Mostre in città…a proposito di donne…

I 1000 VOLTI DI LOMBROSO

Padre fondatore della criminologia, gli archivi di facce di Lombroso dialogano con i cataloghi antichi e moderni dei volti che raccontano la mostra #FACCEEMOZIONI. 1500-2020: DALLA FISIOGNOMICA AGLI EMOJI, inaugurata al Museo Nazionale del Cinema il 17 luglio scorso, una grande esposizione che, partendo dalla prestigiosa collezione del Museo Nazionale del Cinema, racconta gli ultimi 5 secoli di storia di questa pseudoscienza. Un percorso emozionale tra maschere e sistemi di riconoscimento facciale che conferma ancora una volta come il volto sia il più importante luogo di espressione dell’anima dell’essere umano.

Il Museo Nazionale del Cinema di Torino ospita, dal 25 settembre 2019 al 6 gennaio 2020 la mostra I 1000 VOLTI DI LOMBROSO che presenta, per la prima volta al pubblico, una selezione di fotografie appartenenti al fondo fotografico dell’Archivio del Museo di Antropologia criminale “Cesare Lombroso” dell’Università di Torino, in parte restaurate per l’occasione.

Ospitata al piano +5 del Museo Nazionale del Cinema di Torino, vuole creare un parallelo tra le numerose fotografie di volti presenti nel fondo e le diverse sfaccettature del pensiero lombrosiano, evidenziando lo stretto legame tra fotografia e ruolo sociale della scienza sul finire del XIX secolo e l’inizio del XX secolo.

Il percorso della mostra, articolata in 5 sezioni, segue la cronologia delle ricerche di Lombroso: iniziando con gli studi sui malati psichiatrici e sul genio, passando poi per la sua teoria sull’atavismo, secondo la quale alcuni individui presentano i caratteri regressivi tipici dell’uomo primitivo, per le ricerche sul brigantaggio e sul delitto politico, si arriva al tema della criminologia in rapporto al razzismo con un focus specifico sulla donna delinquente. Il percorso espositivo termina con un’ampia panoramica di immagini legate all’identificazione del criminale ovvero alla fotografia segnaletica e alla nascita della Polizia scientifica.

La mostra è accompagnata da video installazioni, pannelli illustrativi, e da un catalogo bilingue italiano/inglese.

Molto interessante, nell’ambito delle ricerche di Lombroso nei confronti del delitto politico, una serie di fotografie e disegni che ritraggono anarchici e rivoluzionari, fra cui Anna Kuliscioff, rivoluzionaria in Russia, socialista e femminista in Italia.

Al tema della donna delinquente è dedicata la terza sezione della mostra, che presenta fotografie di crani di prostitute, immagini scattate all’interno di bordelli, ritratti di prostitute napoletane e argentine, oltre a una serie di carte de visite di delinquenti russe. Insieme al futuro genero Guglielmo Ferrero, nel 1893 Lombroso pubblicò il primo trattato al mondo sulla delinquenza di genere, che venne tradotto in diverse lingue. Andando contro i giudizi precedenti, che vedevano nelle donne un freno al dilagare del delitto, Lombroso e Ferrero criminalizzarono la prostituzione indicandola come la forma di delinquenza più tipicamente femminile. In contrasto con le coeve richieste di parità di diritti civili e politici da parte dei movimenti femminili, i due studiosi affermarono l’inferiorità della donna rispetto all’uomo.

Criminologia, razzismo e omosessualità sono i temi della quarta sezione, e la mostra si conclude con la quinta sezione dedicata alla fotografia segnaletica e alla Polizia scientifica. Nel 1886 Lombroso propose di applicare in Italia i metodi “esattamente governabili” delle scienze alle indagini poliziesche. Il suo invito venne accolto da Salvatore Ottolenghi, che a partire dal 1895 introdusse nel Paese tecniche di investigazione scientifica comprendenti l’uso della fotografia accanto al segnalamento descrittivo, antropometrico e dattiloscopico dei delinquenti e dei presunti tali. Nella sezione sono presenti, insieme a un disegno e una tavola statistica, ritratti di criminali e alcuni esempi di schede segnaletiche contenenti fotografie identificative e impronte digitali.

Sono previste una serie di visite guidate gratuite con i curatori che permetteranno ai visitatori di scoprire e approfondire le tematiche della mostra:

– sabato 5 ottobre 2019, ore 10:30 e ore 11:30

– sabato 16 novembre 2019, ore 10:30 e ore 11:30

– sabato 7 dicembre 2019, ore 10:30 e ore 11:30

GUERRIERE DAL SOL LEVANTE

Al MAO, Museo d’Arte Orientale di Totino, aprirà al pubblico  il 18 ottobre prossimo per concludersi il 1° marzo 2020 Guerriere del Sol Levante, una mostra che vuole rendere omaggio alla figura della donna guerriera in Giappone,  a cura dell’Associazione Yoshin Ryu.

La storia del Giappone comprende un periodo lungo otto secoli caratterizzato da molti scontri e battaglie, in cui le donne, in particolare quelle di classe guerriera, erano educate a compiere ogni incarico, dalla gestione finanziaria ed economica della propria famiglia fino a quelli che potevano comportare il ricorso alle armi.

La donna guerriera era preparata alla difesa delle dimore, addestrata all’uso di svariate armi, alle battaglie campali e anche all’eventualità di darsi la morte.

Rimangono di quel passato nomi famosi, le cui gesta leggendarie sono ricordate attraverso drammi teatrali, dipinti e trame cinematografiche.

Ma le donne hanno lottato nel tempo e nelle civiltà non solo con spade, alabarde, pugnali, archi e frecce: dal passato al presente, grazie al coraggio e alla creatività, hanno utilizzato altri tipi di attacco e difesa riuscendo a superare pregiudizi e impedimenti, nella letteratura, nell’arte, nel teatro, nella scienza, nella tecnologia, nell’esplorazione. Donne che con il tempo, talvolta silenziosamente e senza essere valorizzate dalla storia, sono riuscite a produrre significativi cambiamenti. La mostra tenta di sviluppare questa trama, partendo dal Giappone per trascendere epoche e frontiere, poiché molte eroine dell’odierna cultura popolare traggono origine proprio da quel passato.

La mostra sviluppa molteplici aspetti della donna guerriera, esponendo oggetti storici e artistici provenienti dalle collezioni del MAO, del Museo Stibbert di Firenze e da collezioni privateTra le opere si potranno apprezzare armi originali, una corazza decorata, dipinti su rotolo verticalestampe di celebri artisti kimono, utensili e un elegante strumento musicale settecentesco. A questi si aggiungono video, immagini realizzate in realtà virtuale, riproduzioni di oggetti in 3D e una vasta collezione di oggetti rari e preziosi legati al mondo dei manga e del cinema, media contemporanei che hanno raccolto l’eredità delle donne guerriere creando icone indelebili come Wonder WomanLady OscarSailor Moon e la Principessa Leia di Star Wars.

Il percorso espositivo si conclude con 40 ritratti eseguiti da giovani artiste e artisti in omaggio ad altrettante donne che hanno combattuto le loro battaglie in varie epoche e territori.

A corollario della mostra è organizzato un ciclo di conferenze al MAO che offre approfondimenti sul tema e una rassegna cinematografica al Cinema Centrale di Torino dedicata alla figura della donna guerriera nel mondo.

Tra i momenti dedicati a temi delicati e gravosi è anche proposta una conferenza di riflessione sulla tematica delle donne vittime di cancro al seno, in collaborazione con un’associazione torinese alla quale verrà devoluta una quota dei biglietti d’ingresso.

Le donne “guerriere” dell’Associazione Yoshin Ryu offrono inoltre le loro competenze nell’uso delle armi usate dalle donne guerriere nel lontano passato giapponese con un ciclo di workshop organizzati presso la sede in Lungo Dora Colletta 51/53.

Grazie a Cinzia Ballesio per le segnalazioni

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