Parliamo del Congedo di Paternità

FREEDAMEDIA.IT    –   7 aprile 2018   Jonathan Bazzi

A dare il buon esempio di recente è arrivato addirittura il creatore di Facebook. Il congedo di paternità è un misura di sostegno della natalità molto importante. Non si tratta, come qualcuno dice, di voler trattare i padri da “mammo”: favorire la paternità anche sul lavoro, estendere il congedo anche ai padri, è qualcosa su cui puntare – e molto di più di quel che si è fatto finora – per modificare la cultura della famiglia, ancora afflitta da stereotipi e pregiudizi.

La madre porta avanti la gravidanza, certo, ma è ora di liberarsi davvero dell’idea che la crescita dei figli sia una questione prettamente femminile. I genitori sono due ed è importante equiparare – anche a livello fiscale e lavorativo – i diritti dell’uomo e della donna, riconoscendo e incentivando la partecipazione di entrambi alle cure genitoriali, soprattutto durante le prime fasi, quando la donna necessita di un particolare sostegno, dato l’impegno fisico ed emotivo del parto.

Qualcuno, sentendo parlare del congedo di paternità, s’irrigidisce, pensando all’ennesimo privilegio maschile che allontana la donna dalla parità di diritti, e invece è proprio l’opposto: il senso di questo provvedimento è anche quello di alleggerire la madre, sia nella cura del figlio, sia in vista di una futura ripresa lavorativa. Ovviamente non può essere risolutivo se poi nella coppia le cose non vengono ben bilanciate, ma crea lo spazio affinché questo avvenga.

Le novità di quest’anno

Nonostante i piccolissimi passi avanti degli ultimi anni, l’Italia è molto indietro per quanto riguarda il congedo di paternità. Il disegno di legge che prevedeva 15 giorni di permessi pagati – già previsti in Paesi europei come Svezia e Danimarca – è ancora fermo in Senato dal 2015. Da quest’anno però ci sono delle novità. A chi diventa papà nel 2018 spettano infatti quattro giorni di congedo obbligatorio e uno di congedo facoltativo. Lo ha stabilito l’articolo 1, comma 354, della Legge di Bilancio 2017 che, a partire dal 1° gennaio, ha innalzato da due a quattro le giornate del congedo obbligatorio, ripristinando inoltre quella di congedo facoltativo (di cui i papà potranno godere se la mamma rinuncia a uno giorno di maternità). Il provvedimento è stato introdotto per incentivare i padri a usare i giorni già concessi dalla legge (in passato uno obbligatorio e uno facoltativo) e che, finora, secondo le statistiche sono stati usati solo da 2 papà su 10.

Come funziona il congedo

Il congedo obbligatorio può essere usato da tutti i papà che lavorano come dipendenti (eccetto quelli che sono dipendenti pubblici, per i quali si è ancora in attesa di una misura ad hoc) entro 5 mesi dalla nascita del figlio, e anche in contemporanea al periodo di maternità della mamma. La misura ovviamente vale anche per l’affido e l’adozione e, in questi due casi, la finestra di 5 mesi viene calcolata a partire dall’ingresso in famiglia del bimbo o della bimba. A differenza della maternità – che prevede una sanzione penale a carico dell’azienda in caso di mancata astensione della madre dal lavoro – le norme che regolano il congedo di paternità per ora non prevedono alcuna sanzione specifica, né per il lavoratore né per il datore di lavoro. Il congedo facoltativo, invece, può essere utilizzato sempre entro i 5 mesi dalla nascita/ingresso del figlio, ma solo in alternativa alla mamma che deve rinunciare a un giorno della sua maternità.

I due congedi di paternità – quello obbligatorio e quello facoltativo – non possono essere frazionati in ore, ma devono essere per forza fruiti per l’intera giornata di lavoro. Per quanto riguarda il lato economico, i papà che usufruiranno di questa misura avranno diritto al 100% della retribuzione (calcolata sulla base dello stipendio percepito durante il mese subito precedente all’inizio del congedo) e sarà a carico dell’Inps, ma verrà anticipata dal datore di lavoro.

Come richiederlo

Il papà che vuole usufruire del congedo deve presentare la domanda al datore di lavoro – non all’Inps – con un preavviso di almeno 15 giorni (rispetto alla data presunta del parto). Nel caso si voglia ottenere in più anche la giornata facoltativa, dovrà essere allegata anche la dichiarazione della madre in cui quest’ultima comunica di rinunciare al corrispondente periodo di congedo di maternità.

Esistono poi alcuni casi in cui l’indennità viene pagata direttamente dall’Inps: chi ricade in questa categoria – per verificarlo bisogna consultare le note msg. INPS n.18529 del 13 luglio 2010 e msg. INPS n.28997 del 18 novembre 2010 – deve presentare la domanda accedendo ai servizi online su www.inps.it. In alternativa ci si può rivolgere ai patronati, oppure si può chiamare il numero verde 06.164.164 da cellulare o il numero verde 803.164 da rete fissa. Una cosa importante: se la mamma non lavora, il congedo per il papà può essere richiesto entro il terzo mese dal parto. Inoltre ne hanno diritto anche i genitori in cassa integrazione e in mobilità.

E il congedo parentale?

Esistono anche altre misure di astensione dal lavoro per accudire i propri figli, valide sia per le mamme che per i papà. Tra queste, c’è il cosiddetto congedo parentale che è facoltativo e spetta ad entrambi. Questa misura ha una durata di10 mesi (che diventano 11 in casi eccezionali), è cumulabili tra madre e padre– per un massimo di 6 mesi a genitore (a meno che il bambino non abbia un solo genitore) – e può essere usato anche a ore e non solo a giorni. A livello retributivo, il congedo parentale implica una riduzione dello stipendio fino ai 6 anni di età del bambino. Dopo quell’età il genitore che decide di ricorrere a questa misura non percepirà alcuna retribuzione.

Per completare il quadro, va ricordato che esiste il congedo di paternità sostitutivo, che vale quando la mamma non può usufruire della maternità (per morte, malattia invalidante o abbandono). In questo caso il papà avrà diritto ai consueti 5 mesi obbligatori previsti per le mamme (2 prima della nascita e 3 dopo).

Da segnalare che, mentre le leggi vengono modificate un po’ troppo lentamente, alcune iniziative autonome di singole aziende fanno comunque il loro corso, segno che le cose finalmente stanno iniziando davvero a cambiare.

 

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