Donne e uomini, stessa paga ma redditi ancora lontani In Italia differenza del 43,7%

La Repubblica 30 ottobre 2018   –   Luisa Grion

La Commissione Ue: le posizioni più alte restano appannaggio dei maschi Boldrini presenta una proposta di legge a favore dell’occupazione femminile

Non facciamo passi avanti sull’eguaglianza di genere, anzi, rischiamo di farne qualcuno indietro. Partiamo dai guadagni: niente da dire sulle leggi, visto che la parità di compenso a parità di ruolo è sancita per legge, ma se si passa dal confronto sulla paga oraria a quello sul reddito annuo ecco che la posizione dell’Italia cambia radicalmente. Dall’ultimo rapporto sul gender gap salariale che la Commissione Europea pubblicherà il 3 novembre ( giornata dedicata al tema perché nella media Ue, da quella data, rispetto ai colleghi uomini, le donne lavorano ” gratis”) risulta infatti che il differenziale uomo- donna sulla paga oraria lorda in Italia è fra i più bassi dell’Unione: il 5,3% contro una media dell’Europa a 28 del 16,2%. Peccato che passando invece ad un indice più generale sui redditi annui medi, ecco che il gap di genere vola al 43,7 % contro una media Ue del 39,6% .

Questo perché, si legge nel rapporto della Commissione, « le posizioni alte, di management e gestione, in Italia, sono occupate in maniera schiacciante dagli uomini, che vengono promossi di più e pagati di conseguenza » . Altro tema che la Ue mette sul tavolo è quella delle frequenti interruzioni del percorso lavorativo: le donne lavorano meno ore per far fronte alla mancanza di un welfare che si occupi di vecchi e bambini. Quindi guadagnano di meno, versano meno contributi e vanno incontro a pensioni più basse. Una spirale dannosa per loro e per lo sviluppo del Paese come ci ricordano da anni gli studi di “In genere” o di “Valore D”.
Ora a riprendere in mano la questione, vera emergenza visto il livello del tasso di occupazione femminile ( 49% contro una media Ue del 62, con punte negative fino ad un misero 29% in Sicilia), è una proposta di legge che parte dal territorio: la presenta oggi alla Camera Laura Boldrini. « Questo testo è uno sforzo collegiale, ho incontrato centinaia di donne e di associazione per capire di cosa abbiamo bisogno – dice l’ex presidente della Camera – e sottoporrò la proposta alla firma delle deputate e dei deputati di tutte le forze politiche, perché il problema non riguarda le donne, ma la possibilità che ha l’economia di questo Paese di riprendersi».
Le misure proposte vanno dagli incentivi per chi assume donne, agli interventi sulle politiche familiari, ad una politica previdenziale che non penalizzi le interruzioni di carriera. Si chiede come già avviene nel Nord Europa – che il congedo parentale obbligatorio passi dagli attuali 4 a 15 giorni continuativi. I voucher per babysitting – che tanto successo hanno riscontrato – devono diventare, come in Francia, una misura permanente. Come il bonus bebè e il bonus mamma: da non concedere a pioggia, ma legandoli al reddito Isee certificato ai 25 mila euro annui. Si prevede che la retribuzione spettante per il congedo parentale passi dal 30 al 40%. Un capitolo corposo riguarda gli sgravi contributivi da concedere alla aziende che assumono donne al Sud ( sconto del 40% sui contributi previdenziali fino ad un massimo di 3.250 euro) o donne vittime di violenza domestica o di genere. Si chiede l’introduzione di premi per le aziende che mettono in atto progetti favorevoli alla conciliazione dei tempi di vita e lavoro. S’incrementa di 10 milioni del Fondo di garanzia per le piccole imprese da assegnare per il 70%, a startup femminili. «Perché il lavoro e il reddito delle donne, oltre a renderle autonome, è un motore di traino per l’economia – dice Boldrini – non possiamo più permetterci di farne a meno».
Gli sgravi
La proposta di legge Boldrini agisce sulle politiche familiari (congedo di paternità obbligatorio) di 15 giorni e prevede sgravi contributivi alle imprese che assumono donne

 

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