Quando il cinema affronta il tabù della sessualità di una donna matura

HuffPost 4 ottobre 2019 – Loredana Taddei

Sono ancora molti i tabù che riguardano le donne, il loro corpo, i loro desideri, la sessualità.

Un film, nelle sale in questi giorni, è da questo punto di vista rivoluzionario, perché sdogana il piacere femminile, oltretutto in un’età non più giovane, tema molto poco esplorato fin’ora dal cinema.

 Il titolo è “Rosa” e la protagonista è una straordinaria Lunetta Savino, diretta dalla regista Katja Colja, che racconta, con una buona dose di coraggio, la storia di una donna sessantenne alle prese, insieme al marito, con il dolore devastante della perdita della figlia diciottenne.

Il difficile percorso di elaborazione del lutto parte in modo del tutto inatteso: dalla scoperta di un gioioso sex toy color fucsia che Rosa trova nel cassetto della ragazza tragicamente scomparsa.

Questa “sorpresa” porta la donna ad indagare aspetti della vita della figlia che evidentemente non conosceva, e la trascina lontano dalla sua vita grigia, fredda, dal suo smarrimento.

Soprattutto, le svela nuovi mondi attraverso gli incontri settimanali con altre donne sulla riscoperta quasi giocosa del corpo e della sessualità. Incontri che la porteranno poi a scoprire il suo corpo congelato, a rinascere, in qualche modo a riscattarsi.

Rosa è tutto questo e molto di più, è un film che fa riflettere sulle infinite risorse delle donne, sulla loro vitalità e sulla loro forza così contagiosa.

E’ una storia coraggiosa perché affronta per la prima volta, almeno in Italia, un tema taciuto come quello dell’autoerotismo delle donne. E lo fa senza tabù. Sfatando lo stereotipo delle donne ultrasessantenni, e dunque totalmente asessuate.

Un antico pregiudizio che conosciamo molto bene, che non riguarda però gli uomini, da anni felicemente alle prese con il viagra, ormai del tutto sdoganato. Mentre i desideri erotici delle signore agée, continuano ad essere taciuti, perché considerati ancora oggi sconvenienti, se non addirittura ridicoli.

Insomma, anche in un’epoca molto più libera del passato le donne rimangono ancora prigioniere in uno schema, in cui troppo spesso si continua a considerarle un soggetto riproduttivo, dove resiste culturalmente il mito che associa la perdita della fertilità alla fine della sessualità. Non solo, rischiano di essere denigrate o derise se parlano apertamente del loro piacere erotico, pur non essendo più giovani.

Che cos’è questa? Se non è una spia di una società ancora fortemente patriarcale, dove il sesso rappresenta da sempre un rapporto di forza tra i generi. Come dimostrato ampiamente anche dalla denuncia corale del Metoo.

 E torna alla mente Simone de Beauvoir che nel lontano ’49 scriveva che “la società confonde una donna libera con una donna facile”. Ma la cronaca odierna, i tanti, troppi femminicidi ci raccontano che settant’anni dopo, la libertà delle donne è ancora difficile da accettare, anche se sul piano dell’emancipazione sociale sono stati fatti indubbiamente molti passi avanti.

 Il punto è che nella sfera privata e professionale delle donne il dominio maschile persiste. Ancora oggi sessualità e famiglia sono territori non pienamemente conquistati e, dunque, l’effettiva libertà femminile risulta tutt’ora lontana. Il cambiamento procede con troppa lentezza, in modo ondivago, a volte incerto. Ma non si potrà più arrestare.

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