La sconfitta di una mamma che lavora

La Repubblica 6 luglio 2018   – Invece Concita  di Concita De Gregorio

Ancora grazie a Silvia Teofilo

Ricordate la mamma di cui avevo scritto l’8 marzo, “Madri al lavoro: belle parole, cattive pratiche”? “Sono Silvia – diceva la lettera – ho 37 anni e sono mamma di Lorenzo, un meraviglioso bimbo di 2 anni. Faccio parte della folta schiera di mamme-lavoratrici che ogni giorno affrontano un numero indefinito di difficoltà per conciliare famiglia e lavoro. Vivo in una grande città del nord e non abbiamo i nonni vicini. Dobbiamo districarci tra nido, baby sitter, campi scuola. Lavoro nella più importante compagnia assicurativa italiana, dove ogni giorno si parla di semplificazione del lavoro, dello smart working, del welfare aziendale. Bellissime parole, peccato che siano solo e sempre parole. Due anni fa, dopo della nascita di Lorenzo ho richiesto alla mia azienda di concedermi il part time. Qui è iniziata la mia odissea”. Una causa in tribunale, perché l’azienda aveva negato il part time. Silvia mi ha scritto ancora.

“La disturbo perché mi sembra giusto informarla circa l’esito della causa. Ho perso. Una sconfitta netta. La motivazione? ‘Il part time non è un diritto’. Non fa una piega. Certo rimane l’amaro in bocca che un giudice donna e madre non abbia visto oltre… non abbia visto come dietro questa affermazione conforme alla legge, le aziende di sentano in diritto di ‘maltrattare’ le loro dipendenti madri”.

“La sconfitta per le prime 24 ore dalla notizia ha bruciato non poco… ho provato tantissime emozioni, tutte molto forti e contrastanti. Ho pianto. Sono sempre stata consapevole che le cose serie della vita siano altre, ma questa battaglia l’ho combattuta credendoci in ogni secondo.
Ora come sto? Cosa farò? Sicuramente non lascerò il lavoro, nonostante il mio ‘grande capo’ 10 giorni fa mi abbia detto vis a vis ‘che nessuno mi trattiene con le catene e posso tranquillamente andare via’. Non lascerò il lavoro perché non è giusto. Perché non voglio aumentare la percentuale (già troppo alta!) di mamme che lasciano il lavoro dopo la nascita di un figlio. In questi ultimi 3 anni, nella società in cui lavoro, ho purtroppo inaspettatamente scoperchiato un vaso di Pandora, dove ho trovato arroganza, maschilismo, incompetenza ed indifferenza”.

“Ma nonostante tutto posso dire con assoluta certezza che rifarei tutto, al di là del risultato. Ci ho creduto e ci credo ancora. Ed è un vero peccato che tante donne e madri pieghino la testa e non facciano valere i propri diritti per paura…. ma paura di cosa?! Davvero non lo capisco, di cosa si ha paura?! La sera quando poso la testa sul cuscino mi dico.. ok Silvia è andata male, ma ci hai provato. E sono assolutamente convinta che se ognuno di noi, nel suo piccolo, si facesse valere per ciò che ritiene giusto, senza piegarsi a questo sistema malato, questa società sarebbe decisamente migliore”.

“Capisco anche che per la maggior parte della gente è molto più facile non metterci la faccia, non rischiare in prima persona… Fa niente, io se sarà necessario, la faccia, il cuore, l’anima e il cervello ce li metterò ancora. La ringrazio davvero tanto per aver pubblicato la mia storia, ha avuto un seguito veramente inaspettato. Vuol dire che, in fin dei conti, non sono la sola a non accettare questo modus vivendi. Davvero, infinitamente GRAZIE”.

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