Infint∞marzo 2°puntata

 

un progetto di   Marina Gellona (scrittrice) e  Irene Mastrocicco (fotografa, con formazione in fototerapia, photolangage, facilitatrice del metodo Nunez)

Infint∞marzo, nato nel 2014 e ora alla sua 4^ edizione, è un ritratto collettivo di più di duecento voci femminili: fotografia e scrittura sono i linguaggi espressivi che abbiamo scelto per cogliere l’attimo fulgido in cui le donne incontrate per le strade, le piazze, i mercati della nostra città, Torino, si fermano e si raccontano.

Infint∞marzo è un progetto nato intorno all’8 marzo e ai suoi fiori gialli, stelle comete che durano un giorno, piccoli microfoni simbolici che abbiamo voluto accendere per sentire la voce delle donne, il loro punto di vista su di sé e sul mondo.

infinit∞marzo

Ritratti di voci al femminile

dal 2013 all’infinito…

infinit∞marzo / 8 marzo 2014

è passato un anno e il desiderio è diventato progetto. L’idea, l’ambizione è stata quella di accendere quei microfoni spenti, di far splendere per un attimo più lungo la fulgida stella di ogni donna incontrata per strada in questo sabato di sole e fredda primavera. Abbiamo fermato 50 donne di ogni età per le vie, le piazze dei mercati e i luoghi di lavori affacciati sui vicoli del centro, a Torino e proposto loro di fare una foto e di rispondere a un paio di domande. Dare voce alle loro individualità, alla visione di sé e dell’essere donna, ai sogni e alle fatiche della loro vita e della quotidianità era il nostro desiderio. Dalla nostra passeggiata e dagli incontri entusiasti e generosi con tutte queste donne ne è emerso un quadro complesso e ricco, il ritratto molteplice di un mondo femminile in bilico tra le conquiste culturali e di consapevolezza raggiunte da certe nostre nonne e madri e quelle che oggi, noi donne, lavoratrici, artiste e mamme possiamo e dobbiamo ancora creare dentro e intorno a noi. Buona visione e buona lettura. E grazie a tutte voi, che avete aderito con tutta la vostra bellezza sfaccettata a questo progetto.

infinit∞marzo / 8 marzo 2015

è di nuovo marzo e i mercati si colorano di piccoli pois gialli e vaporosi a illuminare i volti e le storie delle donne che camminano per le vie del centro della nostra città, Torino. Le andiamo a cercare tra Palazzo Reale e il Castello, davanti al Teatro Carignano, in via Roma, in piazza San Carlo. Ci vengono incontro e si fermano, ci regalano cinque minuti del loro tempo, per una foto e due domande: hanno un’espressione sorridente o seria, profonda o

spensierata, pronte a scambiare con noi l’esperienza complessa e splendida dell’essere donna, ragazza o anziana, felice o triste in questo momento, adesso, qui. Ci raccontano delle nascite, degli amori, della morte, ci raccontano di quella volta in cui hanno fatto una pazzia, di quando ce l’hanno fatta, di quando hanno avuto paura, ci parlano della libertà, della gioia, delle lotte, delle città in cui sognano di vivere, in cui si sono trasferite, in cui amano andarsi a cercare un posticino per sé. Sorridono, sospirano, ridono, pensano, ricordano, immaginano, credono. Sono figlie, madri, sorelle, amiche, compagne, lavoratrici, artiste, viaggiatrici. Hanno vissuto la solidarietà con altre donne, l’importanza della solitudine, il piacere di una vittoria, la bellezza di un amore, l’incanto di mille doni. Sono bellissime. Ciascuna in modo differente. E consapevoli. O alla continua ricerca di un perché, di un dove, di un quando. Alla ricerca di sé. Sono così lucenti che, alla fine della giornata, con un rametto di fiori in mano, ti chiedi se siano le mimose a illuminare le donne o le donne a rendere così splendidi questi fiori gialli con il continuo, costante e fantasioso slancio di inventarsi, in un dialogo costante tra loro, con gli uomini, con il passato e con il futuro, ma mai come ora presenti, davvero presenti a se stesse. Eccole qui. Buon infinit∞marzo a tutte voi, e grazie ancora una volta per aver scambiato e intrecciato al tessuto della città la meraviglia del vostro essere.

infinit∞marzo / 8 marzo 2016

fa sempre freddo. Quando scendiamo per le strade, ogni anno, a marzo, l’aria gela le dita e le orecchie, il foulard rosso è troppo leggero, nonostante il sole splenda. Ma poi accade il primo incontro, la prima donna che accoglie con curiosità e interesse la proposta di partecipare alla raccolta di voci femminili per questo progetto, e il cuore si scalda, le mani si stringono, i sorrisi creano complicità e le parole sono finestre su mondi interiori sui sogni, sui traguardi raggiunti, sulle paure superate. Quest’anno il nostro giro per le strade di Torino ha raccolto molte giovani voci, davanti alla Facoltà di Lettere dell’Università della città, nel cortile e nei corridoi della Scuola Holden, l’unica scuola di storytelling and performing arts italiana, poi nelle vie del centro, in alcuni negozi e atelier. E la sensazione, nel rileggere le oltre cinquanta interviste raccolte anche quest’anno, è questa: le donne apprendono. Le donne imparano. Sbagliando, sognando, vivendo. A qualunque età, in molti modi, il tesoro di conoscenza e di esperienza di ogni giorno è ricchissimo e diventa desiderio, futuro, consapevolezza, crescita profonda. Scelgono che cosa studiare, scelgono in che cosa impegnarsi, scelgono quali saperi e quali abilità sviluppare, quali arti e dove farlo, in quale città, Roma, Napoli, Rotterdam, Torino. Poi, dolcemente, creativamente, fortemente, reinventano questa esperienza in creatività, scrittura, arte, famiglia, viaggi, legami, lavori. E, spesso, in tutti questi ambiti allo stesso tempo. Una bellezza, insomma, che illumina i loro volti, che dà spessore allo sguardo e a chi legge e osserva, regala ispirazioni, riflessioni e tantissima energia positiva.

infinit∞marzo / 8 marzo 2017

ogni anno, e questo 2017 non fa eccezione, poniamo due domande alle donne che incontriamo per strada. La prima è uguale per tutte: quale parola associ al tuo “essere donna”? La seconda, invece, varia: c’è stato un viaggio che ti ha cambiata profondamente? Per che cosa hai lottato? Ci racconti un ricordo triste e uno felice di quando eri bambina? E così via. Ecco, quest’anno una delle nostre domande preferite è stata: ti sei mai ribellata nella vita? E in effetti, nelle donne, questa traccia ha suscitato risposte veementi, orgogliose, con l’ombra di fatica nello sguardo, ma anche scintille di bellezza negli occhi. In confronto le mimose erano pallidi soli. Andate a scoprire le risposte, molte di loro hanno a che vedere con il tipo di “femmina” che le madri, i padri, i compagni o i datori di lavoro vorrebbero accanto. Ma ora sentite questa: una volta un bambino simpatico e intelligente ci chiese: “ehi, ribellarsi vuol dire diventare più belli?”. Noi gli abbiamo risposto di sì, e anche le donne in piazza erano magnifiche, quando parlavano delle loro ribellioni. Speriamo che questo bambino conservi questa idea, diventando un uomo. A proposito di uomini, la piccola germogliante novità del progetto di quest’anno, il quarto meraviglioso anno, è l’apertura del microfono giallo (la mimosa che ciascuno tiene vicino nelle nostre foto) agli uomini. Volevamo sentire la loro voce, alla luce delle stesse domande rivolte alle donne: di chi hai nostalgia, che cos’è per te essere uomo, che cosa ci tieni a insegnare ai tuoi figli? Li trovate, qui e là, nel mosaico di voci. Infine, accanto alla “ribellezza”, l’altra parola che ci sta a cuore quest’anno è movimento. Movimento è spostare qualcosa da un luogo all’altro. Spostare qualcosa o se stessi. E allora ecco Jola che ha lottato per venire a studiare in Italia dall’Albania, ecco Donatella che ha lottato per far uscire la malattia dal suo corpo (e suo marito da casa), ecco la piccola Morena che vorrebbe andare da casa a scuola con il cavallo. Non abbiamo voluto che si mettessero troppo in posa, non volevamo fermarle, le abbiamo colte e lasciate in movimento, a fuoco, ma in movimento, in tutti i sensi: molte di loro stavano per partire per una corsa o camminata a piedi a favore della ricerca e contro la violenza e in movimento perché sono un movimento, tutte insieme e con gli uomini, un movimento di persone, una società in viaggio, oltre le frontiere mentali e fisiche, spaziali e culturali che ancora impediscono alle donne e agli uomini di vivere la propria libertà, bellezza, ribellezza indipendenti e tutti insieme. Buona visione.

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