London Updates: il collettivo Guerrilla Girls denuncia le discriminazioni nei musei d’Europa

ARTRIBUNE    | giovedì, 6 ottobre 2016  – Elio Ticca

Una mostra alla Whitechapel Gallery e un progetto alla Tate Modern per il gruppo americano, che censisce quasi 400 musei europei. Scarsa la presenza nelle collezioni di artisti che provengono da minoranze etniche

Sembrerebbe che la diversità di genere, etnica e sociale, trascurata nel mondo dell’arte americano, sia altrettanto tralasciata dalle istituzioni per l’arte europee. È ciò che ha messo in luce il team delle Guerrilla Girls, collettivo artistico americano, formato nel 1984 da un gruppo di colleghe artiste. Da sempre in prima linea per denunciare – dati alla mano – la presenza magra, se non del tutto assente nel mondo dell’arte che conta, di donne e persone appartenenti a minoranze etniche o a gruppi sociali emarginati, il gruppo ha sempre messo in luce una tendenza deprimente: quella della marginale presenza, nelle collezioni di musei e istituzioni per l’arte, di artiste e artisti che risultano ingiustamente trascurati.

SBARCO A LONDRA. PRIMA TAPPA: WHITECHAPEL
Autodefinitesi “la coscienza del mondo dell’arte”, le GG sono a Londra: da qualche giorno ha aperto una loro mostra alla Whitechapel Gallery, dal titolo Guerrilla Girls:is it even worse in Europe?. Al museo, nella sala dedicata alle mostre d’archivio, il collettivo presenta i risultati di un sondaggio inviato a 383 istituzioni europee. Il questionario pone una serie di domande incentrate sulla presenza di artiste donne, professionisti non europei e non statunitensi, oltre ad artisti LGBT e queer. Solo meno di un terzo delle istituzioni considerate (appena 101) hanno risposto all’appello: dall’Italia il Museo di Villa Croce a Genova, il Maxxi e il MAMBo. Nessun cenno, tra gli altri, da parte di MADRE, MART, Centro Pecci, MACRO, GNAM di Roma e GAM di Torino; ma anche Fondazione Prada, Palazzo Grassi e altri soggetti privati. L’elenco dei “non partecipanti” è in mostra, tra poster ironici e alcune copie dei questionari compilati, tra risposte imbarazzate, sarcastiche o coerenti con l’operato dei musei, è inoltre possibile consultare alcuni cataloghi del collettivo prodotti negli ultimi trent’anni.

A TU PER TU CON LE ARTISTE. ALLA TATE MODERN
Benché in incognito, adottando nomi di artiste del passato come Frida Kahlo o Käthe Kollwitz, il gruppo è sempre stato disponibile a un confronto diretto col pubblico. Alcuni membri del team sono dunque in questi giorni, fino al 9 ottobre, alla Tate Modern, in una sala della Switch House per il progettoTate Exchange, che vede diversi artisti ospiti del museo perché conversino con i visitatori. L’intervento del collettivo, chiamato The Complaint Department, offre inoltre la possibilità di lasciare messaggi su diverse bacheche, per “cospirare con il gruppo e dire la vostra”. Noi abbiamo parlato con Käthe Kollwitz, che così ha commentato l’esperimento del gruppo: “credo che i musei oggi, almeno quasi tutti, stiano cercando di essere più diversi: ma è un processo molto, molto lento. Ci siamo sentite dire dai musei che le donne artista sono state così importanti per loro: ma se poi guardi alle loro collezioni, dal 1861 ad oggi, solo il 12% delle opere è stato realizzato da una donna”.

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