La parità di genere comincia (anche) dalla lingua

CittAgorà – Periodico del Consiglio Comunale di Torino – 15 settembre 2015
Claudio Raffaelli

Il professor Norman Fairclough, linguista di fama mondiale, ha contribuito fortemente a fare chiarezza sul rapporto tra linguaggio e struttura gerarchica della società con il suo libro Language and power, pubblicato nel 1989. Le forme che il linguaggio assume sono una cartina di tornasole dei rapporti di forza sociali. E delle disparità di genere, che a questi sono strettamente connesse. Nell’aprile scorso, il Consiglio comunale di Torino aveva approvato una mozione (prima firmataria Laura Onofri, PD), che impegnava il Comune ad una semplice ma importante azione affermativa in questo campo, adeguando – ovviamente nel rispetto della lingua italiana codificata – tutta la sua modulistica e le sue attività di comunicazione in modo da mettere in evidenza entrambi i generi, ivi compreso l’aggiornamento in questo senso del testo dello Statuto della Città. Statuto il quale, peraltro, prevede apertamente che tra le finalità del Comune vi sia quella di “agire attivamente per garantire pari opportunità di vita e lavoro a uomini e donne”, nonché “rimuovere le discriminazioni basate sulle tendenze sessuali”.

Occorre quindi superare, laddove necessario, le consuetudini di una lingua troppo spesso declinata al maschile Qualche esempio? Usare “Persone” e non “uomini”, “lavoratori e lavoratrici” invece di “lavoratori”, “il/la sottoscritto/a” invece di “il sottoscritto”, “i cittadini e le cittadine” (o “la cittadinanza” invece de “i cittadini” o infine “la dirigente Anna X” invece di “il dirigente Anna X”.
Mercoledì scorso, le commissioni Pari Opportunità e I Personale e Bilancio, presiedute rispettivamente da Laura Onofri e Alessandro Altamura, si sono riunite per verificare gli esiti dell’approvazione della mozione. Una bozza di testo dello Statuto con le modifiche richieste è in dirittura d’arrivo – ovviamente sarà il Consiglio comunale ad esaminarla e votarla – mentre si sono già svolti alcuni incontri di un gruppo di lavoro specifico, formato da rappresentanti di Comune, Regione, Città Metropolitana e TGR RAI. L’obiettivo è quello di realizzare una Carta d’intenti, applicabile sia in ambito pubblico che in aziende private, sul linguaggio di genere. Una bozza dovrebbe essere definitivamente varata proprio in questi giorni.
La Città di Torino, in questo modo, si pone come capofila di un movimento di pensiero, a livello territoriale, che si prefigge una migliore attenzione alle questioni di genere, che non sono solo un fatto di modulistica ma anche di linea di condotta, di relazioni interne all’azienda, in tutti gli aspetti – organizzativi, gerarchici, di relazione umana – che la compongono.

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