“Una mutazione sociale in tre mosse” di Mariella Gramaglia

La Stampa – 10 aprile 2014

In una luminosa giornata di primavera i piedi nel mondo si mettono più volentieri. Ieri nove aprile, poi, è davvero cambiato un po’ il verso nel nostro Paese. Con il concorso di tanti soggetti autonomi gli uni dagli altri e la compresenza casuale di più eventi, è successo in poche ore l’abbozzo di una mutazione sociale. Bella, a giudizio di chi scrive. E universale (anche se a un primo sguardo riguarda di più le donne) perché al fondo ci rende tutti un po’ più liberi e un po’ più primaverili. Meno parrucconi.
I fatti. Mettiamoli in fila.
Primo. Renzi ha scelto cinque giovani donne come capilista nei cinque grandi collegi dove si corre pe le europee: Simona Bonafé, Alessandra Moretti, Alessia Mosca, Pina Picierno, Caterina Chinnici. Competenti? Preparate? Si metteranno alla prova. Certo non sono notabili che vanno a completare a Bruxelles il loro cursus honorum. Anche noi cominciamo a diventare previdenti e a usare l’Europa anche come un’alta scuola per giovani politici, non come un riserva indiana di ex.
Secondo. Alla Camera è passata a larga maggioranza una legge che ha lo scopo di riequilibrare la rappresentanza dei due sessi al Parlamento europeo. Cosa si è deciso? Che l’elettore ha a disposizione tre preferenze: se non ne adopera almeno una per eleggere una donna (o, chissà, domani un uomo, se fosse lui a trovarsi in minoranza nell’assemblea elettiva) la sua terza preferenza viene invalidata. Dal 2019 poi il gioco si fa più duro, o se vogliamo, più netto. Democrazia paritaria in piena regola: due sole preferenze, una per un uomo e l’altra per una donna, pena l’invalidità della seconda.
Terzo. E’ stata emessa la sentenza della Corte costituzionale sulla legge 40 relativa alla fecondazione assistita. La Corte ha abolito il divieto di ricorrere alla fecondazione eterologa. La legge 40 è ormai come una tenda strappata ancora appesa a qualche gancio. Già nel 2009 la Corte si era pronunciata contro altri aspetti controversi della legge: per esempio il limite di produzione di tre embrioni e l’impianto contemporaneo nell’utero materno. Nel 2012 la Corte europea dei diritti dell’uomo ha bocciato il divieto imposto a una coppia fertile di far ricorso all’indagine pre-impianto.
Restano ancora altri vincoli assai prescrittivi: possono ricorrere alla fecondazione assistita solo le coppie sposate o formalmente conviventi. E non dello stesso sesso. Se dunque Mariano Rajoy lo concede, non finirà ancora il cosiddetto turismo della fecondazione della cui pubblicità la rete abbonda. Prima visita su Skype: soggiorno su un’altura boscosa da cui rapidamente si possono raggiungere Madrid e Toledo e buone speranze di farcela. Auguriamoci che presto le giovani coppie italiane vadano a visitare la Spagna senza troppi altri fardelli nel trolley.
Sarà necessario che il Parlamento italiano torni a legiferare su una legge ormai sbrindellata? Vedremo. Ma per fortuna non siamo più nel clima di guerra di religione del 2004-2005, sotto l’assalto degli atei devoti.
Per una volta godiamoci l’Europa. Il picconamento della legge 40, costante e determinato, viene proprio dagli organismi europei: una comunità di valori comuni e non solo un luogo di vincoli economici e di tirate d’orecchie ai discoli della classe.

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