Senza lavoro dopo un figlio Il fallimento del sistema inglese

Corriere della sera.it – La 27 ora 8 agosto2015 – Caterina Belloni

53mila donne incinte saltano gli appuntamenti di controllo dal ginecologo per evitare contestazioni di capi e colleghi. E neomamme discriminate più di quanto accadesse dieci anni fa secondo la Equality and Human Rights Commission

Se la parità tra i sessi è un’ipotesi, la discriminazione delle neomamme è una certezza. Almeno a giudicare dai dati diffusi nel Regno Unito dalla commissione sull’uguaglianza e i diritti umani, che ha verificato che le donne dopo il parto faticano a rientrare nel mondo del lavoro più di quanto non accadesse dieci anni fa. Segno le che politiche di genere, i discorsi sul welfare e i progetti di paternità responsabile non hanno attecchito come ci si aspettava.

I numeri diffusi dalla commissione britannica sono pesanti. Fatte le proporzioni, ogni anno circa 54mila neomamme perdono il loro lavoro, licenziate o mobbizzate al punto da essere costrette a dimettersi. Nello stesso lasso di tempo circa 53mila donne incinte saltano gli appuntamenti di controllo dal ginecologo per evitare contestazioni di capi e colleghi, nonostante sappiano che il loro comportamento potrebbe mettere a rischio la salute del nascituro.

Venendo ai dettagli dell’indagine, condotta su circa 3200 donne, una neomamma ogni nove ha dovuto lasciare il proprio posto di lavoro, reso insopportabile da colleghi e capi. Un’ingiustizia forte, ma non l’unica. Il 10 per cento delle intervistate, infatti, ha confessato di essere stata trattata peggio dal proprio datore di lavoro dopo il rientro dalla maternità, mentre una ogni cinque ha dovuto fare i conti con commenti negativi dei colleghi e il 7 per cento sì è sentita ingiustamente messa sotto pressione una volta dichiarato il proprio “stato interessante”.

Al di là del mobbing, la ricerca ha fatto emergere anche questioni pratiche ed economiche di cui vale la pena di tenere conto. Il venti per cento del campione ha infatti riferito di aver visto ridotta la propria paga o tagliati i bonus già acquisiti, quando ha ripreso il proprio incarico dopo la maternità. Persino nei luoghi di lavoro dove viene garantita la flessibilità di orario, infine, le neo mamme sostengono di sentirsi meno valorizzare e considerate.

Valutazioni che sono confermate anche da Justine Roberts, responsabile del sito per famiglie Mumsnet, che per le donne inglesi è un punto di riferimento fondamentale. «Nonostante esistano leggi per proteggere le donne dalle discriminazioni sul luogo di lavoro è chiaro che in molti casi le aziende non seguono le regole – ha dichiarato al Guardian – . In base a un sondaggio fatto tra le nostre utenti, poi, due terzi delle donne si sentono meno considerate nel mondo del lavoro dopo aver partorito e credono che sia difficile fare carriera».

Una percezione che finisce per minare l’autostima delle signore, ma ha ricadute drammatiche soprattutto sulla forza lavoro britannica. Che perde competenze e abilità, mettendo all’angolo giovani professionisti di talento soltanto perché scelgono di avere dei figli.

Come se essersi prese un po’ di tempo per portare avanti la specie fosse un limite, non un compito fondamentale e anche meraviglioso.

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