Toghe rosa: quelle che da grande volevano fare le avvocate

Altalex 8 marzo 2018

La Giornata internazionale della donna ricorre l’8 marzo di ogni anno per commemorare sia le conquiste (sociali ed economiche), sia le discriminazioni e le violenze di cui le donne sono state, e sono, purtroppo e ancora, oggetto in ogni parte del pianeta. In occasione della giornata della donna 2018 la nostra rivista dedica un contributo alle giuriste e, in specie, alle avvocate, auspicando che nel nostro paese, come in tutto il mondo, sia raggiunta una parità di genere, effettiva e concreta. Infatti le giuriste hanno il vantaggio, rispetto alle altre donne, di operare nell’universo Giustizia, quindi di conoscere le leggi e saper manovrare gli strumenti giudiziari. Anche se finora, unitamente alle innate caratteristiche umane che le contraddistinguono rispetto agli uomini (nonostante l’affermata parità sociale, non possiamo pretendere che siano abbattute le peculiarità biologiche e fisiologiche, come il senso di maternità, la ricettività, la tenerezza, l’empatia, la sensibilità, la delicatezza, e via dicendo), non è stato sufficiente per abbattere le discriminazioni.

Avvocate e avvocati. Per quanto riguarda la ripartizione tra uomini e donne, il sesso femminile è passato da una situazione di assoluta minoranza numerica ad una quasi parità. In particolare:

a) nel 1985, gli uomini erano il 90,8% e le donne il 9,2% (pari a 4.446)
b) nel 2015 gli uomini erano il 52,8% e le donne il 47,2%
c) nel 2016 (secondo le Statistiche dell’Albo Nazionale Telematico pubblicate dal CNF), in riferimento agli iscritti all’Albo Ordinario:

    1. Uomini su un totale nazionale di 127759 unità 52,41%
    2. Donne su un totale nazionale di 116027 unità, 47,59%

Sempre nel 2016, i Consigli dell’Ordine i cui iscritti rappresentano una maggioranza di donne sono 59 su 139 (42,45%).

Magistrate e magistrati. Alla data del 7 marzo 2017 i magistrati presenti in Italia ammontavano a 9.408 unità, includendo in tale numero sia i magistrati fuori ruolo, sia quelli ordinari in tirocinio (MOT). La distribuzione secondo il genere mostrava una leggera prevalenza di donne: 4.508 magistrati di sesso maschile e 4.900 magistrati di sesso femminile (pari al 52%). L’età media di queste ultime (47) era più bassa di quella degli uomini (51) di quattro anni[1].

La svolta della Legge Bilancio 2018. La donna avvocato in stato interessante o in maternità, ha trovato tutela soltanto nella Legge di Bilancio per l’anno 2018, che ha ritenuto tali stati alla stregua di legittimo impedimento a comparire in udienza, e ciò sia in ambito civile che penale (art. 1, commi 465 e 466,Legge 27 dicembre 2017, n. 205).

Le tutele ante 2018. Fino a qualche settimana fa, l’ordinamento giuridico italiano, e neppure quello deontologico forense (ad eccezione dell’art. 15, che considera tali stati quali cause di esonero dall’obbligo di formazione continua), non prevedevano tutela alcuna a favore delle donne avvocato in stato di gravidanza o in maternità (e quindi nel periodo immediatamente successivo al parto o all’adozione, dedicato all’accudimento del neonato). Il tutto era rimesso ad una sorta di solidarietà tra colleghi (nella mia esperienza personale, nel corso di due gravidanze, soltanto una volta, ed evidenzio soltanto una, un giovane praticante avvocato mi cedette il suo posto in una lunghissima fila fuori la cancelleria civile del Tribunale di Perugia). Non era consentito, per una donna avvocato, fare istanza di rinvio della causa civile o penale, neppure nel periodo dove la maternità è tutelata in ogni settore (da tempi remoti, ad esempio nell’ambito del lavoro dipendente), e cioè nei due mesi antecedenti al parto o nei tre mesi successivi alla nascita di un figlio (anche in ipotesi di adozione). Prima dell’entrata in vigore della normativa de qua, le tutele, tuttora previste, erano comunque limitate:

a) Congedo di maternità. La possibilità di beneficiare del congedo di maternità, e quindi di ricevere un’indennità erogata dalla Cassa Forense pari all’80% dei 5/12 del reddito professionale Irpef netto prodotto nel secondo anno anteriore al verificarsi del parto. All’indennità è applicata una ritenuta d’acconto pari al 20%, ad eccezione di alcune ipotesi.

b) Esonero dagli obblighi formativi. L’art. 15 del Regolamento del Consiglio Nazionale Forense per la formazione continua, individua i casi di esonero ed esenzioni, statuendo che il Consiglio dell’ordine di appartenenza dell’iscritto, su specifica domanda dell’interessato, può esonerare dallo svolgimento dell’attività formativa, anche parzialmente, nei casi di gravidanza, parto, adempimento da parte dell’uomo o della donna di doveri collegati alla paternità o alla maternità in presenza di figli minori.

c) Protocolli di intesa. Numerosi protocolli di intesa a tutela delle pari opportunità e della genitorialità nell’esercizio della professione forense, adottati, specie nell’ultimo lustro, da alcuni ordini professionali, nella specie dai Comitati Pari Opportunità, coi rispettivi organi giudiziari territoriali, ma senza alcuna portata vincolante. Questi accordi, che hanno anticipato le disposizioni contenute nella Legge di Bilancio 2018, si sono ispirati alla  tutela della maternità e delle lavoratrici in stato interessante (in alcuni casi anche della paternità), ricomprendendo le ipotesi di adozioni e affidamenti. I protocolli hanno tenuto conto della mancanza, nell’ordinamento generale, di una norma che consentisse alle avvocate di far rinviare le udienze, nei peculiari periodi in cui tutte le altre categorie di donne si preparano al parto e si dedicano al neonato. Hanno quindi considerato che le avvocate si trovavano costrette a svolgere il lavoro quotidiano (professionale e non) senza avanzare pretesa alcuna, auspicando nel buon senso, di colleghi e giudici, di tenere conto del loro stato fisiologico.

d) Comitato pari opportunità. La Legge 31 dicembre 2012, n. 247(Nuova disciplina dell’ordinamento della professione forense, meglio conosciuta come “Riforma forense”, all’articolo 25 “L’ordine circondariale forense”, al comma IV statuisce che “Presso ogni consiglio dell’ordine è costituito il comitato pari opportunità degli avvocati, eletto con le modalità stabilite con regolamento approvato dal consiglio dell’ordine”. In una nota a cura dell’Ufficio studi del Consiglio nazionale forense (Dossier n. 1/2013 del 22 gennaio 2013), veniva precisato che “Il comma 4 è immediatamente applicabile, obbligando i COA, che non ne siano già dotati, ad adottare un regolamento istitutivo del Comitato pari opportunità”.

Gravidanza e maternità nel 2018. Più specificamente, le norme previste dall’art. 1, commi 465 e 466 della Legge 27 dicembre 2017, n. 205:

a) Il comma 465 si riferisce alle cause civili, arricchendo di un ulteriore comma all’art. 81-bis delle disposizioni per l’attuazione del codice di rito civile. L’articolo richiamato, titolato “calendario del processo”, statuisce che il giudice sia onerato a fissare, nel rispetto del principio di ragionevole durata del processo, il calendario delle udienze tenuto conto della natura e dell’urgenza della causa. La novella ha previsto l’inserimento di un ulteriore comma: “Quando il difensore documenta il proprio stato di gravidanza, il giudice, ai fini della fissazione del calendario del processo ovvero della proroga dei termini in esso previsti, tiene conto del periodo compreso tra i due mesi precedenti la data presunta del parto e i tre mesi successivi. La disposizione del primo periodo si applica anche nei casi di adozione nazionale e internazionale nonché di affidamento del minore avendo riguardo ai periodi previsti dall’articolo 26 del testo unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità, di cui al decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151. Dall’applicazione del presente comma non può derivare grave pregiudizio alle parti nelle cause per le quali e’ richiesta un’urgente trattazione”. La tutela predisposta concerne sia la maternità biologica che le ipotesi di adozione nazionale ed internazionale, che pertanto risultano assolutamente parificate.

b) Il comma 466 fa riferimento all’ambito penale: All’articolo 420-ter del codice di procedura penale, dopo il comma 5 è aggiunto il 5-bis: “Agli effetti di cui al comma 5 il difensore che abbia comunicato prontamente lo stato di gravidanza si ritiene legittimamente impedito a comparire nei due mesi precedenti la data presunta del parto e nei tre mesi successivi ad esso”. In questa ipotesi, applicabile al processo penale, lo stato di gravidanza e puererio, ed in particolare il periodo compreso tra i due mesi precedenti la data presunta del parto ed i tre mesi successivi, è considerato legittimo impedimento.

Gli effetti della crisi. Nel quinquennio 2009-2013, nel pieno della crisi economica che ha interessato anche l’Italia, le donne libere professioniste hanno guadagnato il 10% in meno dei loro colleghi maschi[2]. La recessione ha infatti avuto ripercussioni su tutte le categorie dei liberi professionisti, schiacciando ancor di più i redditi delle donne. Il record, amaramente, è spettato alle avvocatesse, che nel 2013 hanno guadagnato in media poco più di 22mila euro, ben il 58% in meno degli uomini.[3].

Divario di reddito avvocati – avvocate. Le avvocate, nell’anno 2016, hanno rappresentato il 48% del totale dei professionisti e, come già evidenziato, in alcune Regioni d’Italia il numero delle toghe rosa è risultato persino maggiore rispetto a quello delle toghe blu. Su questo punto, tuttavia, la Cassa Forense ha rilevato una differenza tra il reddito delle donne e degli uomini che, nonostante si sia ridotta rispetto all’anno solare precedente (2015), si è rivelato comunque un problema da tenere in considerazione, tentando di risolverlo attraverso l’introduzione di strumenti in grado di riequilibrare il divario salariale[4]. Oltre a ciò, è stato posto in luce che la diversità di entrate economiche tra donna e uomo riguarda tutte le professioni e, secondo gli esperti di psicologia, le donne hanno maggiori difficoltà rispetto agli uomini nel porsi in posizione proattiva: difficilmente infatti si candidano per promozioni, oppure accedono a bonus e aumenti di retribuzione. Infine, è stato osservato che la maggior parte delle donne, nell’ambito professionale, tiene un comportamento basato sulle relazioni, sul lavoro di squadra e sull’accoglienza, a differenza del genere maschile, maggiormente propenso a puntare sull’individualismo e sull’affermazione di sé. Tali elementi, pertanto, provocano effetti inevitabili sul reddito, come anche confermato dal bilancio della Cassa Forense.

I dati. Ma veniamo ai numeri, che sono differenti in base all’età anagrafica e, pertanto all’esperienza professionale[5]:

  • oltre 65 anni

a) uomini: 82.000 di euro,
b) donne: circa 43.000.

  • giovani di età compresa tra i 24 e i 29:

a) le donne avvocato mediamente guadagnano 8.500 euro,

b) gli uomini circa 12.000.
  • fino a 45 anni,

a) gli uomini arrivano a guadagnare 30 mila euro circa,

b) le donne non arrivano a quella cifra fino ai 50 anni.

In altre parole, un giovane avvocato agli esordi della carriera forense dichiara in media 10.000 euro circa, mentre un avvocato prossimo al pensionamento, dichiara un reddito superiore ai 70.000 euro. Gli avvocati di sesso maschile realizzano guadagni di gran lunga superiori rispetto alle loro colleghe, tuttavia nel 2015 l’aumento del reddito ha riguardato in modo particolare le donne che passano da  22.070 euro medi del 2014 a 22.772 euro del 2015 (+3,2%) mentre i colleghi uomini passano da un reddito di 51.503 euro del 2014 a 52.763 euro del 2015 (+2,4%). Si è rilevato inoltre i maggiori incrementi di reddito sono stati maggiormente rilevanti nelle età più giovani per le donne e nelle età più mature per gli uomini[6].

L’elemento “maternità”. Degno di nota è un contributo apparso sulla prestigiosa newsletter di Cassa Forense[7], peraltro redatto da una Consigliera di Amministrazione di Cassa Forense, dove si esamina il reddito prodotto dalle avvocate nel periodo della maternità, a confronto coi redditi degli anni precedenti ovvero successivi a tale delicata fase, nonché con quello delle avvocate che non hanno avuto figli durante la carriera forense.

Gli uomini non partoriscono. Tale contributo, apparso nel 2014, esordisce con una premessa: a parità di età e per qualsiasi fascia di età, le donne che svolgono la professione di avvocato guadagnano in media “molto meno” dei propri colleghi uomini. Il divario meno evidente si registra agli esordi della professione, e quindi nella fascia di età 24 – 29 anni, ove il livello reddituale si mantiene inferiore di circa il 30% rispetto ai colleghi uomini. Nel documento in questione viene pregevolmente osservato che detta “esiguità” (30% rappresenta un’esiguità rispetto ai numeri esposti nel proseguo!) è però indicativa di un divario ontologico, in quanto non trova giustificazione in ostacoli esogeni, quali la famiglia ed i figli, rilevando che in quella fascia d’età difficilmente si è in presenza di tali elementi. Nelle fasce di età più elevate il divario diviene maggiore, attestandosi al 50%. Tale discrasia economica non si modifica neanche esaminando i redditi a base regionale, ovvero per macro aree.

Avvocate madri e avvocate senza figli. Il risultato più importante dell’analisi è tuttavia il seguente: esiste una disparità pure nell’ambito dei redditi prodotti dalle stesse avvocate, comparando le stesse con o senza figli. Le movimentazioni di reddito sono state esaminate nell’ambito di due periodi significativi per lo stesso, e cioè nel periodo della maternità e dei due anni successivi. Lo studio si è avvalso di dati forniti a campione dal 1981 al 2007, mostrando che non si nota una vera e propria contrazione di reddito in tale arco temporale, quanto piuttosto un “rallentamento” ovvero una “contrazione” nella crescita reddituale. L’ulteriore comparazione ha riguardato i redditi prodotti dalle professioniste con una o più maternità e le professioniste senza figli, e ne discendeva che:

a) il reddito prodotto dalle prime restava stabilmente inferiore rispetto alle seconde nell’arco dell’intera vita professionale.

b) la gravidanza durante i primi anni di professione determina un peggioramento nella capacità di acquisire ed aumentare reddito, che si ripercuote su tutta la vita lavorativa.

c) Il reddito dichiarato dalle professioniste che nel corso della loro carriera hanno avuto almeno una maternità mostra livelli evolutivi maggiormente contenuti rispetto alle loro colleghe che hanno principiato la professione forense nello stesso periodo, ma non hanno avuto alcuna maternità.

d) I redditi delle professioniste che hanno avuto almeno una maternità sono in ogni caso mediamente inferiori rispetto alle colleghe che non sono diventate madri.

La esperienze. Quella di ciascuna avvocata rappresenta una bellissima favola professionale, dai contorni indiscutibilmente tinti di rosa. Io da piccola sognavo di fare la giornalista, non di quelle generaliste, bensì di quelle esperte in un settore particolare, ammiravo quelle donne col tailleur che venivano interpellate come esperte nei telegiornali. Io ne vidi una intervistata su una legge che riguardava le donne. E quella figura ha rappresentato, senza dubbio, il mio faro professionale. Negli anni ‘80 ciò rappresentava un’ammirevole rarità, e non soltanto in ambito giuridico. In tenerissima età maturai, quindi, la consapevolezza che fosse stato essenziale passare per l’oceano dell’avvocatura, al fine di poter, almeno tentare, di approdare al giornalismo giuridico. Ed emerge un ulteriore e piacevolissimo ricordo, quando il mio papà (artigiano e poi piccolo imprenditore), visto l’interesse che manifestavo per il diritto, mi aveva portato dal suo avvocato: le figure che circolavano all’interno dello studio legale erano garbate e peculiarissime. Quel legale aveva la barba, indossava un abito scuro, arricchito dalle bretelle a vista e da un vivace papillon. Lo studio era situato nel centro storico del capoluogo, in un palazzo antico, e le pareti emanavano uno strano odore di muffa. C’era soltanto una donna: un’efficiente segretaria coi capelli raccolti e un atteggiamento esageratamente ossequioso. La mia esperienza, come quella di tutte le femmine che indossano una toga, sono fatte di tanti approdi in altrettanti piccoli porti, dopo faticose remate e battaglie contro tempeste e maremoti. Gettando reti su reti, e talvolta portando a casa poco pesce. La mia è una tra le innumerevoli storie, scritte sugli abissi del diritto, che a tratti si tinge di rosa, regalando orizzonti più romantici alle asettiche acque giuridiche. Talvolta avverto un fastidioso odore di muffa negli uffici giudiziari che frequento, e mi sembra di galleggiare acque stagnanti. Al contempo scorgo una buona dose di volontà di aprire le saracinesche per far entrare nuove correnti, di aria e di acqua e, soprattutto, di  assegnare il timone di qualche battello alle donne. Quelle che anno dopo anno, a colpi di uragani e tormente, si vedono riconoscere sempre maggiormente la propria individualità. Per titoli e cervello possiamo essere equiparate ai nostri fantastici colleghi (le avvocate e gli avvocati rappresentano una risorsa reciprocamente indispensabile), ma teniamo strette le nostre pance che, biologicamente, sono tarate per le generare vite umane. In fondo anche l’articolo 3 della Costituzione, in tema di eguaglianza sostanziale, ce l’ha insegnato.

(Altalex, 8 marzo 2018)

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[1] Consiglio Superiore della Magistratura, Ufficio Statistico, “Equilibrio di genere della dirigenza in magistratura”, marzo 2017.

[2] Indagine sul gap di genere nelle libere professioni, ottenuta dai redditi degli iscritti alle Casse professionali nel quinquennio 2009-2013, elaborata nell’Infodata del Sole 24 Ore e pubblicata in ItaliaOggi.

[4] Simone Micocci, “Cassa Forense, bilancio 2016: la metà degli avvocati è donna, guadagni inferiori rispetto agli uomini”, 22 Maggio 2017, www.money.it.

[5] Matteo Migliore, Quanto guadagna un avvocato in Italia?, www.legaldesk,it, 13 febbraio 2018.

[6] Giovanna Biancofiore, “I numeri dell’Avvocatura 2016”, in www.cassaforense.it, 08 febbraio 2017.

[7] Immacolata Troianiello, “La difficile parità reddituale delle Avvocate”, in www.cassaforense.it, 23 aprile 2014.

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