Le paure delle donne.

D.Repubblica/Benessere 4 settembre 2014 – Brunella Gasparini

Temo sempre di non saper trovare la strada giusta.
Capita di pensare di essere diversa da come le persone che amiamo vorrebbero, o di aver imboccato strade indicate da qualcun altro. Una delle 7 tipiche paure femminili che provocano ansia e impediscono di realizzarsi veramente, descritte dalla psicoterapeuta Michela Rosati nel suo libro La gabbia di carta. Ne analizziamo una per una, per imparare a conoscerle, conviverci e dominarle.

Noi donne possediamo grandi risorse, sensibilità, intuito. Una interiorità ricca, abitata, vivace. Ma spesso ci areniamo, ci incartiamo nelle convinzioni, nei dubbi, nelle paure di non essere all’altezza, di deludere gli altri, di non avere scampo. Rimaniamo in situazioni stagnanti, complicate, dannose dalle quali non riusciamo a smarcarci. Ci ingessiamo da sole. Non è facile intravedere e fare propri modi nuovi di stare e di agire nelle situazioni, abbandonando abitudini e schemi consolidati di pensare. Di porsi consapevolmente in ascolto di se stesse, di prendersi cura delle parti più nascoste e sotterranee. Di gettare luce sulle paure più profonde, che facilmente esorcizziamo e raggiriamo ma con le quali difficilmente entriamo veramente in contatto.

Reagiamo alla sofferenza con la smania di risolvere, fare, metterci sopra qualcosa, porvi fine. Quando invece la risposta non è superarla ma attraversarla, starci dentro, ascoltarla. Concedendoci tempo e spazio. Prendendo confidenza con i nostri confini mentali ed emotivi. Affrancandoci da illusioni, blocchi e meccanismi mentali che non permettono di guardarsi dentro e capire veramente chi siamo. Un lavoro importante su noi stesse qualunque sia la nostra età, il momento di vita che attraversiamo, il nostro passato. Che può aprirci “ad una nuova considerazione di noi stesse per cambiare significato a quello che ci accade”. Così la psicoterapeuta Michela Rosati nel suo libro La gabbia di carta. Sette comuni paure che bloccano la felicità delle donne (Intermedia edizioni) in modo delicato e intimo ci parla di noi stesse e ci aiuta a riflettere sulle paure più comuni che ci attanagliano, impedendo di realizzarci.

La paura di non trovare la strada giusta si riferisce alla difficoltà di essere se stesse, di venire allo scoperto, di esprimere la nostra vera essenza. Spesso infatti le direzioni che diamo alla vita non ci realizzano pienamente, non rispondono ai reali bisogni, non parlano veramente di noi. Molte volte ci sono strette, ci portano via, deragliano dal nostro Sé. Sono tracciate sulle aspettative di persone che ci sono vicine o che ancora vivono dentro di noi, che amiamo e non vogliamo deludere. Sulle attese sociali, sugli stereotipi che ancora marcano strette noi donne. Sui desideri di altri che confondiamo per nostri trascinandoci in un equivoco. Sulle attese di qualcuno che ci ha fatto capire che per essere benvolute bisogna essere in un dato modo.
Essere come vogliono le persone che amiamo, diventare come ha voluto qualcun altro inizia nell’infanzia, nell’adolescenza, quando impariamo a fare quello che la famiglia ritiene più appropriato, che la società si aspetta, che il partner desidera… Perché siamo legate e intrigate in modo complesso agli altri, tra esigenze di amore, accettazione, attenzione, fin da quando nasciamo. In un certo senso rimaniamo condizionate, inconsapevolmente, da schemi cognitivi e affettivi strutturati precocemente che influenzano poi le scelte, i pensieri, i comportamenti. Che influenzano la visione di noi stesse, degli altri e di quello che ci aspettiamo dalla vita. Per venire riconosciute, accettate, amate, impariamo ad essere in un dato modo, ad interpretare ruoli, a farci piacere cose, persone e professioni che non ci appartengono veramente.
Così ci ritroviamo a vivere un ruolo che non è nostro e spesso fatichiamo per cercare di farci andare bene qualcosa che invece non ci va bene per niente, avvelenandoci di rancore e rimpianto, a volte. Inchiodate in uno stato di perenne ansia, insoddisfazione. Deluse e amareggiate ci sentiamo imbrogliate, “qualcosa” ci ha messo di mezzo, non ci ha permesso di realizzare quello che volevamo veramente. Ma non riusciamo a smarcarci, abbiamo paura di essere considerate incapaci, irresponsabili. Abbiamo paura di cambiare. A volte falliamo in modo eclatante, non riusciamo più a reggere la parte e solo con il tempo ci rendiamo conto che questa è stata un’occasione per ritrovare i fili della nostra autenticità.
Perché gli aspetti più veri di noi rivendicano la loro esistenza ed è necessario riconnettersi a loro per esprimere il nostro potenziale, autorealizzarsi, diventare quello che siamo veramente. Come ci spiega la psicologa Rosati nel suo libro, “pensare di rinunciare totalmente ai nostri più profondi desideri per evitare di confrontarci con il rischio di non riuscire a soddisfarli, non è una buona strategia, perché invece di proteggerci, il più delle volte, esilia la nostra anima in luoghi non accessibili alla felicità”.

Essere autentiche è veramente difficile. Si può imparare crescendo, solo se riusciamo a fare un profondo lavoro su di sé. Guardandosi dentro, imparando ad ascoltarsi e a interpretare cosa sentiamo e vogliamo veramente. Dando credito al nostro intuito, a tutte quelle sensazioni, idee, immagini improvvise che ci raccontano, ci suggeriscono storie diverse di noi. Andando incontro alla paura di confrontarci con la realtà, anche temendo di non trovare la strada giusta. E’ importante darsi il permesso di essere quello che siamo, di provare quello che proviamo, di realizzare la nostra vita così come vogliamo perché, come si legge nel libro, “ci vuole coraggio per guardare profondamente dentro di sé, ma finché non ci saremo riusciti, non potremo sperimentare una vera pace, né un’autentica libertà.”

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