I diritti sessuali e riproduttivi sono esigibili? Ne abbiamo parlato al convegno MADRE PER SCELTA

Laura Onofri

Disomogeneità rispetto alla presenza e ai servizi offerti dalla rete dei consultori sul territorio nazionale, e quindi nell’applicazione effettiva della legge 194 sui percorsi di maternità consapevole e di interruzione volontaria di gravidanza.
E’ quanto emerso nel corso del convegno “Madre per scelta”, che si è tenuto a Palazzo Lascaris ieri mattina, promosso dall’Associazione Se Non Ora Quando? Torino, in collaborazione con il Consiglio regionale e l’Ordine provinciale dei medici.
“Questo vuol dire che il diritto alla salute delle donne non è garantito in maniera omogenea in tutte le Regioni italiane”, dichiarano Laura Onofri e Enrica Guglielmotti per SNOQ?Torino – Il tasso di fecondità é direttamente proporzionale all’attenzione alla salute consapevole della donna, per questo i contraccettivi sono inseriti dall’OMS tra i farmaci indispensabili”. 
I dati del Piemonte sono buoni, “i Consultori sono diffusi, con accesso libero e gratuito – spiega la Consigliera Nadia Conticelli, Pd, promotrice della modifica di legge approvata nel luglio scorso che introduce la contraccezione gratuita nei consultori per le giovani donne sotto i 26 anni e per le donne disoccupate nei 12 mesi successivi al parto e nei 24 mesi successivi all’interruzione di gravidanza – Ci siamo messi al passo con Emilia Romagna e Puglia, per la contraccezione gratuita nei consultori, ma ora si tratta di garantire l’ effettiva applicazione alla legge. Per questo chiediamo all’assessore Saitta di elaborare un protocollo effettivo di applicazione della legge e  un sistema omogeneo di rilevamento dei dati in tutte le strutture, in modo da rilevare anche le eventuali necessità di copertura economica. Naturalmente l’obiettivo finale è a livello nazionale, cioè l’inserimento dei contraccettivi tra i farmaci di fascia A”.
“Il Piemonte può ancora migliorare, specialmente in alcune province in cui ci sono ancora criticità, – argomenta Maria Rosa Giolito, responsabile della Rete consultori piemontese – ma nei consultori familiari della nostra Regione, ma soprattutto torinesi, – spiega Giolito, –  siamo arrivati ad avere un numero di obiettori di coscienza quasi nullo . L’esperienza piemontese è frutto di un duro e lungo lavoro di collaborazione tra istituzioni e organizzazioni diverse, che ha portato ad avere un coordinamento unico, non solo virtuale ma reale: se non siamo l’unica regione italiana ad averlo, sicuramente siamo una delle poche”.

E’ molto importante,  conclude Giolito, “evidenziare che i Consultori non si occupano solo di IVG, che occupa solo il 4% dell’attività dei presidi, mentre il 52% dell’attività è rivolta all’assistenza in gravidanza e il restante 44% a zonsulenza e prescrizione di contraccettivi, Consulenza sessuologica e Informazione, Educazione e prevenzione.

Presenti gli Assessori Antonio Saitta e Monica Cerutti, che hanno accettato l’impegno a fare il punto sull’effettiva applicazione della legge a inizio 2019.
Anche l’Emilia Romagna farà a breve il ticket alla legge regionale sulla contraccezione gratuita come ha spiegato la Presidente della Commissione Pari Opportunità, Roberta Mori “Abbiamo messo una prima copertura sulla legge di 150 mila euro, ora vedremo le effettive esigenze”.

Secondo  Anna Pompili dell’Ospedale San Giovanni di Roma e fondatrice di A.M.I.C.A. (Associazione Medici Italiani Contraccezione e Aborto) la situazione nazionale è a macchia di leopardo, perchè pur avendo una stessa legislazione in tema di contraccezione e aborto l’applicazione delle leggi è delegata alle Regioni che hanno competenza esclusiva nella regolamentazione dei servizi e di attività destinate alla tutela della salute.

In alcune regioni ha rilevato Pompili,  “un maggior numero di ginecologi obiettori di coscienza si associa ad una diminuzione dei tempi di attesa. A questo punto,  ci si dovrebbe chiedere se questo dato non sia collegabile al ricorso a IVG non in strutture pubbliche o emigrando in altri Stati o Regioni non di residenza. In Italia solo il 59,4% delle strutture con reparto di ostetricia, infatti, pratica Ivg.
Infine, la sua  relazione rivela che i consultori sono solo 0,6 ogni 20.000 abitanti. “Ce ne dovrebbero essere 1 ogni 20.000 abitanti. Inoltre molte sedi di consultorio familiare sono servizi per l’età evolutiva o dedicati agli screening dei tumori e pertanto non svolgono attività connessa al servizio di interruzione volontaria di gravidanza”.

E poi c’è il tema dell’IVG farmacologica in regime ambulatoriale, sotto le sette settimane “Il Piemonte ha una buona media di IVG farmacologica, il 35,8 per cento contro il 15,7 nazionale, ma tutto ancora in regime di ricovero”,  sottolinea Pompili  ma  “siamo l’unico paese che ricovera le donne per tre giorni per dare delle pasticche. Ci dicono che questo è per il bene delle donne, perché potrebbero avere un’emorragia.  Tutti gli studi confermano invece l’assoluta sicurezza della procedura. È uno spreco di risorse occupare i reparti ospedalieri per una prestazione che in altri paesi è ambulatoriale”

Il modello francese, secondo la ginecologa romana, resta quello che più garantisce le donne ed è stato per ben tre volte, nel corso degli anni, riformato sino a garantire piena libertà di scelta alle donne, senza fissare paletti, rivendicando il loro diritto a essere o non essere madri. In Francia, dove l’aborto farmacologico arriva circa al 70% sul totale delle IVG,  il servizio viene garantito ed erogato non solo dai Consultori, ma anche dai medici di famiglia.

Dalla relazione di Enrica Guglielmotti,  è emerso come la situazione europea sia molto diversa nei singoli Stati e  non esista una legislazione europea specifica ed organica in materia di salute sessuale e riproduttiva ed ogni singolo Stato ne ha una sua propria.

Nell’ambito della UE, ha spiegato Guglielmotti,  esiste un L’EPF  – Forum parlamentare europeo sulla popolazione e lo sviluppo-  un network di parlamentari europei che si occupa della   difesa dei diritti sessuali e riproduttivi e che in particolare chiede  che le donne debbano avere il diritto di decidere quanti figli desiderano avere e che sia possibile  avere accesso alle informazioni ed a tutti i supporti per esercitare i diritti che la legge garantisce loro; ritene altresì che i governi debbano  destinare investimenti per proteggere la salute ed i diritti riproduttivi.

Questa organizzazione ha prodotto l’Atlante della contraccezione  che è una mappa che rappresenta la situazione relativa all’accesso alla contraccezione in 45  paesi in tutta l’Europa geografica. Le classifiche, evidenziano una situazione molto disomogenea all’interno dei paesi europei.  L’Atlante è stato prodotto  in collaborazione con la società di ricerca Third-i , mentre gli esperti in materia di salute e diritti sessuali e riproduttivi hanno definito la metodologia della ricerca stessa.

Il  20 aprile 2018 a Stoccolma  l’EPF ha segnalato l’esistenza dal 2013 di una rete strutturata di associazioni pro-vita e omofobe che hanno l’obiettivo di ribaltare le leggi esistenti sui diritti umani fondamentali legati alla sessualità ed alla riproduzione: Agenda for Europe

La strategia  di questa organizzazione mira a:  cancellare il diritto al divorzio, impedire l’accesso alla contraccezione, alla tecnologia riproduttiva assistita, all’aborto, cancellare l’uguaglianza per le persone LGBT,  e impedire il diritto a cambiare genere o sesso.

Strategia e finalità di Agenda for Europe sono descritti nel testo “Restoring the natural order che potete scaricare qui

SeNonOraQuando? Torino, ritiene importante che questo convegno, con interventi e relazioni di alto livello e molto seguito da un pubblico numeroso ed attento, abbia discusso un tema, quello dei diritti sessuali e riproduttivi che, in questo momento a livello nazionale, rischia  di arretrare sull’esigibilità dei diritti conquistati dalle donne 40 anni fa. Abbiamo chiesto all’Assessore Saitta  di incontrarci di nuovo all’inizio del 2019 per capire l’effettiva applicazione della delibera regionale di luglio e di farsi portavoce, in qualità di  Coordinatore della Commissione Salute della Conferenza delle Regioni, della diversa situazione presente in tema di contraccezione e aborto, nei vari contesti regionali e di rappresentare alle altre Regioni i modelli virtuosi e le buone prassi che, per fortuna, in qualche Regione, come la nostra,  esistono.

 

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