Solo tre candidati sindaci a Torino rispondono alle nostre domande!

Chi governerà Torino dopo il 5 giugno, come intende amministrare la città con un’attenzione anche agli aspetti di genere?

SenNonOraQuando? Torino ha rivolto ai più conosciuti candidati-sindaci dieci domande: dalla parità in giunta e nei C.d.A. delle partecipate ai servizi adeguati alla conciliazione tra lavoro e famiglia, dai centri antiviolenza al linguaggio corretto e alle misure per migliorare la vita delle donne.

Solo tre candidati hanno risposto puntualmente a tutte le domande che qui di seguito potrete leggere e trarre le vostre conclusioni: Piero Fassino, Giorgio Airaudo e Mario Cornelio Levi.

E’ molto deludente constatare che tanti candidati, tra cui una candidata donna, abbiano ignorato questa occasione di confronto, la conferma di una preoccupante disattenzione da parte di molti partiti rispetto ai problemi delle donne.
Non dimentichiamolo.

Di seguito le domande e le risposte.

Queste le domande:
1. Se sarà eletto/a nella sua Giunta i due generi saranno equamente rappresentati?
2. La legge Golfo-Mosca prevede che si arrivi progressivamente al 30% di donne nei consigli di amministrazione delle società partecipate. Lei si impegna ad aumentare la percentuale prevista dalla norma?
3. Gli orari dei servizi (ad es. quelli per l’infanzia, ma non solo) sono ancora adeguati ai tempi del lavoro e della città oggi?
4. I servizi comunali vengono sempre più esternalizzati. Cosa può fare un/una sindaco/a per garantire la qualità dei servizi e tutelare le condizioni di lavoro?
5. Il comune di Torino è la più grande azienda della città per numero di addetti. Cosa intende fare per valorizzare il lavoro delle donne, favorire la conciliazione tra lavoro e famiglia e ridurre gli effetti del così detto “soffitto di cristallo” sulle carriere femminili?
6. La legge sul congedo di paternità obbligatorio prevede un solo giorno di assenza dal lavoro. Sarebbe disposto/a ad estenderlo, come fanno già alcune aziende, per i dipendenti del Comune di Torino?
7. Le leggi nazionali non limitano gli orari di apertura degli esercizi commerciali. A che prezzo per la qualità della vita dei cittadini? Lei cosa ne pensa?
8. Torino è stata una delle prime città d’Italia a creare un centro anti-violenza per le donne. Servirebbero ora più risorse per garantire un percorso di uscita dall’emergenza e permettere alle donne vittime di violenza di ricostruirsi una vita, ad es. trovando un lavoro e una casa. Investirà più risorse in quest’ambito?
9.Il comune di Torino ha appena aderito alla Carta di Intenti “Io parlo e non discrimino”. Cosa intende fare per sostenerla?
10. Quale crede sia il provvedimento più urgente per migliorare la vita delle donne a Torino?


Queste le risposte:

Piero Fassino

1) Assolutamente SI.Già nella consiliatura 2011-2016 le donne assessore sono state 4 su 11 e la vicesindaco dal 2013 è una donna. Per il prossimo quinquennio puntiamo alla parità.
Le donne sono una risorsa e non un obbligo e questo lo abbiamo dimostrato anche introducendo la doppia preferenza per le circoscrizioni benché non fosse previsto dalla legge.

2) SI. La Città di Torino non solo ha già raggiunto la percentuale del 30% ma, addirittura, in molti ambiti l’ha superata.
Basti pensare al mondo della cultura dove praticamente tutti i ruoli apicali sono ricoperti da donne.
Il nostro obiettivo, così come per la Giunta è assicurare il 50%. Obiettivo che abbiamo scritto nel Programma.

3)Siamo consapevoli che la nostra società propone modelli di lavoro e tempi sempre meno tradizionali. La Città di Torino ci lavora da anni. da anni è attenta a questo tema
Infatti, per tutte le/i dipendenti dal 2014 è stato introdotto il lavoro agile – flessibile che viene incontro alle lavoratici e ai lavoratori e permette di garantire 10 ore di apertura dei servizi al giorno.
Abbiamo, comunque, intenzione nel prossimo mandato di investire ancora in flessibilità per dare una risposta a tutti i bisogni delle famiglie.
In particolare per i servizi all’infanzia, si possono trovare soluzioni che permettano di usufruire dei laboratori, ludoteche, centri di cultura di Iter anche in orari alternativi e complementari dei servizi educativi classici per adeguarli alle nuove necessità lavorative delle giovani coppie.
Inoltre, già molti servizi di tipo amministrativo sono stati riorganizzati prevedendo la possibilità di accedere, previa prenotazione, per facilitare un accesso secondo i bisogni e nel prossimo mandato investiremo molto su una ancora maggiore digitalizzazione e semplificazione dei servizi:
Creeremo Sportelli/Punti unici di accesso, perché il tempo è prezioso e le risposte devono essere unificate in modo che le cittadine e i cittadini possano avere un unico interlocutore che si fa carico di mettere in collegamento i diversi servizi.
Lo faremo, in primis, per il welfare realizzando la “Casa del Welfare” dove si potranno trovare tutte le risposte per le famiglie: assistenza, casa e lavoro.

Il processo di semplificazione dei servizi, anche a livello metropolitano, avrà sempre grande rispetto e attenzione verso le persone con “digital divide” per età, cultura, lingua o difficoltà di accesso a internet.
Infine è utile ricordare che la Città di Torino è stata tra le prime amministrazioni che ha investito sul telelavoro e sullo smartworking e intende continuare a promuoverlo, sia per ie/i dipendenti, sia nelle partecipate e per le imprese del territorio.

4.L’esternalizzazione dei servizi è, come ben sapete, legata ai blocchi nelle assunzioni. Nonostante ciò la Città è riuscita a continuare ad investire sbloccando recentemente l’assunzione di 100 nuove risorse dedicate ai servizi fondamentali della città.
L’esternalizzazione, inoltre, comporta spesso un miglioramento del servizio perché induce a pianificare, progettare e procedere ad una valutazione costi/benefici, per cui il servizio affidato a terzi deve risultare preferibile rispetto alla formula organizzativa precedente.
Per questo motivo l’’attenzione alla qualità dei servizi e, soprattutto, la tutela delle condizioni i di lavoro nelle imprese che vincono i nostri appalti è in cima alle nostre priorità e continuerà a esserlo.

5.Dando una lettura al Bilancio di Genere della Città di Torino emerge chiaro che il “soffitto di cristallo” all’interno dell’Amministrazione è già stato abbattuto.
Le dirigenti e le posizioni organizzative sono praticamente il 50 % e le retribuzioni sono assolutamente paritarie; pertanto l’importante ora è investire in formazione e, soprattutto, attrarre risorse per poter invertire la tendenza e poter tornare ad assumere giovani.
E si sa… sempre più spesso .. nello studio e nei concorsi le donne eccellono.
Le Politiche di conciliazione tra tempi di vita e tempi di lavoro rivestono un ruolo strategico, non solo in relazione all’ingresso e/o alla permanenza delle donne nel mercato del lavoro, e/o alla lotta per le discriminazioni di genere che sul luogo di lavoro le donne ancora vivono, ma soprattutto per le opportunità di sviluppo che offrono, sono quindi determinato a favorire queste politiche.

6. La Città, in quanto Ente pubblico, non può prevederlo in autonomia laddove non sia previsto a livello centrale.
Come Presidente dell’Anci, però, mi impegno a condividere questa proposta con gli altri Sindaci e con il Governo.

7. A rischio di apparire poco liberista, trovo un po’ pericolosa, sul fronte dei diritti al riposo e alla libertà, soprattutto delle lavoratrici che hanno famiglia, la diffusione dell’apertura NO Stop degli esercizi commerciali.
Mi rendo però anche conto che è un trend internazionale e Torino è una metropoli a vocazione turistica e internazionale che deve sapersi adeguare alle nuove abitudini di vita .
Pertanto l’importante è che i diritti dei lavoratori siano sempre salvaguardati e questo è uno dei punti fermi che ho più volte sottolineato nel mio Programma.

8.Dal 2000 il Coordinamento Cittadino e Provinciale Contro la Violenza sulle Donne costituisce la “Rete” dei soggetti che, ciascuno nel proprio ambito di competenza, mettono a disposizione professionalità e servizi in campo sanitario, psicologico, legale, giudiziario e di ordine pubblico, culturale, socio-assistenziale ed educativo alle donne vittime di violenza.
E’ un’eccellenza in campo nazionale e dal 2007 raccoglie i dati sulla violenza sulle donne in base agli accessi delle donne ai servizi della Città. Torino è anche orgogliosa di avere un centro antiviolenza pubblico che fornisce una risposta e un aiuto a tutte le donne che subiscono violenze e maltrattamento. Opera in collaborazione con la rete dei soggetti istituzionali (forze dell’ordine, autorità giudiziarie, ospedali) e delle risorse del privato sociale (associazioni di volontariato afferenti al Coordinamento Cittadino e Provinciale Contro la Violenza sulle Donne
Esiste, poi, una Guida on line ai servizi della Città e forte è il nostro investimento rispetto alla violenza verso le donne con disabilità: attraverso il “Progetto Fior di Loto che si traduce nell’offerta di un servizio in ambito ginecologico a favore delle donne con disabilità fisico – motoria e le attività dell’Associazione Verba, in collaborazione con i Consultori Familiari dell’ASL TO1 e il Servizio Passepartout del Comune di Torino.
Come Città gestiamo anche una Casa rifugio per donne vittime di violenza che vi possono accedere con figli.
Per il prossimo quinquennio, per il contrasto alla violenza contro le donne, prevediamo di investire ancora in informazione con progetti mirati alle scuole, aumentando l’azione del Coordinamento cittadino contro la violenza sulle donne e dando sempre più attenzione alla sicurezza delle donne, soprattutto di notte.
Inoltre è opportuno continuare a lavorare su un “nuovo” modello di intervento in grado di creare una nuova consapevolezza culturale attorno alla tematica della violenza e tutela delle vittime attraverso l’ascolto e i programmi di cambiamento delle persone “maltrattanti” così come si sta già facendo negli ultimi anni.

9.La Città ne è stata promotrice insieme a Università, Consiglio regionale, Città metropolitana e Regione Piemonte ed è stata elaborata in modo che possano aderire realtà pubbliche e private. Continueremo a promuoverla con iniziative anche nelle scuole perché è proprio lì che deve iniziare il cambiamento culturale.
La Città ha già rivisto gran parte della modulistica, del sito internet e della comunicazione esterna ed interna in tal senso ed è all’ordine del giorno per il primo Consiglio post elezioni la modifica dello Statuto della Città, così come la promozione presso tutte le partecipate e le realtà che ricevono sostegno alle iniziative
Sono consapevole che il linguaggio è utilizzato ancora in modo “discriminatorio”, continuando a veicolare pregiudizi e stereotipi che trasmettono contenuti culturali e rappresentazioni delle donne legate ai ruoli tradizionali e rendendo perciò difficoltoso il percorso di rimozione degli stereotipi di genere. Questa carta ha quindi un valore importante e intendo promuoverla specialmente nelle scuole La Città di Torino ha anche appena approvato i Piani di Azioni Positive – PAP, che sono previste dalla normativa contro le discriminazioni e le pari opportunità.

10.
Proporrò da subito la redazione di un bilancio di genere preventivo e la costituzione di un osservatorio sull’impatto di genere delle deliberazioni della giunta. Sono strumenti che consentono di valutare l’operato dell’Amministrazione e di capire quale sia l’impatto delle politiche sulle donne. Inoltre la delega per le pari opportunità sarà rafforzata rispetto alla dotazione di risorse e affiancata e messa in maggiore correlazione con tutte le altre.

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Giorgio Airaudo

1.Mercoledì 18 maggio ho presentato una prima parte della mia Giunta nella eventualità della nomina a Sindaco: si tratta di tre donne e di tre uomini. Un criterio che intendo mantenere anche su altre eventuali indicazioni. Nella lista di Torino in Comune invece la proporzione è di 18 uomini e 22 donne.

2.Mi impegno al superamento della percentuale, certo della ampiezza delle candidature di genere e delle loro competenze. L’impegno vale per la responsabilità complessiva sulle designazioni dei rappresentanti della Città nei diversi Enti. Vale la pena ricordare che il comma 5 del Regolamento riguardante le nomine e le designazioni prevede l’intervento della Conferenza dei Capigruppo del Consiglio comunale che, si auspica, condividerà tale impegno.
Come avrete avuto modo di leggere, nel proporre il rinvio di importanti nomine in Fondazioni e Partecipate a dopo il voto (invito disatteso) ho proposto di utilizzare il metodo del sorteggio nella nomina nella metà dei/delle componenti che spettano al Comune. Anche in quel caso abbiamo stabilito che debba essere seguito il principio di parità di genere.

3.Dall’andamento delle iscrizioni agli asili nido, per la prima volta in calo e mediamente equivalenti alle disponibilità, si deduce un cambiamento della domanda, originariamente immaginata su un modello di coppia genitoriale costituita da due persone impiegate stabilmente in orari regolari. La discontinuità e la frammentarietà dei lavori e degli orari di lavoro introducono esigenze complementari alla frequenza del servizio nidi (full o part time che sia l’iscrizione) , ma sussiste tutta la necessità di una assunzione di responsabilità pubblica sull’educazione della prima infanzia. I servizi complementari e “leggeri”, quali gli spazi famiglie, i laboratori di lettura, le ludoteche, gli spazi gioco… pur essendo nati dalle progettazioni del Comune sono sempre meno gestiti e finanziati dall’ente e sempre più affidati al sostegno delle Fondazioni bancarie: ciò non ne garantisce la continuità.

4.Un Sindaco può evitare di gioire per la riduzione degli organici dei dipendenti comunali. Alla presentazione del bilancio di previsione 2016, l’Assessore competente al Bilancio e al Personale ha indicato a proprio merito la riduzione dei dipendenti comunali, sotto la soglia dei 10000. Questo andamento è la premessa dell’esternalizzazione dei servizi, soprattutto è la scelta per cui l’ente pubblico rinuncia a conoscere nella gestione la domanda espressa e le soluzioni organizzative contemporaneamente adeguate. La ricerca di un equilibrio favorevole tra gestione diretta e indiretta che consenta a operatori del pubblico e del privato sociale di confrontare le analisi e gli interventi, dovrebbe essere un impegno per contrastare gli effetti nefasti del blocco delle assunzioni nel pubblico, da un lato, e per introdurre la co-progettazione al posto delle gare per gli affidamenti dei servizi.

5.La più grande azienda della città per numero di addetti sembra aver deciso, dopo aver subito un dimagrimento indotto dal patto di stabilità inflitto da un Governo politicamente “amico”, di procedere in un digiuno auto inflitto. Fatte salve alcune assunzioni e alcune trasformazioni del rapporto di lavoro effettuate in “zona Cesarini”, gli investimenti per le introduzioni di nuove e giovani competenze sono confinate nelle riserve delle collaborazioni e delle consulenze, così come tra gli obiettivi manageriali sono indicati le riduzioni delle situazioni apicali, sicché le carriere complessivamente, quelle femminili particolarmente, sono congelate. L’introduzione dei saperi delle donne e le progressioni di carriera richiedono una sensibilità al genere, ma pretendono preventivamente il recupero dell’interesse al lavoro dipendente nel pubblico, oggi oggetto di una campagna denigratoria. Incredibilmente, visto che in ogni altro Paese europeo equivalente i dipendenti pubblici sono in numero superiore a quello italiano: si deve dedurne che la riduzione dei costi delle P.A. deriva da una scelta politica più che da un oggettivo allineamento agli standards europei. Una deriva che non ci appartiene e che contrasteremo.

6.Sono disponibile alla estensione e francamente non credo sia stato negato in Comune, nemmeno in passato. Non ci si può nascondere però che lo scarso ricorso da parte degli uomini alle normative relative alla genitorialità nasca da retaggi culturali che assegnano il lavoro di cura alle donne, ma anche da calcoli materiali, essendo in Italia il lavoro diversamente retribuito pur in parità di funzioni. Questa ultima questione è impegnativa al livello nazionale come a quello locale e riguarda più il lavoro nelle imprese che quello nel pubblico, coinvolgendo la responsabilità sociale d’impresa. Sarebbe utile impegnare le P.A., laddove erogano contributi alle imprese per ampliare l’occupazione, a condizionarli a requisiti sociali, quali le possibilità di esercitare le responsabilità genitoriali.

7.La città ha introdotto nella programmazione urbanistica la riconversione degli spazi a fini commerciali, di grande distribuzione. Quel tipo di interlocuzione non ha

consentito né una funzione di regolazione degli orari né una mediazione sulla ricerca di redditività dell’investimento iniziale. Nella lista Torino in Comune sono candidate donne dipendenti della grande distribuzione la cui testimonianza, rispetto ai turni e orari di lavoro o ai temi della conciliazione, risponde concretamente alla vostra domanda e al nostro posizionamento politico sul tema. Non si trascura, nella nostra analisi, il tema del “non luogo” rappresentato dai centri commerciali: essi si sono sostituiti ai luoghi di relazione e al recupero a fini sociali degli spazi dismessi. Sono dimensioni e luoghi “sospesi” rispetto alla vita delle persone e al radicamento territoriale; infatti sono funzioni che non disdegnano le collocazioni in periferia, essendo la loro vitalità tutta interna, slegata dal contesto, se non forse per la rete dei trasporti, e autonoma dalla preoccupazione del possibile cambiamento da indurre nelle aree circostanti.

8.I centri antiviolenza sono promossi da una serie di misure, nazionali, regionali e locali, che sanciscono le responsabilità pubbliche nel promuoverli e che rispecchiano le azioni di sensibilizzazione, anticipate da pratiche dirette, dei movimenti delle donne. Gli obblighi normativi non sempre sono stati confortati da equivalenti trasferimenti di risorse; ciò nonostante ritengo dovere della Città orientare investimenti in questa direzione. L’autonomia abitativa si collega a una questione paradossale della nostra città in cui, a fronte di vani non locati o non abitati, si assiste a sfratti per morosità incolpevole o alla impossibilità di abitazioni autonome per condizioni di emergenza, quali quelli delle persone vittime di violenza. La ricerca di soluzioni abitative adeguate dovrebbe contaminare anche le politiche per la casa, oltre le valutazioni della commissione emergenza abitativa. Spesso le tutele si esercitano, con strumenti di tipo comunitario pubblici o privati convenzionati, nelle situazioni madri/bambini, ma le condizioni di maltrattamento e di abuso coinvolgono anche donne senza figli.

9.L’adozione della Carta di intenti “io parlo non discrimino” per prevenire/eliminare ogni forma di discriminazione nel linguaggio degli atti amministrativi è ovviamente un impegno che assumo. Altrettanto ovvio sottolineare che il linguaggio, eventualmente discriminatorio, discende da una consuetudine a considerare la città, quindi anche i provvedimenti che la riguardano, indifferenziati e neutri, come se le persone che abitano la città non fossero, invece, espressioni di differenze, in primis di quella di genere. L’impegno sul linguaggio, allora, non sarà disgiunto da quello sulle politiche che dovranno introdurre l’ottica di genere nei processi deliberativi sulle diverse materie.

10.Il provvedimento più urgente, ma che richiede tempi di consolidamento, riguarda il cambiamento culturale nella progettazione della città. Oggi i trasporti, il verde, gli orari… vengono studiati e determinati come se le persone cui sono destinati non fossero diverse, per genere, per età, per possibilità. In realtà questa presunta oggettività non è neutra, ma corrisponde a un modello non dichiarato di uomo adulto e percettore di reddito, perché a quel profilo le istituzioni prevalentemente abitate da uomini sono abituate, perfino inconsapevolmente. L’urgenza è denunciare questa parzialità: vorremmo farlo con il mainstreaming, ovvero individuando una sorta di valutazione di genere, come esiste la compatibilità finanziaria e la valutazione di impatto ambientale, sugli atti amministrativi per rendere esplicito che cosa cambierà concretamente, a seguito di quelle decisioni, per le donne e per gli uomini di questa città.

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Mario Cornelio Levi

1. Sì nella mia futura giunta i generi saranno equamente rappresentati

2.Mi impegno a mantenere le quote del 30% e di fronte a candidate idonee ad aumentarla.

3.No gli orari dei servizi non sono adeguati alle esigenze e in particolare agli orari di lavoro . Ho come esempio la scuola materna di mio nipote in Inghilterra con servizio tutti i giorni escluse le festività e con un orario flessibile tale da tener conto delle famiglie nelle quali entrambi i genitori lavorano. Questa flessibilità ha però tariffe diversificate. Alla scuola materna si può lasciare il bambino sino alle 19

4.Non mi scandalizza l’esternazione dei servizi purchè ci sia un chiaro protocollo degli impegni ed un controllo stretto da parte dell’amministrazione con rescissione nei casi di inadempienza

5.Come detto in premessa non ci devono essere distinzioni o pregiudizi né nello stipendio né nella possibilità di carriera. Altro discorso è la conciliazione fra lavoro e famiglia che si può ottenere solo sulla gestione flessibile degli orari

6.Ma perché ci deve essere una differenza fra pubblico e privato?Un lavoratore/lavoratrice deve avere lo stesso trattamento sia nel pubblico che nel privato. Verificando la situazione non vedo come non si possa essere disponibili

7.Sicuramente è una comodità avere a disposizione attività commerciali sempre aperte; ma è proprio necessario? Inizialmente ero favorevole, col tempo ho cambiato idea e penso che rinunciare a fare acquisti dopo una certa ora e la domenica o nelle festività sia un miglioramento della qualità della vita delle lavoratrici/lavoratori

8.Penso che si debba gestire il bilancio in maniera da soddisfare i bisogni soprattutto delle categorie più deboli e le vittime di violenza rientrano in tale priorità

9.Tutto il possibile

10.Per me è la sicurezza e la creazione di un sistema non discriminante, ma credo che il provvedimento più urgente possa essere individuato con un confronto fra le associazioni che si occupano di donne

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