Il cammino delle donne Italiane verso l’Europa

di Vittoria Franco  – Caratteri liberi 14 aprile 2014

È la prima volta che succede che un Partito candidi in tutte e cinque le circoscrizioni una donna come capolista per le elezioni europee. Per la prima volta un governo è composto da donne e uomini in misura paritaria. Sono gesti significativi per accorciare la distanza dai livelli medi di partecipazione alla vita pubblica dei paesi europei. Segnali importanti per le donne e per il Paese, direi. Segni di fiducia. In un momento cruciale per la vita stessa dell’Unione Europea, affidarsi alle donne non è indice di debolezza, ma di forza. Di fiducia nel suo futuro.

Non è un mistero ormai che crescono sentimenti contrari all’Europa, cavalcati da forze politiche che guardano al passato, o al loro particulare, chiuse in territori ristretti, quando invece bisognerebbe guardare lontano, al mondo, alle interconnessioni ormai inevitabili. Certo, la grande crisi economica e le dolorose misure di austerità adottate e ancora vigenti, vincoli di bilancio che impediscono investimenti nazionali hanno creato problemi sociali, tagli al welfare, maggiore disoccupazione, soprattutto giovanile, drammaticamente vicina al 50%, hanno fatto crescere la sfiducia nei confronti delle istituzioni europee.

Per il 51% l’Europa evoca un’immagine negativa; per quasi l’84% degli Italiani appartenere all’Unione europea non ha migliorato i loro standard di vita.È come se il sogno europeo si fosse infranto. Io però sono convinta del fatto che, nonostante tutto, alle donne l’Europa conviene. Nella storia recente scelte cruciali hanno segnato orizzonti sempre più avanzati, sia sul piano dei valori che su quello delle indicazioni politiche, di piani di azione, di regole, di investimenti in formazione attraverso importanti programmi realizzati anche in Italia e che hanno fatto crescere sensibilità generale e capacità femminili. Sui valori, il riferimento più importante è la “Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea”, approvata a Nizza e assunta nel Trattato di Lisbona nel 2009. Nel capitolo dedicato all’uguaglianza si trova l’art. 23, intitolato alla Parità tra uomini e donne, dove vengono istituzionalizzate due novità importante: si afferma che “la parità tra uomini e donne deve essere assicurata in tutti i campi” – deve cioè essere conseguita – e si dichiara esplicitamente che sono legittime le azioni positive a favore delle donne. Dunque, alle istituzioni pubbliche si richiedono politiche finalizzate a conseguire tale obiettivo anche con azioni positive.

Nel 1999, con l’assunzione del principio di mainstreaming e di empowerment nel Trattato di Amsterdam, si mette al centro l’integrazione della parità uomo-donna in tutte le politiche comunitarie e si richiede l’adozione di una prospettiva di genere da parte di tutti gli attori del processo politico in ogni settore di attività. Ci si è potuti finalmente occupare di pari opportunità nella ricerca scientifica, nelle politiche culturali, per i Fondi strutturali, nella rappresentanza istituzionale. Se guardiamo a questa storia, possiamo dire in sintesi che un pacchetto importante di direttive ha ampliato le possibilità di uguaglianza di trattamento: parità nelle retribuzioni, nell’accesso al lavoro, alla formazione e alla promozione professionale.

Nella Carta per le donne,adottata nel 2010 in coincidenza col 15º anniversario della conferenza di Pechino, si trovano i principi fondamentali che devono ispirare le politiche comunitarie e nazionali; li sintetizzerei nell’espressione “riconoscimento della dignità e delle capacità delle donne”. Credo che sia anche per questi costanti richiami delle istituzioni europee se siamo riusciti perfino in Italia a ottenere qualche risultato positivo: modificare l’art. 51 della Costituzione sulla rappresentanza femminile nelle istituzioni elettive, una legge sulla doppia preferenzanelle elezioni amministrative e sulle quote nei cda, norme antidiscriminatorie e rappresentanza del 50% negli organismi elettivi in alcuni Statuti di Partito, se riusciremo ad avere una norma paritaria nella nuova legge elettorale per il parlamento nazionale ed europeo. Certo, la nostra distanza dall’Europa è ancora grande in tanti settori, ma dipenderà sempre più da noi far tesoro degli stimoli che l’Europa continua a fornirci per avvicinarci ai Paesi più avanzati.

*Vittoria Franco si è laureata in filosofia all’Università di Roma e ha frequentato i corsi di perfezionamento alla Scuola Normale Superiore di Pisa, dove attualmente è ricercatrice di Storia della filosofia. È sposata con il matematico Paolo De Bartolomeis dal 1978. È stata eletta per la prima volta al Senato nel collegio di Firenze Mugello nel 2001. Fino all’elezione in Parlamento ha insegnato Storia delle dottrine politiche nell’Ateneo pisano. Nella sua attività di ricerca, svolta negli Usa, in Francia, in Germania e in Ungheria, si è dedicata in particolare all’etica e alla teoria politica. Da docente ha avuto particolare attenzione per gli studi di genere. Dell’attività di insegnamento dice che è stato “il seme che ha dato più frutto”. Ha scritto “Etiche possibili” (Donzelli 1996) e “Bioetica e procreazione assistita” (Donzelli 2005); ha pubblicato studi sul pensiero di Hannah Arendt e numerosi saggi e articoli apparsi su riviste nazionali e internazionali. Al momento della candidatura in Parlamento era presidente dell’Istituto Gramsci Toscano, che ha presieduto per 7 anni durante i quali ha istituito un laboratorio di studi di genere dedicato alla formazione politica delle donne e all’educazione all’empowerment. Alcuni dei materiali prodotti sono raccolti nei volumi “Il femminile fra potenza e potere” e “Che genere di potere?”. La sua prima militanza è stata nell’associazionismo femminile e culturale a Firenze. E’ stata responsabile della Consulta per l’infanzia della Toscana. Dopo il congresso dei DS del 2004, è stata chiamata da Piero Fassino a far parte della segreteria nazionale dei Democratici di Sinistra con l’incarico di responsabile per la Cultura che ha ricoperto fino all’inizio della XV Legislatura. In quella veste ha coordinato il gruppo di lavoro per il programma dell’Unione sui temi della cultura, dello spettacolo, dello sport e della qualità della vita. Nella XV Legislatura è stata presidente della Commissione cultura del Senato. Nel gennaio 2007 è stata eletta Coordinatrice Nazionale delle donne Ds. Nei pochi mesi nei quali ha ricoperto questo incarico si è impegnata affinché le donne fossero protagoniste nella costruzione del Partito Democratico. Nel maggio 2007 è tra le 16 donne del gruppo di 45 “saggi” del Comitato costituente del Partito Democratico. Anche grazie al suo impegno, il PD nascerà, unico in Europa, con un gruppo dirigente al 50 per cento al femminile. Nelle ultime elezioni del 13 e 14 aprile del 2008 è stata rieletta al Senato nella circoscrizione Toscana nelle liste del PD. Nella ricostituzione degli organismi dirigenti voluta da Walter Veltroni è stata indicata come responsabile delle Pari Opportunità nel Governo ombra. Come parlamentare si è occupata dei temi eticamente sensibili, dei diritti delle donne, oltre che di scuola, università, ricerca, cultura e spettacolo; nella XV legislatura è stata particolarmente impegnata per rinnovare la legislazione sul cinema e sullo spettacolo. Ha presentato disegni di legge sui disturbi di apprendimento, sulla rappresentanza femminile, sulle unioni civili, sulla trasmissione ai figli del cognome della madre, sul divorzio breve, sui centri antiviolenza, sulla prostituzione, sulla fecondazione assistita, per cambiare la legge 40. Di particolare importanza nella strategia di empowerment delle donne il ddl “Misure urgenti a sostegno della partecipazione delle donne alla vita economica e sociale delle donne”.

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