DALLA PARTE DEI BAMBINI: IL DDL PILLON E I DIRITTI DEI MINORI.

Nell’attuale “contratto del governo” tra Lega e Movimento 5 Stelle, è prevista una riforma del diritto di famiglia, perciò nell’agosto 2018 è stato presentato un progetto di legge, meglio conosciuto come Decreto Pillon dal nome del senatore che lo ha firmato per primo, fermo sostenitore di un ideale di famiglia di stampo tradizionale.

Nelle pieghe degli articoli, il progetto di Legge manifesta una visione dell’infanzia molto distante da quella attualmente offerta in ambito scientifico, culturale e giuridico, italiano e internazionale. L’accusa più grande rivolta al ddl Pillon è quella di trattare il minore come un oggetto del diritto e non come soggetto, secondo una prospettiva adultocentrica: i diritti dei genitori prevalgono sui bisogni dei bambini.

Il Decreto in questione non sembra incline ad “ascoltare” i minori, li considera come un possesso dei genitori che il legislatore si occupa di dividere con equità, secondo le esigenze degli adulti, in nome di un ideale di famiglia che affonda più nell’ideologia dei firmatari che nell’esperienza sociale, clinica, forense di quanti negli anni hanno lavorato con le famiglie in crisi. I diritti dei minori, nel DDL, si trasformano in doveri: i figli che avrebbero diritto di ricostruire un’adeguata relazione con entrambi i genitori dopo la loro separazione, avranno il dovere di “trascorrere con ciascuno dei genitori tempi adeguati, paritetici ed equipollenti.” Obbligati al doppio domicilio, a una rigida definizione di impegni, svaghi, sport, frequentazioni, senza tener conto della loro realtà di vita precedente.

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