Ddl Pillon: più che una riforma, un contrattacco

Femministerie 11 settembre 2018

Un assaggio della “famiglia illiberale”, quella per capirci che hanno in testa i sovranisti al governo, si aggira per le stanze del Senato. Si tratta del disegno di legge del senatore Pillon “Norme in materia di affido condiviso, mantenimento diretto e garanzia di bigenitorialità”.

Sono molti i motivi per opporsi decisamente e non prenderlo sottogamba. Dietro un finto e astratto egualitarismo si nasconde un’impostazione classista e sessista. Nella relazione che accompagna il testo depositato in Commissione Giustizia si fa riferimento all’Europa e ai dati sulle separazioni negli altri paesi, dove l’affido condiviso è più diffuso che in Italia, ma mai si dice che siamo il paese in cui vi è la più rigida divisione sessuale del lavoro domestico e di cura. I maschi italiani sono infatti gli europei che dedicano meno ore a tali occupazioni.

A proposito della nuova sensibilità dei padri, che pure vediamo all’opera in tante famiglie, ci sarebbe piaciuto un movimento di uomini per aumentare le ore di congedo parentale obbligatorio per i neopapà, ma ci ritroviamo invece un testo che sembra dettato dalle associazioni dei padri separati, che non affronta il tema – pur presente nelle nostre società – del loro impoverimento, ma sceglie di imporre un modello di famiglia, senza nessun ascolto dei bisogni dei soggetti coinvolti.

Proponiamo dunque alcune prime riflessioni, con l’intento di aprire un dibattito sul blog, per organizzare l’opposizione ma anche riprendere una riflessione sul diritto di famiglia e le famiglie nel nostro tempo.

Ecco perché noi siamo contro questo disegno di legge:

  1. Perché legittima (o rilegittima) alcuni concetti che, lungi dall’essere universali, di fatto rafforzano il potere patriarcale e un’idea patriarcale della famiglia:
  • un’idea astratta e fittizia di bigenitorialità, presentata come diritto dei figli ma declinata in pratica come diritto dei padri – specie se ricchi, e anche se violenti;
  • il discutibile (e autorevolmente discusso) concetto di alienazione parentale;
  • l’idea che la famiglia sia solo quella formata dalla coppia eterosessuale (nel testo i due genitori sono nominati sempre e solo come “padre” e “madre”), con la conseguente cancellazione delle famiglie omogenitoriali e dei loro figli.
  1. Perché, sulla scorta di questi concetti, introduce norme e dispositivi che:
  • limiterebbero fortemente la libertà delle persone;
  • consentirebbero il protrarsi di situazioni di violenza;
  • metterebbero a rischio il bisogno di stabilità affettiva e materiale dei figli minori;
  • indebolirebbero ulteriormente l’elemento della coppia più debole sul piano economico (quasi sempre la donna);
  • scoraggerebbero fortemente la volontà di separarsi, che si tratti della volontà della coppia o di uno dei due coniugi.

Ecco alcuni esempi:

  • la mediazione obbligatoria e a pagamento per le coppie con figli minori che vogliono separarsi (con l’introduzione ad hoc della figura professionale del “mediatore familiare”);
  • l’affido condiviso obbligatorio, rigidamente normato e dotato di strumenti applicativi altrettanto rigidi (come il cosiddetto “piano genitoriale”);
  • il mantenimento diretto dei figli con conseguente abolizione dell’assegno di mantenimento;
  • l’obbligo per chi mantiene la casa familiare, nell’interesse dei figli, di versare un canone d’affitto;
  • la norma per cui il genitore che non abbia la possibilità di ospitare il figlio in spazi adeguati non ha il diritto di tenerlo con sé secondo tempi paritari, che date le disposizioni qui sopra punisce in modo specifico il genitore economicamente più debole;
  • la norma per cui, in caso di “alienazione parentale”, il giudice può far trasferire il minore in una casa famiglia in attesa che il “mediatore familiare” ricostruisca la sua relazione con il padre.

Più che una riforma, un contrattacco.

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