Passa la risoluzione Tarabella su uguaglianza di genere, ma passa anche l’emendamento PPE

Laura Onofri

Passa la risoluzione, non legislativa, Tarabella che invita l’Unione a migliorare le politiche per raggiungere la parità tra donne e uomini, ma passa anche l’emendamento PPE che ribadisce che sanità e diritti sessuali e riproduttivi sono di competenza dei singoli Stati.

La risoluzione è un passo fondamentale per cercare di raggiungere l’eguaglianza in molti ambiti della società e per il contrasto alla violenza sulle donne. I deputati (441 voti favorevoli, 205 contrari e 52 astensioni), esortano gli Stati membri , nell’ambito della disciplina del lavoro ad
-applicare pienamente la direttiva relativa all’attuazione del principio della parità di trattamento e di pari opportunità di uomini e donne in materia di occupazione e impiego;
-sbloccare i progetti di legge sulle quote femminili nei consigli di amministrazione e promuovere le politiche educative che incoraggiano le donne a scegliere carriere nel campo della scienza e nella tecnologia dell’informazione e delle telecomunicazioni (TIC);
-affrontare le problematiche delle donne che lavorano a tempo parziale, del lavoro sotto-retribuito e precario e garantire che siano assicurate cure di qualità ai bambini e alle persone non autosufficienti.

Nella direzione corretta vanno le direttive sulla condivisione delle responsabilità familiari, sia promuovendo una maggiore flessibilità nell’organizzazione del lavoro, sia chiedendo che ai padri venga garantito un congedo di paternità retribuito di almeno 10 giorni, e sollecitando il Consiglio dei ministri perché ponga fine alla situazione di stallo sul progetto di direttiva relativa al congedo di maternità, bloccato dal 2010. I deputati, chiedono anche alla Commissione europea di intervenire con un sostegno finanziario affinchè nidi e scuole materne siano offerti alle famiglie a prezzi accessibili: questo permetterebbe alle madri di non decidere di lasciare il lavoro dopo la maternità, cosa che ancora troppo frequentemente succede.

Infine l’ultimo ambito della risoluzione riguarda i diritti alla salute sessuale e riproduttiva: il testo liberato dall’aula insiste sul fatto che “le donne debbano avere il controllo della loro salute e dei loro diritti sessuali e riproduttivi, segnatamente attraverso un accesso agevole alla contraccezione e all’aborto» La questione ha diviso per mesi gli schieramenti e molti deputati si sono appellati a questioni di coscienza al fine di non approvare questa parte del testo.
Non avendo ottenuto questo risultato il PPE ha presentato un emendamento, approvato, che ribadisce che in materia di sanità e di diritti sessuali e riproduttivi la competenza è dei singoli Stati, facendo salvo il ben noto principio di sussidiarietà. In sostanza il rischio è che ci siano ancora trattamenti diversi in tema di aborto e contraccezione per le donne europee.
Con questa risoluzione si è affermato un principio, ma l’esigibilità di un diritto rimane ancora un’utopia per tante donne.

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