La donna che fece scendere Armstrong sulla Luna

La Stampa – Scienza 8 luglio 2019 Piero Bianucci

Quando si parla di storia dell’informatica, vengono in mente soltanto due donne: Ada Lovelace Byron e Hedy Lamarr. Ada, figlia del celebre poeta romantico inglese, perché nell’Ottocento, ispirata dalla “macchina analitica” del matematico Charles Babbage, fu la pioniera del software, tanto che si chiama ADA uno dei linguaggi di programmazione della Difesa americana. Hedy per le sue geniali invenzioni tuttora applicate alle telecomunicazioni e all’informatica, nonché per la straordinaria bellezza che ne fece una diva fatale di Hollywood: la storia del cinema le deve la prima (fugace) scena di nudo integrale nel film “Estasi” del 1932.

Da Eniac a Internet

Ma Ada Lovelace e Hedy Lamarr sono solo le punte emergenti. Il contributo delle donne alla scienza dei computer è ben più vasto. Nel libro “L’informatica al femminile” (Neos Edizioni, 144 pagine, 17 euro) Cinzia Ballesio e Giovanna Giordano tracciano la biografia di una trentina di donne quasi sconosciute ma che hanno avuto un ruolo decisivo nel costruire il mondo digitale in cui viviamo. Furono donne le programmatrici di Eniac, il primo computer completamente elettronico (Usa, 1946), tre informatiche nere nel 1962 resero possibile il volo in orbita dell’astronauta John Glenn (come racconta il film “Il diritto di contare”), innumerevoli sono le donne hanno ideato i programmi che fanno funzionare Internet e quelle che oggi lavorano all’Intelligenza Artificiale.

Il software dell’Apollo11

L’imminente cinquantenario del primo sbarco sulla Luna (Apollo 11) ci solleva dall’imbarazzo della scelta: parleremo qui di Margaret Hamilton. Due fotografie riassumono la sua importanza nella più grande impresa tecnologica di tutti i tempi. Una la ritrae rannicchiata davanti ai 170 comandi del Modulo Lunare, l’altra in piedi accanto a una pila di scartafacci che dal pavimento le arriva all’altezza della fronte: contengono il codice sorgente del sistema di guida delle missioni Apollo, decine di migliaia di pagine scritte da Margaret e dal gruppo che dirigeva alla Nasa. Fu la sua preveggenza, sorretta da un rigore quasi maniacale, a salvare Armstrong e Aldrin da un disastro e a farne i primi due uomini che abbiano calpestato la Luna.

Allarme 1202

Tre minuti prima dell’allunaggio del 20 luglio 1969, il computer del modulo lunare (Lem) accese il segnale “1202”: allarme grave. Il protocollo prevedeva che in quel caso, se l’allarme si fosse ripetuto, l’allunaggio abortisse, il Lem avrebbe dovuto tentare la risalita in orbita lunare dove, sul modulo di comando, era rimasto Michael Collins. A causare l’allarme era un sovraccarico di dati. Oltre ai dati del radar-altimetro di terra, necessario per l’allunaggio, arrivavano al computer anche quelli dell’altro radar, in contatto con il modulo di Collins. L’aveva lasciato acceso Buzz Aldrin per una misura si sicurezza che in pratica si rivelò molto pericolosa.

Dieci secondi di panico

Sappiamo come andarono le cose: 1202 lampeggiò un’altra volta, poi anche 1201, e di nuovo 1202. Armstrong ricordava di aver visto quei segnali di allarme durante le simulazioni al suolo, li aveva ignorati e la manovra era riuscita ugualmente. Fece così anche nella situazione reale, ignorò il computer e prese i comandi manuali. La sala di controllo di Houston taceva. Pare che i tecnici scartabellassero i manuali alla ricerca del da farsi. Dopo 10 secondi di silenzio il direttore di volo Gene Kranz comunicò l’autorizzazione a tentare l’allunaggio.

Un mucchio di scartafacci

Ma ormai Armstrong aveva deciso da solo. O quasi. Scrivendo il software, Margaret Hamilton aveva previsto l’eventualità di un allarme da sovraccarico: il suo programma segnalava il problema, ma era concepito in modo da smistare i dati dando la precedenza ai più importanti, quelli del radar altimetro, lasciando indietro i dati non essenziali. Pur essendo preoccupanti, gli allarmi 1202 e 1201 non erano drammatici. Fu così che Neil Armstrong approdò nel Mare della Tranquillità e Margaret Hamilton ricevette il Premio Ada Lovelace e il Nasa Exceptional Space Act. Il programma scritto nella pila di scartafacci oggi è disponibile online e “pesa” appena un megabyte, quanto una fotografia scattata con il cellulare.

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