Le pari opportunità in politica? Merito dei social network

Corriere della sera. La 27 ora 18 ottobre – Giovanna Cavalli

E alla fine si scopre che, per realizzare le pari opportunità, gli strumenti più democratici sono proprio i social media, almeno in politica. Questo è il risultato di uno studio promosso dal Wip (Women in Parliaments Global Forum) che, in collaborazione con l’università di Harward e il sostegno di Facebook, ha intervistato circa 900 parlamentari donna di 107 Paesi (12 le italiane) sull’uso dei social network nella loro attività. La conclusione del rapporto è che questi strumenti di comunicazione sono degli efficaci equalizzatori sociali: accessibili, gratuiti (a parte i costi tecnici di cellulare o pc e connessione, niente a che vedere con costose campagne elettorali), concedono a tutti, uomini e donne, le stesse possibilità. Non male, considerato che al mondo le parlamentari sono ancora solo il 22,8% e che in 38 Paesi le assemblee sono composte al 90% di soli maschi. Solo in due, Bolivia e Rwanda, sono la maggioranza.

«Grazie ai social le donne abbattono le barriere interne ai partiti, ancora controllati dagli uomini, e conquistano un accesso diretto all’opinione pubblica», spiega Linda Lanzillotta, vice presidente del Senato e membro dell’Executive Board del Wip. Secondo la ricerca, quasi l’86% delle politiche (7 su 8) usano in qualche modo i social, da sole (46%) o insieme allo staff. Il 22% (una su 5) si ritiene «molto esperta», il 53 «abbastanza», solo il 3% ammette di non capirne niente. La piattaforma più popolare è Facebook: il 94% delle intervistate lo usa almeno un po’ nella sua attività politica: il 64% ogni giorno, il 21% diverse volte a settimana.
La motivazione più gettonata è: «Perché così posso mostrare che persona sono». Seguono sms (il 68% li usa, di cui il 44% ogni giorno) e Twitter (il 70%, di cui il 37 quotidianamente), quindi WhatsApp (52% in totale, il 39% ogni giorno), Youtube e Instagram (l’8% li usa tutti i giorni). Una curiosità. Twitter batte Facebook 28% a 20% quando si tratta di criticare gli avversari, dunque i cinguettii vengono considerati potenzialmente più «cattivi». Tra i fattori individuali, quello che fa la differenza è l’età: le intervistate che hanno meno di 50 anni sono molto più attive sui social rispetto alle colleghe sopra i 50: il 30% di loro si collega più volte al giorno «per vedere cosa pensa la gente».
Le parlamentari che fanno parte di un partito di opposizione o di piccoli partiti sono più attive delle colleghe di maggioranza. Nota negativa: la metà delle parlamentari ha ricevuto insulti o commenti minacciosi, in questo sì, più o meno come gli uomini.

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