Il linguaggio sessista è violenza

Laura Onofri

Ormai siamo abituate a tutto. La violenza sessista sul web o sui social è ormai una questione quotidiana e purtroppo proprio questo fa sì che spesso ci scivoli addosso senza neanche più creare indignazione.

La frase pronunciata da Massimo Ferrero, presidente della Sampdoria è veramente terribile: “La porta è come una donna, va penetrata non discussa” non solo perchè accosta una donna ad un oggetto, ma per la rappresentazione della penetrazione che, in quel contesto,  fa pensare ad uno stupro e quindi sembra quasi un incitamento alla violenza.

Il personaggio è talmente triviale e indegno di rappresentare il mondo dello sport e ha al suo attivo un curriculum di denunce, inibizioni sportive, condanne penali che non stupisce questa sua ultima frase volgare e maschilista.

Quello che ci indigna però è l’assordante silenzio degli Organi Federali del mondo dello sport e del calcio in particolare, che non prendono posizione contro questo individuo e il suo linguaggio retrivo e inqualificabile, nè tanto meno sanzionano tale comportamento con adeguati provvedimenti disciplinari.

Anche l’indifferenza dell’opinione pubblica a questa notizia,  ci deve far riflettere su quanto ormai consideriamo “normale” una comunicazione sessista, sempre più presente sui social network,  e quanto ormai la violenza del linguaggio può sembrare irrilevante rispetto ai tanti atti di violenza fisica che le donne subiscono nel nostro Paese.

Ma la violenza non è solo quella fisica, non sono solo le botte, i pugni, gli schiaffi, la violenza contro le donne è anche quella verbale,  il linguaggio che insulta, offende e tratta le donne come oggetti, è una forma di aggressione, che non lascia ferite visibili, ma quelle più profonde nell’anima di tutte le donne.

 

 

 

Commenti chiusi.