Quanto danno può fare una pubblicità.

Laura Onofri 16 dicembre 2014

Siamo abituate a denunciare e a criticare pubblicità offensive o discriminatorie e spesso lo IAP, l’Istituto di Autodisciplina Pubblicitaria ci dà un grande aiuo in questo senso. Normalmete sono pubblicità sessiste, lesive della dignità delle persone, delle donne in particolare, o violenti e volgari.
Questa pubblicità del marchio Prada fa forse ancora più danno, pur non potendosi tecnicamente classificare come una pubblicità sessista o violenta.
Ritrae tre ragazze, con un’aria molto infelice, e probabilmente anoressiche che pubblicizzano uno dei brand di abbigliamento più importanti del nostro Paese. Quante giovani adolescenti, affascinate dal marchio possono essere indotte a pensare che quello sia il canone di bellezza a cui di sevono uniformare per essere piacenti?

Il messaggio subliminale di Prada è certamente quello di stimolare l’acquisto del prodotto,e non quello di favorire l’anoressia, ma per fare questo sceglie modelle chiaramente anoressiche, non preoccupandosi assolutamente del modello culturale che impone.
Mi chiedo: per vendere abiti, borse e scarpe è proprio necessario questo? Non potrebbero i pubblicitari e l’azienda fare una pubblicità corretta e sensibile anche questi temi usando modelle di taglie comuni?
Forse non abbiamo strumenti per contrastare questa pubblicità se non quelli di inondare di mail la
società e di non comprare i suoi prodotti.

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