ROSA

Rosa, il film con Lunetta Savino in ANTEPRIMA a Torino al cinema Massimo il 13 settembre alle ore 21

in sala Lunetta Savino e la regista Katja Colja

Ha  ricevuto un’accoglienza calorosa durante il Bif&st – Bari International Film Festival: Rosa, diretto da Katja Colja e con Lunetta Savino protagonista assoluta, uscirà in anteprima a Torino al cinema il 13 settembre. IL film vede nel cast anche Boris Cavazza, Anita Kravos e Simonetta Solder.

Un film di emozioni e molto femminile in cui la protagonista regge orgogliosamente sulle sue spalle una bella storia di riscoperta della femminilità e di elaborazione del lutto

Rosa ha sessant’anni ed è sposata con Igor da quaranta. Lei è mingherlina, italiana, lui è imponente, sloveno: un matrimonio che è sopravvissuto a molte tempeste ma che, ormai, sembra essersi congelato. Il dolore incolmabile per la scomparsa della figlia più giovane, Maja, ha portato Rosa e Igor ad erigere confini invalicabili, oltre i quali ciascuno di loro vive la propria sofferenza in solitudine.

A casa gli spazi sono rigorosamente limitati, l’unica eccezione è quando arrivano gli ospiti, in modo da dare un’illusione di serenità. Ma ogni volta che rimangono soli, ognuno si rifugia nel proprio angolo, al riparo dagli sguardi, dai pensieri e dalle emozioni dell’altro. Igor trascorre il suo tempo sulla barca a vela di Maja, come per mantenere vivo qualcosa che non esiste più, ma è difficile lasciarsi andare. Rosa invece si è avvolta nel muto dolore tra le mura della loro casa e nella tomba di Maja nel cimitero, dove sta costruendo una cappella per le sue ceneri.

Ma la vita sorprende e lo fa in modi più inaspettati e l’amore vince oltre e al di là di tutto.

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La recensione di Carola Proto – Coming soon

L’attrice regge orgogliosamente sulle sue spalle una bella storia di riscoperta della femminilità e di elaborazione del lutto.

E’ pieno di spunti, temi, mood e di confini Rosa, confini fra ragione e sentimento, nazioni diverse, genitori e figli, corpo e anima, e fra Lenin e Tito, che sono i numi tutelari, gli eroi immarcescibili di Rosa e di Igor, che ne tengono piccoli busti sui rispettivi comodini. Ora, che il confine, almeno geografico, ci sia era inevitabile, visto che l’ambientazione del film è la splendida, struggente e malinconica Trieste, città battuta dal vento e poco distante dalla Slovenia che qui è cassa di risonanza di emozioni contrastanti, che poi sono una quieta serenità e il dolore, soprattutto il dolore, almeno all’inizio della nostra storia.

Sono infatti annichiliti dalla morte per mare della figlia diciottenne Maja Igor e Rosa, e ognuno segue in silenzio il proprio cammino di solitudine, lei percorrendo in pantofole i corridoi di una casa che un tempo ospitava una famiglia felice, lui mettendo a posto in segreto la barca della sua adorata ragazza. Lui è chiuso, selvatico e quasi sgarbato con la donna un tempo amata, mentre lei è dimessa, rancorosa, sbrigativa, e anche se nelle intenzioni della regista Katja Colja c’era la commedia romantica, è la desolazione della figura femminile interpretata da Lunetta Savino, al suo primo ruolo da protagonista di un film, il fulcro del racconto e il suo elemento di fascino, nonché il motore di una solidarietà che è impossibile non provare. Perché Rosa, se ci pensiamo bene, siamo tutte noi, mortificate nella nostra dignità di donne quando ci permettiamo di lasciarci andare o non elaboriamo un lutto, e del resto come si fa a metabolizzare la perdita di un figlio?

E invece in qualche modo Rosa ci prova: piano piano, abbandonando il grigiore di stanze gelide e arredate con mobili ormai fuori moda ed entrando nel mondo di Maja e della sua collega di un tempo Lena, che vende sex toys nel retrobottega di un salone da parrucchiere a donne che cercano di riappropriarsi della propria sensualità. E anche Rosa, a sessant’anni, si riscopre sexy e sente di avere un corpo che può desiderare ed essere desiderato. Questo ritorno alla femminilità non è mai urlato, ma è timido, aggraziato, e la trasformazione è a tratti buffa e colorata, colorata come i “gingilli vibranti” che Katja Colja si diverte a mostrare e la biancheria di pizzo di cui Rosa e le sue nuove amiche ridono come in una commedia di AlmodovarC’è anche un pizzico di sana follia e ironia nel film, e di giusto movimento, che si alterna a istanti di immobilità.

Al ritmo che varia si adegua la macchina da presa della regista, che si agita negli interni alla ricerca di vita, mentre negli esterni resta ferma, a inebriarsi di profumi e dialoghi. I profumi sono anche quelli delle terre oltre la frontiera, dove Rosa incontra un vecchio compagno di affari: è questa l’unica parte un po’ meno a fuoco del film, che non ci dice abbastanza, se non che il personaggio principale un tempo era una donna scaltra e decisa. La scena distoglie l’attenzione dalla trasformazione di Rosa, ma serve per spiegare cosa accadrà a Igor, un uomo di cui vorremmo sapere di più e che quando esprime sentimenti e turbamenti non parla italiano ma sloveno. Le attenzioni della Colja, però, sono quasi tutte per Rosaa cui la Savino si è accostata con devozione monastica, perché lei “non recita, ma cerca di essere autentica”, autentica come le sue rughe e i suoi capelli con qualche ciocca bianca che la rendono umana e bella.

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