Una bella realtà torinese: il Centro Relazioni e Famiglie

Percorsi, costi ed esiti del conflitto familiare: il resoconto del seminario

Venerdì 16 maggio si è tenuto presso il Campus Luigi Einaudi di Torino il Seminario sui percorsi, costi ed esiti del conflitto familiare.

A presentare il Centro Relazioni e Famiglie è il suo responsabile, Claudio Foggetti che spiega la storia del centro e dei valori che porta avanti.
I conflitti familiari non si riversano solo sulla coppia o sui figli della stessa, ma anche sull’intera società; le questioni che portano ai contrasti sono intrinseche alle tensioni presenti nella società e sono, quindi, più difficili da gestire. Per questo motivo nasce la necessità di servizi alle famiglie inerenti la formazione e la cura delle persone; ciò è reso possibile dalla Direzione Politiche Sociali e Rapporti con le Aziende Sanitarie – Centro Relazioni e Famiglie e dai molteplici partners: il Settore Pari Opportunità, le circoscrizioni, le ASL , la rete di Associazioni e Consultori familiari del privato sociale.

Il Centro si basa sulla volontà di costruire un luogo diverso da quello sanitario dove portare la domanda di aiuto, mettere in rete i servizi educativi, sociali e psicologici, la prevenzione, creare una collaborazione tra pubblico e privato per un obiettivo comune.
Si occupa di problemi legati alla sessualità e alle relazioni e offre sostegno alle fasce deboli; oltre a questo sono aperti front office sulla consulenza familiare, aperto a tutti coloro che hanno delle perplessità riguardanti il proprio nucleo familiare, sessuologica per dare una risposta a tutti i quesiti e disagi che ruotano attorno alla sessualità, educativa, rivolta ai genitori o persone che si occupano di minori fino ai sei anni di età, sociale, che offre informazioni sulle procedure relative alla separazione, al divorzio o all’intervanto dei Servizi Sociali.

Durante la mattinata si è svolta la simulazione, alquanto coinvolgente, di una coppia che si è rivolta al Centro: Gloria, mamma di un bimbo di due anni, viene lasciata dal compagno, Giovanni, e si rivolge disperata al Centro. La donna è determinata a vendicarsi del convivente che l’ha tradita con un’altra ragazza, Bianca ma grazie all’intervanto degli operatori, la coppia riesce finalmente a parlarsi come non avevano mai fatto ed emergono le paure e le frustrazioni di Giovanni che lo hanno portato a lasciare la compagna.
“Vedi cara, è difficile a spiegare, è difficile parlare dei fantasmi di una mente. Vedi cara, tutto quel che posso dire è che cambio un po’ ogni giorno, è che sono differente.” – “Non capisci quando cerco in una sera un mistero d’ atmosfera che è difficile afferrare, quando rido senza muovere il mio viso, quando piango senza un grido, quando invece vorrei urlare”- (parti del dialogo tra Giovanni e Gloria tratte dalla canzone “Vedi Cara” di Francesco Guccini).
Il Centro non ha risolto la crisi tra i due conviventi, ma ha reso la loro rottura meno dolorosa e gravosa anche per il loro piccolo.

Un altro intervento importante è stato quello della professoressa Manuela Naldini che ha descritto i cambiamenti avvenuti all’interno del concetto di famiglia in diversi ambiti: quello numerico, poiché negli anni, il numero di componenti medio di una famiglia non è superiore alle 4 persone; quello delle relazioni, rapporto tra genitori e figli; e quello dei valori: oggi si tiene molto all’autorealizzazione e quindi a un’autonomia completa prima di decidere di avere una famiglia, purtroppo il raggiungimento di questi obiettivi avviene sempre più tardi e spesso la scelta di diventare genitori coincide con il picco della carriera causando stress che poi ricadrà sulla famiglia stessa. Tra i cambiamenti più rilevanti troviamo la dedizione più impegnata dei giovani padri nei confronti dei loro figli e la loro figura più presente dopo la separazione.
Tuttavia, ciò che non è ancora variato, è la partecipazione maggiore alla vita domestica della donna, anche se oggi riesce, con grande fatica, a condurre parallelamente al lavoro di madre anche l’impiego per cui ha studiato.

La conferenza si è conclusa con l’esposizione da parte di tre studenti, del diritto collaborativo, metodo alternativo alla separazione giudiziale o quella consensuale che mira a trovare un accordo tra i coniugi. La coppia, insieme ai loro avvocati, si siede attorno a una tavola rotonda e concordano che non faranno ricorso al giudice, dopo di che cominciano a confrontarsi e ascoltarsi e riescono ad ottenere risultati che mettono d’accordo entrambi. Questa nuova procedura mette a disposizione della ex-coppia la consultazione di un eventuale psicoterapeuta, dell’assistente sociale e di un esperto finanziario.
La pratica ha lo scopo di rendere le due parti vincitrici e più serene, nonostante il dolore per il fallimento del loro amore.

La famiglia è alla base della nostra società e cercando di risolvere i conflitti all’interno di questa, si riuscirà ad ottenere una realtà più semplice e vivibile per i nostri figli e per noi stessi.

Per InformadisAbile
Francesca Dentico – Associazione Volonwrite

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