La repubblica delle madri

Femministerie – 17 maggio Cecilia D’Elia – Giorgia Serughetti

Maria Rosa Cutrufelli ci aveva abituato a riletture del passato, con romanzi come I bambini della ginestra (2012), sulla strage del 1° maggio 1947 a Portella della Ginestra, o come Il giudice delle donne (2016), sulla storia della maestre marchigiane che avevano raccolto l’appello di Maria Montessori a chiedere il diritto al voto anche per le cittadine. Con il suo ultimo romanzo, L’isola delle madri, Cutrufelli ci porta invece nel futuro, in un mondo malato, sconvolto dai mutamenti climatici, dall’inquinamento, alle prese con una grande pandemia, la “malattia del vuoto”, ovvero la sterilità del genere umano.

Sì, avete letto bene, siamo alle prese con una pandemia, un tempo in cui “lo straordinario ha preso il posto dell’ordinario”. Pubblicato e arrivato in libreria qualche giorno prima del lockdown, leggerlo nel pieno dell’esperienza del distanziamento è stato un esercizio di lucido attraversamento della malattia del mondo. Le pagine raccontano un futuro distopico così familiare e le protagoniste sono così prossime a noi stesse – o a donne che potremmo conoscere – che è difficile non leggervi una potente critica al mondo odierno e una riflessione sulla maternità, in tempi di tecnologie riproduttive, che rimette al centro le donne e le relazioni tra loro. La stessa autrice, a proposito della scrittura e del rapporto con il futuro, afferma di essersi attenuta alla stessa regola di cui parla Margaret Atwood: “Non includere nei libri nulla che non sia già stato fatto nella realtà, in qualche altro luogo o tempo, o per cui non esista già una tecnologia”.

A condurci nell’“isola delle madri” sono quattro donne, le cui vicende sono ripercorse da una figlia. Ne risulta una polifonia di voci, come in molti romanzi di Cutrufelli, anche se riprodotte da un unico io narrante.

Abbiamo dunque quattro figure femminili: Livia, Mariama, Kateryna e Sara, diverse per età e provenienza, che seguiamo nella loro ricerca di senso e il loro interrogarsi sulla scelta della maternità. Ma soprattutto ne vediamo l’incontro, l’intrecciarsi della relazione tra loro, il modo in cui questa relazione rende umana e viva l’esperienza della cosiddetta procreazione assistita o quella della gestazione per altri. L’umanità può salvarsi grazie a questa “repubblica delle madri”.

Il taglio femminista del racconto offre una via d’uscita e un nuovo orizzonte familiare. Ed in effetti il libro si può leggere come il romanzo familiare di Nina, la voce narrante, la figlia, alle prese con la sua origine.

Ci fermiamo qui, perché la storia va letta, ne vale la pena. Abbiamo presentato il libro, discutendone con Maria Rosa Cutrufelli, in diretta facebook, grazie alla libreria L’Altra città. Per chi ha voglia di approfondire ve ne proponiamo l’ascolto:

(Maria Rosa Cutrufelli, L’isola delle madri, Mondadori, 2020, pp. 240, euro18,00)

Articolo di Femministerie

19 Maggio 2020 |

Commenti chiusi.