Torino, troppi mariti separati non pagano gli alimenti alla moglie: ora scattano le manette

La Repubblica – 7 Luglio 2016 – Sarah Martinenghi

Aumenta il numero dei mariti separati che non pagano gli alimenti alle mogli.
Soltanto in appello 500 casi l’anno, la procura generale chiede e ottiene sentenze più severe dai giudici che non concedono più la condizionale spalancando di fatto le porte del carcere ai coniugi insolventi

È una cattiva abitudine che ingolfa le aule del palazzo di Giustizia, oltre che peggiorare la qualità della vita del coniuge che si ritrova, spesso con i figli a carico, senza poter contare sull’assegno mensile dovuto. In una corte d’appello già sofferente per lentezza dei procedimenti penali, ogni settimana si affrontano dieci processi di questo tipo: casi fotocopia, nella quasi totalità delle volte ex mariti, che si sono “dimenticati” per mesi, ma spesso per anni, di pagare gli alimenti alla moglie. E una sorta di “tolleranza zero”, ovvero una maggiore “sensibilità” l’ha chiesta ora la procura generale ai giudici nell’emettere le loro sentenze, anche per dare un segnale al dilagare del reato di violazione degli obblighi di assistenza familiare. “Ci sono tra i 400 e i 500 processi all’anno di questo tipo in appello, ma in altri paesi esistono misure ben più efficaci che le nostre sentenze” ha spiegato il sostituto procuratore generale Vittorio Corsi a margine di un processo che ha visto condannare un ex marito a tre mesi di carcere per non aver versato i 200 euro al mese a moglie e figlia. I giudici, accogliendo la sua richiesta, non hanno applicato la condizionale all’imputato, seppure il marito fosse formalmente ancora incensurato. Già una volta infatti, negli anni precedenti, era incorso nella stessa mancanza. Ora quei tre mesi di carcere rischia di farseli davvero.

E in aula, il pg Corsi ha fatto leva proprio sullo “spauracchio” del carcere, citando il caso, realmente accaduto, di un uomo residente a Biella, nei cui confronti, un anno fa, è stato addirittura diramato un mandato di cattura europeo. Non era un assassino e nemmeno un rapinatore. Semplicemente, anche lui, non aveva pagato tra il 2007 e il 2009 l’assegno familiare alla moglie residente in Germania. Nel 2013 aveva stretto un accordo con la coniuge che le avrebbe pagato le mensilità arretrate, ma non ha mantenuto la promessa pur guadagnando quasi 2000 euro al mese. E così la pretura di Freising, in Baviera, ha deciso di arrestarlo. Dopo due giorni di carcere, il mandato è stato revocato perché l’ex marito ha deciso di onorare i suoi debiti.
Proprio questo caso è stato citato in aula dal sostituto procuratore. La vicenda del resto non era molto diversa da quella dell’imputato che non aveva pagato gli alimenti alla moglie per diversi anni, fino al 2011. “Il problema – ha spiegato il magistrato – è che nella quasi totalità dei casi si tratta di uomini che diventano improvvisamente nullatenenti, o guadagnano in nero. E le sentenze spesso servono a poco, mentre siamo sommersi da questi processi che vengono portati avanti per tre gradi di giudizio, più il tribunale di sorveglianza “.

“I casi di mancato pagamento degli assegni familiari sono tantissimi e quelli che arrivano in penale sono solo la punta di un iceberg – spiega Assunta Confente presidente della commissione minori dell’ordine degli avvocati – E’ giusto usare un po’ di rigore specie nei casi in cui ci sono dei figli di mezzo, anche perché le pene date con le sentenze sono minime e spesso inefficaci. Non è una condanna penale che “costringe” a pagare. È importante tentare l’azione di recupero delle somme non versate con un’azione civile. Spesso tuttavia, i problemi sorgono per le spese straordinarie, dove ci sono molte contestazioni e l’iter è più lungo”.

Commenti chiusi.