The First Man….ma grazie a una donna!

Cinzia Ballesio

La polemica precedente l’apertura della 75 Mostra dl Cinema di Venezia ha sottolineato la presenza in concorso di un esiguo numero di registe donne in confronto ai colleghi, fatto che evidenzia come anche qui, in modo analogo ad altri ambiti non solo artistici, la parità di genere sia ancora piuttosto lontana.

Più che alla quantità si dovrebbe però prestare attenzione ai contenuti ed alle storie che i film raccontano e, soprattutto, a quelle che non raccontano.

Il primo film presentato in mostra, The First Man, narra l’avventura della Missione Apollo e del primo uomo sulla Luna… peccato che non si accenni minimamente alla donna che è stata fondamentale per il successo dell’impresa.

E’ una storia spettacolare ed avvincente che tiene lo spettatore incollato alla poltrona per tutta la durata del film dove i protagonisti, astronauti ed ingegneri, tra mille difficoltà e con molti drammatici incidenti, riescono a raggiungere l’obiettivo sostenuti da mogli preoccupate e devote.

E’ una storia di relazioni e di stati d’animo, di successi e sconfitte che si sofferma anche su molti dettagli tecnici e sull’importanza che i computer hanno avuto nel calcolo delle orbite, degli agganci e dei distacchi di navicelle e sui problemi che potevano insorgere con queste macchine non così sofisticate come quelle attuali.

Del resto ancora oggi capita a tutti di avere un problema con il proprio computer: di solito lo si riavvia e la cosa finisce lì….ma quando il problema capita mentre stai tentando di atterrare sulla Luna, o meglio allunare, per la prima volta nella storia e il computer in crisi è quello che gestisce l’atterraggio, la cosa diventa un po’ più seria.

Durante la discesa verso la Luna nel luglio 1969, il computer di bordo del veicolo che doveva portare sul pianeta gli astronauti Armstrong e Aldrin ha un problema perché sta ricevendo troppi dati a causa di un errore di procedura esterno che lo costringe a svolgere troppi compiti contemporaneamente.

La scena del film è drammatica: gli astronauti chiamano Terra via radio segnalando l’allarme a bordo a pochi minuti all’allunaggio.

Serve una decisione immediata.

Panico alla base da dove rispondono di continuare la discesa.

Lieto fine: il software del computer scarta i compiti non strettamente necessari ed elabora i dati fondamentali per l’allunaggio. L’episodio è famoso, ma non tutti sanno, ed evidentemente tra questi il regista ed il suo gruppo di lavoro, che se non abbiamo tanti pezzettini d’astronauta sparsi sulla Luna è anche grazie a una donna, Margaret Hamilton.

Margaret Hamilton accanto alla pila di volumi di software prodotti da lei e dal suo team del MIT per il Programma Apollo. da Wikimedia Commons

In un’epoca in cui i posti chiave erano tutti in mano agli uomini e il sessismo era ovunque, la Hamilton, informatica e ingegnera di 33 anni, era direttrice e supervisore della programmazione del software del progetto Apollo ed è lei l’autrice del programma in cui aveva previsto un sistema di correzione automatica dello stesso in caso di sovraccarico.

Sarebbe stato doveroso che nel film ci fosse almeno un cenno alle “computers”, cioè a quel gran numero di matematiche, fisiche ed ingegnere che hanno fatto la storia dell’informatica in quegli anni lavorando proprio ai progetti spaziali della NASA, e, soprattutto, a Margaret Hamilton responsabile della scrittura del codice del sistema di guida dell’Apollo che ha permesso di scendere sulla Luna.

Per chi volesse saperne di più, digitando sul web il suo nome si trovano moltissimi materiali scientifici ed articoli come quello pubblicato nel novembre 2016 sul notiziario on line dell’Istituto Nazionale di Astrofisica in occasione del conferimento alla Hamilton da parte del presidente Obama della Medaglia della Libertà, la massima onorificenza civile americana.

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