Maggiori risorse per i Centri Antiviolenza: lo chiede anche il Consiglio Comunale di Torino

La Conferenza Stato-Regioni ha recentemente stabilito il riparto dei fondi stanziati dalla Legge 15 ottobre 2013, n. 119, la cosiddetta “Legge sul femminicidio”: dei diciassette milioni di euro disponibili solo 2.260.000 euro saranno destinati ai Centri Antiviolenza e alle Case Rifugio per il biennio 2013-2014. Ad ogni centro già istituito su tutto il territorio nazionale (352 in totale) andrà quindi un finanziamento per i due anni di circa 6.000 euro , una somma veramente ridicola e che non riuscirà a coprire nemmeno le esigenze minime dei Centri antiviolenza.

Inoltre tutti i centri, pubblici e privati, saranno finanziati allo stesso modo, senza tener conto che i centri pubblici, a differenza dei privati, hanno sedi, utenze e personale già pagati.

Come possiamo pensare di contrastare la piaga del femminicidio e della violenza contro le donne destinando le briciole a chi si occupa e da anni si impegna fattivamente con esperienza e competenza su questo tema?

La mozione approvata in Sala Rossa e presentata dalle Consigliere Lucia Centillo e Laura Onofri chiede al Sindaco e alla Giunta Comunale di intervenire tempestivamente presso la Regione Piemonte e presso la Conferenza Stato Regioni affinché siano destinate “adeguate risorse finanziarie e umane per prevenire e combattere tutte le forme di violenza” includendo le azioni svolte da ONG e dalla società civile, indipendentemente dalla circostanze che operino in regime di convenzione con le istituzioni.

Secondo la Convenzione di Istanbul, ratificata dall’Italia e che entrerà in vigore il prossimo 1° agosto, devono infatti essere destinate “ adeguate risorse finanziarie e umane per la corretta applicazione delle politiche integrate, misure e programmi per prevenire e combattere tutte le forme di violenza che rientrano nel campo di applicazione della presente Convenzione, incluse quelle svolte da organizzazioni non governative e dalla società civile” (Articolo 8).

La Convenzione, inoltre, privilegia il lavoro dei centri di donne indipendenti, mentre la scelta del Governo Italiano è quella di destinare la maggior parte dei finanziamenti alle reti di carattere istituzionale.

“In particolare – si legge nella mozione- desideriamo riconoscere l’impegno e il valore per il sostegno e l’accompagnamento delle donne vittima di violenza da parte del privato sociale perseguito da numerosi anni nonché il principio di sussidiarietà con cui tali centri hanno operato in rete con le istituzioni. Tale esperienza, ormai decennale, rischia di essere sotto valorizzata o marginalizzata, considerando che per gli “storici” centri anti violenza e per le case rifugio gestite dal volontariato sono previsti finanziamenti biennali che ammontano a circa 3.000 Euro l’anno.”

Nella stessa mozione si impegna la Città a chiedere al Governo Nazionale un Piano Antiviolenza con il massimo confronto e coinvolgimento di coloro che operano da tempo sul territorio offrendo politiche e servizi di qualità per prevenire e contrastare il fenomeno della violenza sulle donne; e di sollecitare le Regioni affinché nell’attuazione dei piani antiviolenza locali prevedano l’adeguata assegnazione di risorse finanziarie e umane.

In Piemonte, la legge regionale n. 16 del 2009 – che prevedeva l’istituzione di Centri antiviolenza con case rifugio – non è mai stata pienamente attuata: il contrasto alla violenza nella nostra Regione è stato assicurato da Associazioni, Centri Antiviolenza, Reti che operano con efficacia da decenni e in regime di volontariato in stretta collaborazione e relazione con le Istituzioni.
Anche il Centro Antiviolenza della Città, collegato al numero telefonico 1522 si avvale, oltre che di personale del Comune anche delle competenze di molte Associazioni che operano sul territorio ed è in attesa di risorse che in aggiunta a quelle già dedicate dalla Città, possano permettere di organizzare e gestire un piano integrato di contrasto alla violenza sempre più preciso e adeguato alle esigenze che tale fenomeno comporta.

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