“Pipeline”

Presentazione di “Pipeline”, progetto fotografico sul fenomeno della tratta nigeriana in Italia, presente l’autrice

17 Ottobre, ore 18, Fondazione dell’Avvocatura Torinese “Fulvio Croce” Via Santa Maria 1 Torino

 

Elena Perlino, membro dell’agenzia fotografica Picturetank di Parigi, si è occupata negli ultimi anni di fenomeni migratori e di tratta a scopo di sfruttamento sessuale. Il suo progetto fotografico Pipeline, selezionato come Nominee per Magnum Emergency Fund,ha ricevuto nel 2013 il sostegno di Open Society Foundations ed è stato pubblicato nel 2014 da Maarten Schilt Publishing e André Frère Éditions. Sarà presentato venerdì 17 ottobre alle ore 18 presso la Fondazione dell’Avvocatura Torinese “Fulvio Croce” (via S. Maria, 1). Vi partecipano, oltre all’autrice: Francesca Bosco che fa parte dell’Unità Crimini Emergenti dell’Unicri, l’istituto interregionale delle Nazioni Unite per la ricerca sul crimine e la giustizia e che lavora da tempo in ambito di contrasto alla criminalità organizzata e nello specifico della tratta; Rosanna Paradiso, presidente di Tampep, associazione che promuove azioni e politiche basate sul rispetto dei diritti delle persone immigrate, anche prostitute; la presidente della Fondazione dell’Avvocatura torinese Fulvio Croce avv. Emiliana Olivieri, Laura Onofri di Snoq. Coordina la giornalista Stefanella Campana.

Il reportage verra` esposto al Festival Les Rencontres Internationales de la photographie en Gaspésie, Canada nel 2015. Le fotografie di Elena Perlino sono state esposte a Visa pour l’image, Perpignan, Francia – Lawndale Art Center, Houston, Texas – Rencontres Internationales de la Photographie, Arles, Francia – Museo d`arte contemporanea di Genova.

Il progetto fotografico Pipeline intende documentare il fenomeno della tratta nigeriana in Italia, raccontando per immagini la storia delle donne di Benin City – (Edo State, Nigeria) da cui proviene l`80% delle donne nigeriane vittime di tratta che incontriamo sulle strade italiane. Il lavoro svolto è stato realizzato tra il 2006 e il 2013 nelle città di Torino, Genova, Roma, Napoli e Palermo. Le immagini mostrano la realtà quotidiana delle donne ritratte, tra chiese pentecostali, club nigeriani, vita sulla strada e centri di detenzione temporanea. Il reportage intende mostrare complessità e contraddizioni che si celano dietro il percorso migratorio delle donne nigeriane nel nostro paese, spesso fortemente voluto dalle famiglie d’origine.

Secondo le stime di UNODC (United Nations Office on Drugs and Crime) la Nigeria è tra i primi otto paesi al mondo per numero di esseri umani oggetto di tratta. Il legame con la maman, principale sfruttatrice, condiziona il lavoro sulla strada, garantisce il controllo sul pesante debito da rimborsare e genera l’impossibilità d`integrarsi. Il distacco dal clan, primo anello della catena di schiavitù e, al tempo stesso, unico contatto con il mondo e la cultura di provenienza, diventa il primo passo verso la liberazione. Nel percorso d’affrancamento dallo sfruttamento a scopo sessuale intervengono le unità di strada, i centri d’accoglienza e non ultimi i clienti stessi, il cui ruolo diventa duplice. Da una parte, infatti, essi alimentano il flusso delle donne nigeriane in Italia, dall`altra costituiscono spesso una risorsa per le donne stesse, nel difficile percorso di riscatto dallo sfruttamento. Come scrive Giuseppe Carrisi (La fabbrica delle prostitute, Newton Compton Editori, Roma, 2011) “La prostituzione da noi è un business, anzi il business. E nessuno si scandalizza. I giornali locali chiamano la rotta delle schiave sessuali pipeline, “oleodotto”. E, a ben guardare, non c’è tanta differenza tra le ragazze e il petrolio. Entrambi rendono un sacco di soldi”.

www.elenaperlino.com; www.picturetank.com; www.andrefrereditions.com; www.schiltpublishing.com

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