Lettera a Malala di un ragazzo pachistano “Scuola negata alle donne? Non ha senso”

Corrieredellasera.it – La 27 ora – 10 dicembre 2014 – Vivviana Mazza

Pubblichiamo la lettera di Babar Khan Yousafzai, un ragazzo pachistano di 24 anni che studia Lingue presso l’Università di Cassino. Alcuni nel suo Paese non ammirano Malala, ma lui sì la considera un modello per i musulmani (nella foto: Malala rilegge il suo discorso prima di ricevere il Nobel oggi a Oslo).

Malala Yousafzai, attivista pachistana per il diritto all’istruzione, insieme all’attivista indiano per i diritti dei bambini Kailash Satyarthi, ha vinto il Nobel per la Pace. A 17 anni, Yousafzai è oggi la più giovane vincitrice. Nell’ottobre del 2012 i talebani le spararono per aver parlato a favore dell’istruzione delle donne. Nonostante questo, non si è arresa ma ha riaffermato l’importanza della sua causa.

La storia di Yousafzai confuta gli stereotipi che vedono le donne musulmane come bisognose di salvezza esterna dall’oppressione portando l’attenzione non solo sulle attiviste musulmane come Malala ma motivando altre a fare altrettanto. L’idea che le donne musumane debbano essere subordinate agli uomini non ha senso. In realtà, molte nazioni a maggioranza musulmana, come la Tunisia, l’Algeria, l’Iraq, l’Afghanistan, hanno oggi maggiori percentuali di donne nei loro parlamenti rispetto agli Stati Uniti.

Coloro che nei Paesi a maggioranza musulmana si oppongono all’istruzione femminile si basano su valori culturali e non sull’Islam in sé, perché l’Islam fa riferimento direttamente e indirettamente all’istruzione come un dovere per uomini e donne. Si può discutere e dibattere sull’opportunità o meno di un curriculum laico, ma queste sono questioni che richiedono un dialogo e non giustificano un divieto dell’istruzione femminile.

Yousafzai ci ricorda che “Non possiamo avere successo se metà di noi viene esclusa”. Sappiamo che investire nell’istruzione delle donne è di beneficio non solo alle donne ma all’intera comunità. L’istruzione femminile ha un ruolo enorme nell’affrontare questioni globali come la lotta alla povertà e la mortalità infantile. Per esempio, secondo l’Unesco, tra gli anni 1970 e 2009, la crescita dell’istruzione femminile ha prevenuto la morte di 4 milioni di neonati. Una madre che ha ricevuto un’istruzione minima ha il 50% di probabilità in più di tenere in vita il proprio bambino oltre i 5 anni.

Quando Malala è apparsa alla tv americana, al Daily Show With Jon Stewart e le hanno chiesto che cosa farebbe se si trovasse di fronte l’uomo che e ha sparato, lei ha risposto “Gli dirò quanto è importante l’istruzione per i suoi figli”. Dopotutto, il legame tra ignoranza e paura è forte,, ma per fortuna non è impenetrabile. Per costruire una società più prospera l’istruzione deve essere accessibile a tutti, al dilà del sesso, razza, classe, e regione. Andare a scuola non sarà sufficiente a creare persone di mentalità aperta e ben informate, ma è comunque nostro dovere dare ai bambini la possibilità di accedere ad una istruzione di qualità.

Non c’è uguaglianza tra uomini e donne nell’istruzione in tutto il mondo, ed è importante sradicare la tendenza ad escludere e scoraggiare le donne da alcune discipline. Per questo, il lavoro di Yousafzai deve far riflettere ogni comunità sulle mancanze all’interno di ogni sistema educativo. Il riconoscmento del suo lavoro ispirerà altre persone sulla stessa strada. Noi giovani siamo i leader del futuro. Abbiamo la responsabilità di partecipare attivamente a migliorare il nostro mondo. Yousafzai ricorda il nostro diritto all’istruzione indipendentemente dalla nostra identità di genere.

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