suffragio era riservato agli uomini. Da cinquant’anni tutte le donne europee godono del diritto di voto (l’ultimo Paese a concederlo è stata la Svizzera, nel 1974). La rappresentanza femminile nelle istituzioni elettive è però ancora molto inferiore a quella maschile. Nel Parlamento europeo le deputate sono il 34% e solo il 23% in seno alla delegazione italiana. Perché così tanti uomini? Possibile che siano tutti più «bravi» (più capaci, più adatti alla politica) delle donne? In realtà anche i sordi e i ciechi sanno bene che, a dispetto della parità giuridica, gli ostacoli che una donna deve affrontare se sceglie la carriera politica sono molto più numerosi e impervi di quelli degli uomini. È così in tutti i settori, ma è particolarmente grave che lo sia nel settore della rappresentanza, là dove si fanno le leggi, comprese quelle a tutela e promozione dell’eguaglianza di opportunità.
In otto Paesi Ue esistono regole elettorali sulla parità di genere; in altri quattordici regole sulle quote nelle liste dei partiti. Le ricerche empiriche segnalano che gli effetti nel tempo sono stati molto positivi. Come nelle imprese, nelle pubbliche amministrazioni, nei sindacati, anche nei Parlamenti un maggiore equilibrio fra i generi porta più dinamismo e apre nuove prospettive.
Certo, per i liberali qualsiasi misura di tipo «preferenziale» va guardata con sospetto, e si giustifica solo in presenza di grumi di svantaggio persistenti a danno di certo gruppo sociale. E va vista come misura transitoria, come «grimaldello» per sbloccare lo status quo . Quando il grumo si è sciolto, la parità di genere potrà essere superata, così come è successo negli Stati Uniti per molte politiche di azione affermativa a tutela delle minoranze etniche. Il metodo liberale, diceva Einaudi, è aperto anche a regole provvisorie, purché non superino un «punto critico» di violazione dei principi base. In base ai dati empirici a disposizione sui «privilegi» di fatto goduti dai maschi nella sfera politica, io credo che le quote di genere non superino affatto il punto critico. Perciò coraggio: adottiamole.

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