Perché è il 25 novembre peggiore di sempre

Lettera Donna 25 novembre 2018   – Cristina Obber

Celebriamo la Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, senza dimenticare che l’attuale governo, quello tra le altre cose del ddl Pillon, ci sta portando indietro di 70 anni

In una settimana di manifestazioni ed eventi per celebrare il 25 novembreGiornata internazionale contro la violenza sulle donne, è morto Marco, un bambino di 11 anni, soffocato dal fumo nel sonno pomeridiano perchè il padre, già denunciato per maltrattamenti, ha dato fuoco alla casa. Marco si aggiunge all’elenco delle donne e dei bambini uccisi per mano di uomini che si ostinano a esercitare potere di vita e di morte sulle loro compagne e sui loro figli. Di qualche giorno prima è invece la notizia di un padre-padrone che in provincia di Pescara teneva segregate in casa moglie e tre figlie minorenni impedendo loro di uscire e abusandone fisicamente e psicologicamente. Insomma un 50enne che richiama l’imitazione del senatore Simone Pillon firmata Maurizio Crozza che fa la stessa con le sue familiari. La realtà supera la fantasia, o meglio, fantasia e realtà si intersecano e si confondono in questo Paese confuso che alle cose non sa più dare un nome e che si ritrova il governo più maschilista dal dopoguerra.

ERA GIÀ TUTTO PREVISTO NEL CONTRATTO DI GOVERNO

Un governo che è nato con un contratto subito contestato da molte associazioni, una tra tutte la rete nazionale dei centri antiviolenza Di.Re, che in una lettera datata 20 maggio 2018 e indirizzata al presidente Sergio Mattarella esprimeva grande preoccupazione per «la complessiva violazione dei diritti umani fondamentali di donne, bambini/e e migranti, tra i quali moltissime donne con alle spalle dolorose esperienze, che il Contratto manifesta nel suo complesso». Misure che «si pongono tutte in aperto contrasto con quanto stabilito dalla Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta contro il fenomeno della violenza di genere, ratificata con legge n. 77/2013 (Convenzione di Istanbul)», scriveva la presidente Lella Palladino. Nel documento siglato dal Movimento 5 Stelle e dalla Lega si parla anche di alienazione genitoriale e famiglie (meglio se italiane). Dunque si era già deciso di contrastare conquiste e libertà e rimetterci al nostro posto. E qual è questo posto? La casa. Da quel contratto nasce il ddl Pillon che in caso di violenza domestica si traduce in testa bassa e rassegnazione per donne e minori, proprio come una volta. In nome di una bigenitorialità perfetta, che però riguarderebbe i padri solo dopo una eventuale separazione, tutelando maggiormente quelli che non sono stati presenti e responsabili fin dalla nascita dei figli. Tutelando addirittura gli abusanti. Non è quindi un caso che dalla manovra di bilancio 2019 sia sparito il congedo di paternità introdotto nel 2013, un primo passo verso la bigenitorialità autentica, quella che anche le donne desiderano perchè significherebbe condividere con i propri compagni lo stesso carico di impegno e responsabilità.

DAL PD A DI MAIO, PILLOLE DI IPOCRISIA

D’altronde se anche un senatore del Partito democratico (tale Mauro Laus) si permette di dire ad una collega in aula (tale Alessandra Maiorino, M5S): «Tornatene in cucina», senza che ci sia alcun provvedimento nei suoi confronti da parte dei vertici, allora perchè stupirci di ciò che arriva da parte del governo più a destra di tutti quelli di cui ho memoria da quando sono bambina? Fa sorridere la scelta di Luigi Di Maio di pronunciarsi nel merito del ddl Pillon proprio il giorno prima delle tante manifestazioni per il 10 novembre promosse in tutta Italia da Di.Re che ne hanno chiesto il ritiro immediato. Ricorda il suo tardivo intervento contro l’esclusione dei bambini dalla mensa a Lodi solo successivo all’ondata di indignazione nazionale. Sì, parliamo di una rincorsa al consenso popolare. Ma sul ddl Pillon il tentativo del ministro del Lavoro di schierarsi con «gli italiani», come gli piace ossessivamente ripetere, è stato più goffo. Perché, come dicevamo, quel disegno è nel contratto, che lo anticipa e lo giustifica. Chiedere qualche modifica, in linea con Matteo Salvini, significa mentire sapendo di mentire, cercare di non perdere voti pur mantenendo fede all’alleanza. Ma, si sa, salvare capra e cavoli non è possibile. Il disegno va ritirato, hanno risposto cittadini e associazione, anche cattoliche.

DALLA 194 ALLE MINORENNI ALLA GOGNANon possiamo inoltre permettere che l’integralismo del family day entri a gamba tesa nella politica di uno Stato fino a prova contraria laico. La legge 194 è sempre più in pericolo: in una petizione indirizzata alla ministra della Salute Giulia Grillo quattro ginecologhe hanno perfettamente reso l’idea di cosa deve affrontare oggi una donna per abortire. Petizione che, per altro, ha superato le 100 mila firme. Aspettiamo allora qualche dichiarazione grillina strappa consenso. Sempre il 2018 è l’anno in cui a Novara un provvedimento comunale ha vietato «abiti che offendano il comune senso del pudore». Cosa che ci fa venire in mente Hina Salem, la giovane pakistana a cui il fratello ha strappato la foto dalla tomba perchè la sorella in canottiera offendeva l’onore di una famiglia che in nome dell’onore l’ha uccisa.

Siamo uno stato laico eppure intriso di un bigottismo made in Italy

E ancora la protesta dei perizomi irlandesi. Come se non ci stuprassero tanto col burka quanto in shorts. Siamo uno stato laico eppure intriso di un bigottismo made in Italy che ad ogni notizia di violenza sessuale insinua che le donne se la vadano a cercare, soprattutto se sono belle, soprattutto se sono giovani. Questo da sempre, ma oggi c’è un ministro degli Interni che strumentalizza la violenza su Desirèe perchè gli autori hanno la pelle nera e si può gridare: «Al lupo al lupo», mentre per Violeta Senchiu che è romena ed è stata uccisa da un italiano non accorre, non rilascia dichiarazioni. Nemmeno un selfie sulla scena del crimine. Lo stesso ministro degli Interni che pubblica su Facebook la foto di tre ragazzine minorenni che lo contestano, esponendole a una gogna di commenti sessisti tra auspici di stupri e di morte. Che poi anche qui nulla di nuovo. Beppe Grillo nel 2014 pubblicava il video di un attivista 5 stelle che guidava accanto a una sagoma di Laura Boldrini, accompagnandolo alla domanda: «Cosa succederebbe se ti trovassi lei in macchina?». Da piccola facevo un giochino sulla Settimana Enigmistica; si chiamava ‘trova le differenze’.

#NONÈNORMALECHESIANORMALELa Cina, che non brilla certo per democrazia, ha bocciato la campagna di Dolce&Gabbana per una forma di sessismo da noi quotidiana sia nelle pubblicità che nei programmi televisivi che sviliscono l’autorevolezza e l’intelligenza femminile. Ciò dimostra che anche se tutto questo in Italia è normale, non lo è in tante parti del mondo. Così come normale non è la violenza. #nonènormalechesianormale dice infatti il bellissimo hashtag dell’iniziativa lanciata dalla vicepresidente del Senato Mara Carfagna. Il 21 novembre ho partecipato a Montecitorio alla sua presentazione che ha coinvolto alcune vittime dirette e indirette della violenza: padri di donne uccise da un marito violento o da un fidanzato apparentemente per bene, una donna sfregiata con l’acido solforico dal compagno, la vittima di stalking dell’assessore alla Cultura Andrea Buscemi di Pisa, leghista e rimasto al suo posto nonostante le tante richieste di dimissioni perché il reato è andato in prescrizione. Carnefici che il disegno Pillon mira a tutelare ancora più di quanto non siano scandalosamente tutelati oggi, rendendo la vita delle donne impossibile e esponendo maggiormente i minori alla violenza e agli abusi sessuali.

IL TRIONFO DEL PADRE PADRONEChe poi Pillon è diventato il capro espiatorio che distoglie l’attenzione dai mandanti, proprio come avviene nei sistemi mafiosi: se, come si spera, venisse ritirato ci aspetta la mossa di riserva perché quell’alleanza chiamata contratto va rispettata. Non è un caso che sia inesistente la figura di Vincenzo Spadafora alle Pari opportunità in un progetto di governo in cui della dignità delle persone importa ben poco, dei bambini importa niente. Anzi, dai bambini ci mandiamo Salvini che in televisione spiega loro cos’è il sovranismo e pare pure simpatico. E alla Commissione dell’infanzia ci mettiamo a capo proprio Pillon, che sta ai diritti dei più piccoli come un vegano alla sagra della salsiccia. Diciamolo: è un governo che punisce le donne, ci punisce quando non ci sottomettiamo, per il solo fatto di esistere. Esistiamo, teniamo la testa alta e lo sguardo diritto davanti a noi. Abbiamo desideri, personalità, pensieri. Compiamo azioni senza chiedere il permesso. Questo non va giù al patriarcato, così crudelmente deciso con i suoi alfieri a ristabilire quell’ordine a loro caro, in cui zitte e in casa a figliare e accudire «senza rompere i coglioni». Così che gli uomini possano continuare ad occuparsi di sé stessi, andare al lavoro e perchè no, andare a puttane. Magari nelle casa chiuse che il ministro degli Interni propone di riaprire fingendo di non sapere che ‘le puttane’ sono in gran parte ‘schiave’ e che nei Paesi dove il fenomeno è legalizzato, il fallimento è sotto occhi di tutti: le ‘case’ sono lager da cui le ragazza non possono più di uscirne e salvarsi, sono corpi al macello, a disposizione di un padrone.

NON C’È NIENTE DA RIDERETutto ci dice che siamo di fronte all’origine di un processo di retrocessione culturale che vuole riportare l’Italia indietro di 70 anni e di cui la maggior parte dei cittadini e delle cittadine sono all’oscuro perchè in televisione di questo non si parla e quando se ne parla non c’è il corretto contraddittorio. Così non c’è abbastanza indignazione. E si sorride di fronte alle dichiarazioni di Pillon che sogna il «matrimonio indissolubile» e annuncia di voler vietare l’aborto come in Argentina. Si sorride di fronte ad altri esponenti del family day che si dichiarano contrari all’uso dei preservativi. Si sorride di fronte ai fanatici che chiamano assassine le donne che abortiscono. Si sorride guardando video di ‘ex-gay’ che dichiarano di essere ‘guariti’ dall’omosessualità cercando Dio. Si sorride perchè si pensa che indietro non si possa mai tornare, che la nostra intelligenza e le nostre libertà non siano manipolabili, dimenticando che ad esempio a Kabul fino ai primi Anni ’90 si poteva girare in minigonna e senza velo. Poi arrivò il fondamentalismo e sappiamo oggi come vivono le donne in Afganistan e in tutto il Medioriente. Il fondamentalismo, che sia islamico, cattolico, ortodosso, fa la stessa cosa. Spazza via diritti, oscura i mondi che inghiotte in una spirale di autoritarismo e dogmi morali.

Ci aspetta uno tsunami di violenza a cui non possiamo farci trovare impreparate

Tutto questo grazie al denaro. Che è potere. Con il denaro si comprano le vite delle persone, si cambiano le culture, si opprimono le donne, le persone omosessuali, le etnie indesiderate. Si monopolizza l’informazione. E questo lo vediamo in Italia, ma anche in altri Paesi d’Europa. Perché dietro le campagne integraliste contro le nostre libertà, contro diritti che ci sembrano intoccabili, ci sono forti investimenti di soldi, come denuncia anche una recentissima inchiesta de L’Espresso. Ma le poche notizie che circolano rimangono un rumore di sottofondo. Eppure anche a Kabul qualcuno avrà sorriso, minimizzato, sottovalutato. Qualcuno avrà cercato di resistere, di organizzare una resistenza, ma non sarà stato supportato e sostenuto abbastanza da una maggioranza di cittadini e cittadine che non si sentivano in pericolo. Ecco, oggi noi siamo in pericolo. Questo è un 25 novembre più oscuro, perchè oltre alla violenza strutturale della nostra cultura, ci aspetta uno tsunami di violenza a cui non possiamo farci trovare impreparate/i, e come i tre porcellini dobbiamo decidere adesso se costruirci una capanna di paglia, di legno, o fare muro.

 

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