Deve finire l’ipocrisia sessuale in Marocco

Le Monde 23 settembre 2019 Editoriale. Traduzione a cura di Laura Recrosio e Eleonora Data

L’appello di 470 cittadini per l’abrogazione delle leggi contro l’interruzione di gravidanza e le relazioni sessuali fuori dal matrimonio giunge al momento giusto.

La condizione delle donne è sovente un buon indice della salute di una società e dello qualità di un regime politico. La condizione delle donne marocchine riflette al tempo stesso la notevole vitalità di un paese, in cui sempre più donne accedono a compiti di responsabilità, e un sistema ipocritamente ossessionato dalla verginità, dove la libertà di costumi serve come pretesto per regolamenti di conti politici.

I procedimenti giudiziari per “dissolutezza” — in altre parole “relazioni sessuali fuori dal matrimonio” – e “aborto clandestino” contro Hajar Raissouni, 28 anni, giornalista del quotidiano di lingua araba Akhbar Al-Yaoum , evidenziano la persistenza di una legislazione tradizionalista e l’utilizzo delle donne come capri espiatori, in un Paese che si definisce moderno.

La giovane donna è stata fermata il 31 agosto, in compagnia del suo fidanzato, all’uscita di uno studio ginecologico, dove ha dichiarato di essere stata curata per un’emorragia interna. Da allora è detenuta, in attesa di un processo in cui rischia fino a due anni di prigione.

In un appello pubblicato da Le Monde e da molti altri giornali locali, più di 470 donne e uomini, cittadini marocchini, noti o sconosciuti, proclamano la loro solidarietà a Hajar Raissouni e alle altre vittime di violazioni ai diritti di libertà sessuale (verificatesi nel Paese). Chiedono l’abrogazione delle leggi repressive, dichiarando di essersi messi loro stessi fuorilegge, per aver avuto relazioni sessuali fuori dal matrimonio e per aver subito o praticato un aborto.

Denunciando “la cultura di menzogne e l’ipocrisia sociale”, affermano che la società marocchina è matura , perché sia finalmente sancito per legge il diritto di ciascuno a disporre del proprio corpo.

Il loro appello richiama il “Manifesto delle 343” donne che nel 1971 , su Le Nouvel Observateur dichiararono di aver abortito, contravvenendo la legge francese di allora; in tal modo contribuirono alla depenalizzazione dell’aborto, stabilita due anni più tardi dalla legge Veil.

In Marocco, nel 2018 , 14.530 persone sono state denunciate per relazioni sessuali extraconiugali e ogni giorno sarebbero praticati fra 600 e 800 aborti clandestini.

Il codice penale contrasta con una realtà contrassegnata da una progressiva liberazione sessuale e una crescita delle aspirazioni individuali.

Com’è possibile penalizzare le relazioni sessuali fuori dal matrimonio in un paese in cui l’età media del primo rapporto – in crescita drammatica – si aggira sui 29 anni ?

Destabilizzare gli oppositori

La repressione non fa che incoraggiare l’ipocrisia, alimenta le interruzioni di gravidanza clandestine e ostacola l’informazione sulla sessualità e la contraccezione. Ma il regime del re Mohammed VI, che si finge liberale in tema di costumi, la utilizza per destabilizzare i suoi oppositori.

E’ forse un caso se Hajar Raissouni, verosimilmente nel mirino della polizia e seguita fino allo studio del suo medico, è la nipote di due intellettuali ostili al potere, uno islamista e l’altro esponente della sinistra? E se come giornalista ha apertamente difeso i movimenti sociali marocchini e lavora per un giornale che denuncia regolarmente gli abusi di potere?

Il coraggioso appello dei cittadini marocchini “fuorilegge” interviene tempestivamente per esigere la fine di questa “cultura della menzogna” e la riforma del codice che punisce l’aborto e le relazioni fuori dal matrimonio Bisogna renderlo noto e sostenerlo. Hajar Raissouni deve ritrovare la libertà, i procedimenti giudiziari contro di lei devono essere sospesi.

E’ tempo che il Marocco applichi alle libertà individuali i principi di modernizzazione e liberalismo che invoca nell’ambito delle infrastrutture e dello sviluppo economico.

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