I board in rosa fanno il successo delle imprese.

Mondo donna di Lara Venè

Ormai nel linguaggio comune vengono definite quote rosa. Ma è un modo discriminatorio perchè sembra si tratti di un meccanismo per assegnare una quota di posti alle donne (il genere “rosa”) a prescindere dal merito, dalle competenze e dalle capacità.

Invece le quote rosa hanno lo scopo di garantire la partecipazione equa di entrambi i generi. Per questo si stabilisce che una percentuale di posti sia destinata al genere sottorappresentato, che storicamente, è quello delle donne. Nella loro formulazione, queste norme non contengono il riferimento alle donne ma sono gender neutral, garantendo quindi in modo paritario i due generi. In politica, le quote sono definite attraverso regole legislative o costituzionali e norme stabilite all’interno degli statuti dei partiti, che fissano una percentuale minima per ogni genere nella composizione delle liste elettorali, con lo scopo di riequilibrare la presenza dei due generi nelle assemblee rappresentative, storicamente, a sfavore delle donne.

Sono numerosi i paesi in Europa e nel mondo che hanno introdotto simili misure correttive per il riequilibrio della rappresentanza. La Svezia, che oggi vanta una rappresentatività di donne in Parlamento di poco inferiore al 50%, l’ha fatto attraverso gli statuti dei partiti. Altri paesi, come la Francia e la Spagna, hanno operato sui sistemi elettorali. In Italia, la Corte costituzionale, con la sentenza n. 49/2003, ha riconosciuto che “la finalità di conseguire una ‘parità effettiva’ fra uomini e donne anche nell’accesso alla rappresentanza elettiva è positivamente apprezzabile dal punto di vista costituzionale”.

Ma nel 2006 la legge sulle “quote rosa” fallisce. E dopo sei anni, nel 2012, il Parlamento riesce ad approvare nuove norme che obbligano gli statuti degli enti locali a promuovere la parità nelle giunte e negli enti, aziende e istituzioni a garantire che ciascuno dei due generi sia rappresentato per almeno un terzo nelle liste elettorali e a introdurre la doppia preferenza di genere per i candidati al Consiglio comunale: l’elettore può esprimere due preferenze, purché siano di genere diverso. Per quanto riguarda il mondo dell’impresa, nel 2011 l’Italia ha introdotto misure di garanzia per la partecipazione femminile ai consigli di amministrazione delle aziende quotate in Borsa e delle società a partecipazione pubblica (cosiddette “quote rosa nei Cda”), anticipando la normativa europea che ha introdotto una legge simile un anno dopo, a novembre del 2012. E studi dimostrano che i cda con maggior presenza di donne facciano il successo delle imprese: uno studio Consob sulle quotate rivela che con il 17%-20% di presenza femminile nei board le performance della società migliorano. Un’altra ricerca Ue mostra come le aziende con parità di genere nei board abbiano profitti superiori del 56%.

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