Le donne e il corona virus

Laua Onofri

Sento già chi dice “ma con tutto quello che sta succedendo, ti pare il caso di parlare di questo?” oppure ” i problemi sono ben altri”

Io credo però che anche in questo momento drammatico del nostro Paese e forse ancor di più proprio per questo, dobbiamo farci delle domande sul perchè ancora una volta chi sta gestendo tutta la situazione emergenziale del nostro Paese, a livello politico, sono solamente o quasi esclusivamente uomini.

E’ una domanda che mi faccio ogni giorno quando in televisione, alle 18 c’è il quotidiano collegamento con la Protezione civile, quando da ogni regione vanno in onda le interviste ai presidenti di Regione e agli assessori della sanità, quando nei vari talk show vengono intervistati primari, infettivologi,direttori di dipartimento.

Le uniche donne che ogni tanto appaiono in televisione o in qualche intervista sono le Ministre Lamorgese e De Micheli: sono ai vertici di Ministeri importanti e nevralgici per questo momento eccezionale e stanno gestendo con fermezza, senso di responsabilità e pacatezza questa fase, sobrie dal punto di vista della comunicazione e della visibilità.

E’ noto che il gender gap nella gestione del potere è enorme, sempre; ed anche in questa fase inevitabilmente lo constatiamo.

La fotografia dell’ infermiera stremata che si addormenta sul computer, raffrontata a quella del tavolo a cui siedono ogni sera tutti i responsabili della Protezione civile è ancora una volta emblematica di come sono suddivisi i ruoli fra uomini e donne nel nostro Paese.

Le donne in questa emergenza sanitaria ci sono e la stanno affrontando con una abnegazione incredibile; non parlo solo di quelle in prima linea negli ospedali e nei servizi socio assistenziali (e peraltro qui il ringraziamento e il riconoscimento va esteso a uomini e donne indistintamente) parlo anche di tutte le donne che stanno dimostrando su svariati fronti contemporaneamente, una forza e una resilienza fuori dal comune.

La donna che, ogni giorno si fa carico del lavoro di cura dei figli, degli anziani e di tutta la famiglia in generale, quella donna che come giustamente dice Michela Murgia nella prefazione del libro “Bastava chiedere” “…assume su di sé (la funzione materna) perché è educata a pensare di esservi naturalmente più portata e lo fa prendendosi anche il carico emotivo di sapere che – se per caso non lo facesse o volesse smettere di farlo – l’intero sistema dei suoi rapporti verrebbe giù, dato che è costruito usando proprio quella funzione come punto di scarico di tutta la struttura.” in questo particolare momento è sovraccaricata di incombenze fisiche e mentali.

Non solo si deve far carico del doppio lavoro, se ne ha un altro oltre quello domestico, inventandosi uno smart working casalingo, spesso molto difficile da mettere in pratica per le condizioni oggettive della casa (spazi limitati, figli con lezioni scolastiche virtuali ecc. ecc.), ma spesso è quella che prende su di sé e cerca di risolvere le ansie, le paure i tanti momenti di depressione di figli, mariti, genitori anziani che inevitabilmente in questi giorni sono presenti nella vita di tutte noi.

Sarà forse proprio per questa forza che le donne sono meno contagiate dal coronavirus? Ne parla oggi Valentina Arcovio sul Messaggero

Dobbiamo dirlo ancora una volta sino allo sfinimento? Le donne ci sono , hanno tenacia, competenze e voglia di mettersi alla prova anche in momenti come questi. Il dramma che stiamo vivendo ci lascerà in eredità lutti, dolore, angoscia, ansia per il futuro ma potrebbe anche essere un’opportunità per rivedere i meccanismi decisionali del nostro Paese, per cambiare il sistema dei valori della nostra società, per azzerare le disuguaglianze ed accorciare il gap di genere e quello generazionale, per ripensare in che mondo e in che ambiente noi vogliamo vivere e far crescere le nuove generazioni. Noi donne siamo pronte a questa sfida e se i poteri decisionali maschili non lo capiranno dovremo essere pronte ad imporci per cambiare questo sistema.

Articolo di Laura Onofri

Commenti chiusi.