“Il Sessismo non è un gioco” – Progetto She Culture

Laura Onofri

Si è svolto Giovedì 20 marzo al Museo delle Donne di Merano, il seminario “Il Sessismo non è un gioco” nell’ambito del progetto europeo She Culture , il cui obiettivo è la promozione di progetti di cooperazione culturale, del dialogo interculturale e intergenerazionale, della coesione sociale. I partner del progetto sono i musei delle donne di Danimarca, Norvegia, Albania, e Italia oltre ai partner italiani (ECCOM) e spagnoli (Intrerarts/La Bonne). Partendo dalle rete dei Musei delle donne, il progetto si pone, fra gli altri, lo scopo di far dialogare la rete dei musei delle donne e le pratiche curatoriali femministe portando una visione di genere da parte di storici dell’arte, artisti, curatori, educatori, storici, attivisti per i diritti umani, direttori di musei, ricercatori, studiosi ed esperti.
I musei delle donne ricoprono un importante ruolo negli ambiti territoriali perché rappresentano luoghi di incontro, comunicazione e condivisione di esperienze sui temi di genere e possono fornire delle chiavi di lettura per un’analisi sulle politiche culturali e di genere nei paesi in cui hanno sede ed anche per un esame comparativo dei sistemi e delle pratiche di quelle stesse politiche fra di loro.
Il Seminario si è dipanato in tre Gruppi di discussione:
“Sessismo e rappresentazione” “I musei delle donne e le politiche di genere” “Partire dai Gender Studies – dal gioco alla formazione”
Nelle tre fasi si sono illustrati progetti e politiche europee che hanno poi aperto un vivace dibattito che ha fatto emergere l’importanza di valorizzare la differenza di genere e l’affermazione del punto di vista delle donne in ogni ambito della vita sociale, politica e culturale, attraverso la ricerca, la documentazione e la sperimentazione di nuovi strumenti.
E’ purtroppo emerso che ancora siamo invasi da immagini che trasmettono, non solo esplicitamente, ma anche in maniera allusiva, simbolica, camuffata, subdola e subliminale, messaggi che suggeriscono, incitano o non combattono il ricorso alla violenza esplicita o velata, alla discriminazione, alla sottovalutazione, alla ridicolizzazione, all’offesa delle donne., in altre parole di immagini sessiste .
La socializzazione (attraverso la scuola, la famiglia e l’ambiente socioculturale) è un processo che genera identità e valori, convinzioni e atteggiamenti che conferiscono all’individuo un posto e una funzione nella società in cui cresce; inoltre, si sottolinea che l’identificazione è un concetto chiave per comprendere i meccanismi di questo processo e, quindi, in ogni contesto, la veicolazione di messaggi discriminatori e degradanti basati sul genere e sugli stereotipi di genere sotto qualunque forma, rappresenta un ostacolo per una società moderna e paritaria.
In questo contesto, Cinzia Ballesio referente del Comitato di Torino di Se Non Ora quando? ha illustrato il progetto “Potere alla parola”, contro la violenza sulle donne rivolto alle scuole. La comunicazione sessista passa attraverso parole e rappresentazioni: il progetto, che ha come sottofondo la scuola, luogo privilegiato per la formazione delle cittadine e dei cittadini, vuole stimolare una riflessione sull’uso della parola e sugli stereotipi presenti nella comunicazione per contribuire a creare nelle giovani generazioni identità positive e paritarie, che le aiutino a difendersi da modelli di femminilità e mascolinità limitativi delle potenzialità di ciascuna e di ciascuno, modelli che sono spesso alla base di atteggiamenti di violenza e sottomissione.
Nella seconda sessione, dedicata ai Musei delle donne e le politiche di genere si sono segnalate le azioni positive che questi possono svolgere dando sostegno e visibilità alle donne protagoniste delle arti e della cultura e dell’importanza che possono assumere nell’educazione e nella formazione soprattutto delle giovani generazioni con esperienze, conoscenze, consapevolezze diverse che possono però essere messe insieme in una sorta di “bene comune”
L’ultimo Gruppo di relatrici ha focalizzato gli interventi sulla discriminazione di genere che inizia fin da piccolissimi con giocattoli e giochi che tendono a produrre e rinforzare stereotipi di genere e che non solo limita la creatività dei bambini, ma alimenta il pensiero sessista che vuole assegnare ad ognuno i propri “compiti” e una divisione di ruoli “tradizionali” per “maschi” e “femmine”. E per questo il progetto prevede anche la realizzazione di un video da parte di video-artiste, nei rispettivi paesi, sul tema della « genderizzazione » dei giocattoli.
Interessante, in questa sessione, l’esperienza illustrata da Nadia Mazzardis Presidente di Se Non Ora Quando? Es Ist Bolzano, che si è costruita sul territorio dopo l’evento “Dallo sguardo sulle donne, allo sguardo delle donne” organizzato a Merano nel settembre 2012 e che prevede interventi nelle scuole Medie Superiori per analizzare la rappresentazione dell’immagine della donna partendo dai libri di scuola dell’infanzia, che raffigurano la donna sempre come una brava casalinga, passando per la pubblicità dove la donna è vista come donna oggetto e per cercare di contrastare gli stereotipi di genere della comunicazione che spesso utilizza linguaggi e contesti che offendono la dignità delle donne e usa pregiudizi culturali e sociali che alimentano la discriminazione
Questo seminario è stato un piccolo assaggio dell’Europa che vorremmo, l’Europa che si confronta e discute a 360° gradi sui temi dei diritti, della cultura, della formazione e dell’educazione con una visione di genere, perché le disparità e le discriminazioni contro le donne, pur con modalità e livelli differenti permangono in quasi tutti i Paesi e auspichiamo che si consolidi la Rete Europea delle Donne che su questi temi continui il dialogo e cerchi di individuare percorsi idonei a dare risposte concrete.

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