Insultano una madre che ha perso una figlia: la loro umanità è sepolta da tempo

globalist.syndication    9 giugno2017    – Claudia Sarritzu

Oggi i profili facebook dei genitori di Tamara sono stati chiusi. In 48 ore si sono riversati sulle loro pagine frasi terribili.

Anche in Occidente lapidiamo. Pietre su chi è già sottoterra. Giudichiamo tutti e tutto sui social. Anche una povera madre a cui una distrazione ha spezzato la vita cancellando quella della sua creatura.

Io non posso dire che a me non sarebbe capitato. Probabilmente mi capiterebbe. Sì. Perché la mia vita è una interminabile distrazione. Perché spesso passeggio per strada e mi scordo dove sto andando, entro in doccia e mi passo anche tre volte il sapone perché non mi ricordo se l’ho fatto, perché dimentico appuntamenti anche con persone che amo, perché faccio sempre le stesse strade anche quando quel giorno devo andare fuori città. 

Bisogna fornirsi nelle auto di sistemi che prevengano queste tragedie, non fare i genitori perfetti su facebook quando capita agli altri.

Due giorni fa una donna di 38 anni, Ilaria Naldini stava andando a lavoro, prima doveva portare la figlia all’asilo ma quel giorno il suo cervello, forse per lo stress, le ha fatto il più crudele degli scherzi: credeva di aver accompagnato la sua creatura come ogni santo giorno a scuola ma quel dannato giorno l’ha lasciata in auto, al sole, per sei ore d’ufficio con i finestrini chiusi. La piccolina che ha solo 16 mesi è morta in un parcheggio davanti al municipio dove lavora la madre. Non una donna pazza, strana, disagiata. Una qualunque. Una come noi, normale. La vita ha voluto spezzarla e noi chi siamo per giudicare un dolore simile. Più bruciante della semplice morte di un figlio.

Oggi i profili facebook dei genitori di Tamara sono stati chiusi. Da oggi non sono più accessibili né il profilo della mamma, Ilaria Naldini, indagata per omicidio colposo, né del padre, Adriano Rossi. In 48 ore, insieme a tanti messaggi di vicinanza, solidarietà e cordoglio, infatti, altrettanti messaggi si sono riversati sulle loro pagine con frasi offensive. Nonostante ciò, sui social si sono scatenati commenti che hanno preso di mira donne omonime della madre residente a Terranuova Bracciolini (Arezzo), in Valdarno, costrette a loro volta a protestare contro le offese ricevute.

Dove è finita l’umanità?

Cerco di immedesimarmi nel dolore di questa donna. Ma è impossibile. E penso a una cosa. In Sardegna a Desulo (un paese del Mandrolisai) quando una madre perdeva suo figlio non indossava il vestito nero come segno di lutto, quello era per la morte del marito. Lo indossava al contrario. Sì avete capito bene, al rovescio. Perché seppellire un figlio va contro l’ordine naturale delle cose. Per Ilaria Naldini non basterebbero neppure le cuciture in bella vista.

E’ iniziato un ergastolo di dolore e senso di colpa che noi dovremmo solo attenuare con il silenzio o parole di conforto. E invece l’umanità da social infierisce su chi è già morto. Su chi da defunto è costretto ancora a respirare.

Se fossi credente pregherei per te Ilaria, ma siccome non lo sono posso dirti solo una cosa: la tua dimenticanza non ti rende un mostro. E’ la vita che è spesso mostruosa e le persone che scagliano pietre senza avere pietà.

12 Giugno 2017 | Tags: |

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