Belle o brutte son distrutte

Caratteri liberi – 15 marzo 2016 di Loredana Biffo

In merito alle dichiarazioni di Bertolaso sulla ministra Meloni che si candida a sindaca di Roma, e a suo dire inadatta al ruolo perchè futura mamma, possiamo ragionevolmente sostenere che la società italiana è ancora pervasa da un marcato sessismo, che ha proprio la caratteristica di essere così radicato nella quotidianità da diventare invisibile, opaco, difficile quindi da concettualizzare e combattere.

Il quadro che ne esce da questi episodi di violenza verbale, istituzionale e di narrazione delle cronache, è un pericoloso atteggiamento paternalista che continua a collocare l’immagine femminile nel limbo delle creature deboli da difendere, e reitera la figura maschile – violenta anche nel linguaggio – che agisce in virtù della sua supposta “natura predatoria”; anche questo mito del “naturale” contribuisce a sostenere stereotipi vari. Salvo poi attivare il modello speculare della figura femminile malvagia quando si verificano episodi di infanticidio, abbandono ecc, in questi casi si dice che sono “madri snaturate”.

Naturalmente queste sono le due immagini storicamente rappresentanti il mondo femminile (di cui le religioni monoteiste hanno il merito di aver fatto un lavoro millenario sull’implementazione dello stereotipo dell’inferiorità della donna) che ne esce comunque minoritario e subalterno a quello maschile, il quale detiene saldamente il potere proprio attraverso la reiterazione di tali modelli. Si pensi al caso della giovane donna ingegniera considerata troppo avvenente per tale mestiere (sic).

Eva Cantarella (1981) scrisse un libro sulla condizione della donna nell’antichità greco-romana, dove un verso di Euripide definiva la donna “un ambiguo malanno”. E ancora oggi viene collocata in una dimensione di binomio debole/malvagia, a seconda di come conviene.

Mai che si dica che le donne non sono una categoria ma delle persone, e come tali possono essere buone o cattive esattamente come gli uomini, e che la questione dell’istinto materno oltre a relegare l’essere umano in una condizione di pura azione istintuale, è funzionale al mantenimento di un ruolo che si vorrebbe ancora unico e statico; ma i cambiamenti sociali sono in essere da tempo, si pensi alla questione delle famiglie arcobaleno. Probabilmente è per questo che sono così avversate dai conservatori che vorrebbero mantenere saldo lo stereotipo della famiglia uomo/donna.

Mai che a qualche politico illuminato venga in mente che sarebbe il caso di smantellare il modo in cui si comunica attraverso l’oggettivazione della donna, di istituire dei corsi scolastici dove si parli del genere e degli stereotipi, nient’altro che un’educazione al sociale in fin dei conti.
Del resto tutti i gruppi dominanti creano ideologie atte a giustificare come e legittimo e moralmente necessario il loro dominio, tali ideologie vengono accettate o subite dai membri dei gruppi dominati.

Queste sono forme subdole di sessismo che pervadono la società, ma i sessisti moderni credono di essere a favore dell’uguaglianza, della protezione paternalista delle donne – Bertolaso ha tentato di aggiustare il tiro dicendo che “essendo affezionato alla ministra Meloni”, desidera per lei il meglio, e che è troppo duro fare la sindaca con marmocchio appresso; non rendendosi conto di trattare in modo differenziato le persone in base all’appartenenza di genere, contribuendo così al mantenimento della discriminazione.

L’ideologia sessista, è funzionale a legittimare l’inferiorità femminile mediante un potente sistema di costrutti sociali che si articolano in diverse forme di sessismo. Poichè le tradizioni vengono date per scontate, storicamente il trattamento delle donne va in direzione del mantenimento di uno status inferiore e da tutelare. Questo è un modello da scardinare se si vuole risolvere il problema, e cominciare a lavorare sullo smantellamento delle tradizioni, che non implicano una “propria bontà” o “naturalità”, o peggio ancora perché “si è sempre fatto così”. Ed è così infatti che la candidata sindaca 5 stelle a Milano viene apostrofata come “obesa”, i Grillini in parlamento dissero alle deputate Pd che erano li perché “brave a far pompini”, la minsitra Boschi troppo avvenente, la Rosi Bindi troppo brutta e via dicendo; nessuno escluso, la politica è tra gli ambienti più misogini che esistano, ma anche in altri ambiti non si scherza.

La battaglia è oggi più ardua rispetto al passato, perché il sessimo è più viscido e subdolo rispetto al maschilismo storico; si pone come benevolo, e ne rende difficile il riconoscimento da parte delle donne stesse; la dice lunga il fatto che la Meloni stessa abbia dato annuncio della sua maternità nell’ambito del family day, tra l’altro con l’intento di discriminare a sua volta i gay dall’essere genitori, e riaffermare il primato femminile della maternità.

Il neo sessismo si articola nella credenza che la parità sia stata raggiunta, e che pertanto le misure di contrasto alla discriminazione siano inopportune o addirittura si corra il rischio di introdurre pregiudizi contro gli uomini. E’ così che il diniego della discriminazione sopisce le voci di protesta rendendo più difficile far scattare meccanismi di protesta e azioni collettive, pena, il consolidamento del sistema, se non il peggioramento.

A tal proposito è anche contestabile la dichiarazione di Natalia Aspesi su Repubblica di oggi, dove sostiene che che: “i maschi sono per natura da sempre maschilisti. Lo sono stati per secoli, per legge, per religione, natura, cultura storia, denaro, potere e mamme adoranti. Da anni cercano di correggersi, ma non ce la fanno fino in fondo”.
Ecco lo stereotipo speculare servito su un piatto d’argento; e secondo la Natalia Aspesi non rimane altro da fare che stare zitte e ridere dei maschilisti. Invece no, è necessario non continuare a incarnare il canone, il prototipo, la norma. Non vi è nulla di naturale nell’ideologia dominante che ha scritto la storia e dettato la costruzione del sociale.

E’ proprio tale supposta “naturalità” che ha reso il maschile dominatore del femminile.
Pierre Bourdieu sostiene che “la forza dell’ordine maschile si misura nel fatto che non deve giustificarsi: la visione androcentrica si impone i quanto neutra e non ha bisogno di enunciarsi in discorsi miranti a legittimarla”.

Il maschile posto quindi come il genere umano universale che si basa sul privilegio – costruito – del non aver bisogno di pensare in termini di genere (un uomo non si pone e non gli si pone il dover scegliere tra carriera e paternità), contrariamente a quanto succede alle donne la cui posizione sociale ripropone puntualmente la loro condizione femminile.

E’ un peccato che una femminista storica qual è l’Aspesi, dimentichi che il primo pensiero femminista aveva incrinato proprio tale quadro affermando che mascolinità e femminilità sono “costruzioni storico-sociali”, non aspetti della “natura”. Oltretutto si corre in tal modo il rischio di sentirsi rispondere dal maschilista di turno che le donne sono destinate “per natura” ad fare le madri, invalidando così ogni argomentazione. Allora si rende necessario partire dal linguaggio per riportare la questione nella giusta dimensione e scardinare la mascolinità egemone di quelle pratiche e linguaggi che perpetuano il dominio maschile sul femminile.

“Femmine si nasce, donne si diventa” Simone de Beauvior

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