Dalla casalinga alla scienziata la svolta femminista della Lego

La Repubblica 7 agosto 2014 – VINCENZO NIGRO

Una breve letterina, scritta a mano, con calligrafia pasticciata. Ma con una richiesta chiara e decisa. Charlotte Benjamin ancora non lo sa, ma da qualche giorno questa bimba di sette anni ha aggiunto un piccolo mattoncino all’evoluzione dei rapporti fra uomo e donna. Partendo
dai mattoncini Lego e dai giochi diversi per maschietti e femminucce.
All’inizio dell’anno Charlotte era entrata in un negozio, cercando una confezione di quei “Lego friends” che sono diventati il prodotto di punta dell’azienda danese visto che i
mattoncini classici ormai sono in crisi da anni. Charlotte torna a casa e aiutata dal padre scrive alla Lego in Danimarca: «Amo i vostri giochi, ma non mi piace che ci siano più Lego maschili e quasi nessuno femminile.

Oggi sono andata in un negozio e ho visto i Lego divisi in due sezioni: rosa per le ragazze e blu per i ragazzi. Tutte le ragazze sono sedute a casa, vanno in spiaggia, fanno shopping e non fanno nessun lavoro. Mentre i ragazzi vanno all’avventura, lavorano, salvano persone, hanno lavori e nuotano persino con gli squali!». La letterina è del 25 gennaio e si chiude con una richiesta chiara e semplice: «Fate più Lego ragazze e lasciatele andare all’avventura e divertirsi, Ok?! Grazie, Charlotte». Il padre della piccola manda la lettera alla Lego, ma poi la gira a un sito, The Society Pages , da dove diventa virale in pochi giorni.
Potremmo perciò concludere che è, grazie a questa letterina, che da questa settimana la Lego ha messo in vendita una scatola con tre scienziate donna. Si chiama Research Institute, Istituto di Ricerca, e dentro ci sono una paleontologa, un’astrofisica e una chimica, con tanto di scheletro di dinosauro, telescopio e provette. Come dire che una bimba di sette anni ha fatto capire alla Lego che deve cambiare prodotti, perché la cultura del mondo, e anche quella dei bimbi di sette anni, sta cambiando.
Ma la verità è che la letterina di Charlotte ha accelerato un percorso che la Lego aveva già
intrapreso e verso il quale spingevano anche scienziate in carne ed ossa. Research Institute infatti è stato ideato dalla geofisica Ellen Kooijman che tempo fa si era connessa a “Lego Ideas” e aveva fatto quello che il sito chiede: condividere idee e progetti con la società di giocattoli. «Come scienziato donna ho notato due cose sui giocattoli Lego: un rapporto distorto tra le figurine maschili e femminili, tanti uomini e poche donne; e una rappresentazione estremamente stereotipata nelle poche figure femminili presenti». Aveva poi proposto la creazione del laboratorio con le tre scienziate ora in vendita.
L’analisi del rapporto uomo/donna nei giochi Lego era stata affrontata perfino da Scientific American che aveva pubblicato uno studio semi-scientifico sui personaggi della Lego, le percentuali fra i generi e il tipo. Solo un dato: ci sono quattro maschi ogni donna. Perciò già l’anno scorso la Lego aveva prodotto il suo primo scienziato donna: la professoressa “C. Bodin”, vincitrice di un “Premio Nobrick”, esperta nel ricollegare gli arti delle figurine Lego che hanno perso un braccio o una gamba. Ma ecco la lettera di Charlotte dà la spinta finale: arrivano le tre scienziate.
Ma, da almeno un anno, bambini come Charlotte hanno trovato genitori che condividevano le loro richieste di parità. Da tempo in Gran Bretagna era partita la campagna “Let Toys Be Toys” (lasciamo che i giocattoli siano giocattoli) per smetterla con la divisione ossessiva che le catene commerciali come Toy R Us e altre fanno tra i prodotti per maschi e femmine. Charlotte ha chiesto di poter scegliere: voglio poter vedere donne che lavorano e nuotano con gli squali. Lasciate che i giocattoli siano uguali, poi saremo noi bambini a decidere come giocare.

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