COMUNICATO STAMPA di Telefono Rosa Piemonte di Torino

Donatella Ferranti, Presidente della Commissione Giustizia della Camera, bolla come “terrorismo psicologico” le recenti, numerose prese di posizione critiche contro il nuovo articolo 162 ter del codice penale, che prevede l’estinzione di reati procedibili a querela (compreso lo stalking) con il pagamento di somme di denaro alle persone offese, anche senza il loro consenso.
Tale definizione pare in verità inaccettabile: non solo perché evocare qualunque forma di terrorismo è fuori luogo, in questa circostanza, ma soprattutto perché – contrariamente a quanto lascia intendere il commento della Presidente – l’estinzione del reato di stalking con il versamento di una somma di denaro alla persona offesa a titolo di condotta riparatoria, anche senza il suo consenso, è proprio espressamente prevista dalla norma approvata lo scorso 14 giugno.
E a quanto pare è ripetibile all’infinito, perché non lascia tracce sul certificato penale del colpevole.
In caso di stalking, quindi, basterà un risarcimento in denaro, ritenuto congruo dal giudice, e magari anche a rate, per chiudere il processo anche se la persona offesa non vuole. Già immaginiamo le più o meno ridicole somme di cui si tratterà, e la inevitabile diversità di trattamento a cui saranno esposte donne nella medesima situazione. Tutto ciò con buona pace di coloro i quali, dall’associazionismo, al fronte sindacale, ai centri antiviolenza, vedono in questa riforma del codice penale materializzarsi lo scenario di persecutori impuniti e impunibili.
Ma la Presidente Ferranti dice che questo non è vero, perché la riforma si applica solo ai casi di reati procedibili a querela rimettibile: mentre nello stalking con minacce gravi e reiterate la querela è irrevocabile.
Pare dimenticare, la Presidente, che quella non è l’unica forma di stalking esistente, prevista e punita dal codice penale; e che ne residuano molte altre, che nella realtà spesso si realizzano, punite invece a querela non irrevocabile e dunque estinguibili a pagamento. E questa non è affatto, come alcune voci del mondo politico sostengono, una “fake new”.
Inaccettabile: non esiste altra parola.
Migliaia di donne alle quali viene rivolto il giusto e pressante invito alla denuncia (per salvarsi la vita, e non certo per avere una misera somma di denaro) offese oltre che dalla violenza maschile anche dalla violenza politica del legislatore.
Così come è inaccettabile una riforma del codice penale in materia così delicata e attuale, con un valore simbolico indiscutibilmente elevato, realizzata con linguaggio ermetico e accessibile – quanto alle conseguenze – solo a attenti giuristi.
I mali e le lentezze giudiziarie non si risolvono con i risarcimenti: si affrontano con forme urgenti di giudizio e di tutela della vita e della salute delle donne perseguitate, che oggi si sentono mercificate da un articolo del codice penale che definire mortificante è poco.
Torino, 29 giugno 2017

TELEFONO ROSA PIEMONTE DI TORINO

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