Addio alla femminista Aida Ribero

La Repubblica  – 23 novembre 2017   –    Francesca Bolino

Protagonista di mezzo secolo di battaglie per i diritti civili e delle donne, si è spenta ieri a Torino a 82 anni

Non si conversava con Aida Ribero. Ci si confrontava. Essere con lei, stare con lei, significava mettere in gioco la propria capacità critica. E se, per caso, l’avevi persa o dimenticata da qualche altra parte, potevi starne certa: riemergeva all’improvviso.
Aida si è spenta ieri a 82 anni a Torino. Da oltre 50 anni è stata protagonista delle più significative battaglie per i diritti civili e per i diritti delle donne. Docente, giornalista, saggista, è stata attivista in prima linea nel Coordinamento Giornaliste del Piemonte, nella Casa delle Donne di Torino, nel Gruppo di studio del Concorso Lingua Madre. È stata cofondatrice del Coordinamento contro la Violenza e Telefono Rosa di Torino e del Centro Studi e Documentazione sul Pensiero Femminile che ha presieduto per otto anni.
In occasione dei fatti di Colonia del gennaio 2016, aveva detto a Repubblica che si trattava di «una manifestazione di antagonismo sessuale: gli aggressori erano tutti maschi e le vittime solo donne». Quei fatti, sottolineava ancora Aida, ci dicono «che l’uomo non è cambiato; la donna sì, è andata avanti». Come una profezia di quel che è successo dopo.
E quel sapere, quella granitica certezza, arrivava da molto lontano. Fu Aida a mappare e ricostruire il femminismo degli anni Settanta — ripercorrendo e mettendo in luce i numerosi movimenti e le diverse correnti all’interno del movimento — in un prezioso libro intitolato “Una questione di libertà” (Rosenberg & Sellier, 1999): un testo che ha fatto e fa scuola. Fra i suoi lavori vanno ricordati “ Glossario. Lessico della differenza”, “Procreare la vita, filosofare la morte. Maternità e femminismo”.

Fu anche moglie, come diceva lei, di Pietro Chiodi, uno tra i più importanti pensatori italiani del Novecento ( tradusse e fece conoscere in Italia “ Essere e Tempo di Martin Heidegger, Longanesi) e partigiano ( ne “ Il partigiano Johnny”, Beppe Fenoglio si ispirò a lui per tratteggiare la figura del patriota Monti). Con lui condivise passione politica, laicità, antifascismo.
Era nata e cresciuta nella provincia piemontese profonda, la famiglia era di Caraglio; militò nel Pci, che lasciò dopo i fatti d’Ungheria, si liberò da un ambiente che le stava troppo stretto. Doveva volare altrove Aida. Costruire la sua identità, camminando in altre direzioni. E così ha fatto, trovando e dispiegando se stessa attraverso il femminismo, lottando per l’emancipazione e la liberazione della donna. «Voglio che le ragazze di oggi sappiano perché e per chi sono così diverse dalle loro madri» diceva. Raccontava, incantava e incatenava chi le stava vicino. E in ogni colloquio- confronto non mancava mai un bicchiere di vino bianco, un sorriso, un ghigno meravigliosamente ironico che chi l’ha conosciuta si porterà con sé per sempre.

 

 

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