Siamo diverse ma tutte donne: alleiamoci

La Stampa 2 ottobre 2016 – Linda Laura Sabbadini
L’espressione «quote rosa» dovrebbe sparire dal nostro vocabolario. Non stiamo parlando di soggetti deboli che devono essere difesi e tutelati, ma di donne, competenti, forti, che pagano con l’esclusione la loro appartenenza di genere. Le norme che vogliamo, e che stiamo ottenendo con fatica, non sono in difesa delle «povere donne deboli», ma sono norme antimonopolio maschile.
Non mi stancherò mai di spiegarlo e oggi mi rivolgo anche alle donne che ancora non riescono a comprenderlo. Per esempio – non se ne dispiacciano – le sindache Virginia Raggi e Chiara Appendino. Un tempo la pensavo anche io così, e dicevo che la forza delle donne sarebbe stata tale da rovesciare da sola il monopolio maschile. Ma non è stato così, la storia ce lo ha dimostrato. Perché per farcela dobbiamo sempre essere le più brave? Perché molte rinunciano? Il motivo è chiaro: le barriere che vengono poste da parte maschile a difesa del proprio potere sono talmente alte che solo poche possono scalarle, e succede o per gentile concessione o perché sarebbe troppo scandaloso ostacolarle. E a volte neanche questo basta. Il fatto che Raggi e Appendino siano state bravissime e ce l’abbiano fatta, o che alcune di noi possano avere infranto il soffitto di cristallo, non vuol dire che tutte ci riescano.

E allora proprio quando contiamo di più dobbiamo metterci al servizio delle altre donne, perché tutte possano contare di più. Dobbiamo farlo tutte insieme, indipendentemente dallo schieramento politico, abbattendo le divisioni tra noi. Non credo proprio che Raggi e Appendino vogliano sostenere che il problema non tocca il Movimento 5 Stelle. O si agisce tutte insieme, o rimarremo sempre minoranza, e sarà una perdita per la collettività tutta. Ci perderà la Politica con la P maiuscola, quella che difende e valorizza il bene comune. Ci perderà l’attenzione al merito. Ci perderanno le aziende che avranno membri di consigli di amministrazione di peggiore qualità, ci perderanno le banche che non avranno donne competenti, vigili e poco avvezze agli alti rischi. Le ricerche parlano chiaro: più donne nei Cda migliorano la performance aziendale.
Vogliamo un futuro in cui i due sessi possano esprimersi al meglio in base al merito. Gli uomini devono capirlo, infatti una parte degli uomini lo ha capito. Merito, capacità critica, apertura all’innovazione, non fedeltà assoluta. Basta con i despoti, i misogini, che gestiscono il potere con i meschini criteri di fedeltà, che portano alla vittoria della conservazione sull’innovazione e ci fanno arretrare. Deve esserci parità dall’inizio della competizione, vogliamo regole perché non si bari. Adesso i numeri parlano chiaro, si sta ancora barando.
La legge Golfo-Mosca ha portato le donne nei Cda dal 6% al 30%. Non si può rimanere fermi. Né possiamo trovarci in balia del fatto che un premier punti sul 50% di ministre donne e un altro le azzeri. Non dimentichiamo quanto siano state (e rimarranno) determinanti le norme ottenute per avere più donne nelle assemblee elettive: la doppia preferenza di genere e della par condicio di genere introdotte per la prima volta nel 2009 nella legge elettorale della Campania, riprese in altre Regioni; le norme per l’equilibrio di genere nell’Italicum; la tripla preferenza di genere per le elezioni nel Parlamento Europeo. In Italia tante associazioni, in molte occasioni unite dalla firma dell’Accordo per la democrazia paritaria, sono riuscite a fare da sponda alle parlamentari, non sempre appoggiate nel voto dai loro gruppi, e abbiamo ottenuto le norme di riequilibrio e la modifica della legge nazionale sulla par condicio. Così hanno fatto i Paesi più avanzati in materia di pari opportunità, così ha fatto la Norvegia per le donne nei Cda.
Virginia Raggi, Chiara Appendino combattiamo tutte insieme su questo per il bene del nostro Paese, che deve ridurre le differenze di genere. Creiamo una grande alleanza tra le donne e cerchiamo di far vivere i bisogni delle donne nell’azione quotidiana, quando conquistiamo posti di responsabilità. La legge sulla violenza contro le donne passò per l’azione trasversale delle parlamentari di tutti gli schieramenti. Dobbiamo prenderla ad esempio. Se non ci sosteniamo tra noi chi lo farà per noi? Più donne nei luoghi di potere porteranno più innovazione, più speranza e fiducia che le cose possano realmente cambiare.

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